Il clientese – Lezione uno

Silenzio ragazzi, non me fate arrabbia’ ché oggi me ci trovate, c’ho pure i capelli elettrici e rischio il corto circuito.

Cominc…ma che…? NANDO! Smettila di fissare Sara in quel modo… abbiamo capito che ti piace, ma siamo a scuola, non è proprio cosa! E, Sara, tu piantala di disegnare sul banco! Oh, ma nel latte ci inzuppi i colori?

Ok, allora, oggi introduco una materia nuova…è inutile sbuffare: se volete diventare web designer di successo, e non smanettoni che chiedono l’elemosina agli angoli dei forum, dovete impegnarvi e imparare tutto lo scibile sull’universo “clienti”, quindi aprite i quaderni e scrivete:

Le frasi tipiche

Sapete già chi sono e cosa fanno i clienti, adesso dovete apprendere il loro linguaggio, in che modo comunicano, come interagiscono con il mondo esterno, così da poterli comprendere a 360°, altrimenti sarete voi a ritrovarvi a 90… e se anche a qualcuno può piacere, io non voglio avere le vostre chiappe sulla coscienza.

Insomma, dovete imparare ad interpretarli, quindi cominciamo dalla prima:

“Mi serve un sito bello…”
Qualcuno l’ha mai sentita? No? Strano, questo è solitamente il vagito number one del cliente, o meglio, la prima parte. E’ come il pianto del bambino dopo essere stato scodellato, se il cliente non introduce l’incontro così, c’è un problema: o si sta strozzando con il cordone ombelicale o ha seriamente intenzione di collaborare con voi invece di ammollarvi tutto il lavoro senza darvi nessuna direttiva in merito alle sue preferenze. E se così fosse, sposatevelo.

Cosa capite voi: “Grafica fresca, cromaticamente armoniosa, user friendly, ma professionale.”
Cosa intende lui: Non pervenuto. Le teorie attualmente più accreditate sono “Voglio il sito più fighetto di quello della concorrenza” e “Leggimi nel pensiero, famo prima”.

“…che però non costi un occhio!”
La seconda parte che chiude il cerchio della prima frase, la più importante, quella che voi dovete tenere a mente sempre, anche mentre vi accoppiate, morite affogati o sbuzzati da un fennec durante un safari.

Cosa capite voi: “Per cinquecento euro è un affarone!”
Cosa intende lui: “Trenta euro! E so’ stato largo.”

“Cioè, voglio essere primo su Google!”
Qui notiamo come il cliente si identifichi carnalmente con il sito, quindi dovete essere estremamente accorti perché in gioco non c’è più un lavoro, un’attività, un prodotto che può avere o non avere successo sui motori di ricerca, qui c’è lui, il cliente: LUI deve diventare primo sui motori, per essere primo in qualcosa.

Cosa capite voi: “Analizzare le chiavi, la concorrenza, mesi e mesi di lavoro con un esperto Seo.”
Cosa intende lui: “Google mi tiene il vertice in caldo: appena vede il sito lo piazza in alto, è logico, è mio! Ma se non succede è colpa tua.”

“Il sito mi serve subito!”
Non è una semplice affermazione, è un imperativo categorico assoluto.

Cosa capite voi: “Due settimane…”
Cosa intende lui: “No, adesso, immediatamente, ora!”

“Ho le foto dell’azienda…”
Un’informazione solo in apparenza positiva perché…

Cosa capite voi: “Zippare, inviare a mezzo email e inserire. Basta poco, che ce vo’?”
Cosa intende lui: “Non sono tante, bisogna SOLO metterle nel computer.”

E quando le vedete capite: duecento foto dell’azienda appena aperta -…negli anni ‘80- da scannerizzare, ridimensionare e svecchiare, il che vuol dire: notti insonni e crescita di muschio tra le articolazioni.

Drrrriiiiiin!! La campanella.

Ops, è finita l’ora, peccato, oggi avrei voluto analizzare anche la vip delle frasi tipiche: “Tu sei bravo, ci metti cinque minuti”, ma niente, la vedremo la prossima volta.

Mi raccomando, ripassate le frasi di oggi, ché se mi girano vi interrogo!!

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L'autore

"Quella che fa i siti" per i clienti, Smanettona per se stessa e Web Designer per chi la sopravvaluta, Francesca o "Pikadilly" ha cominciato a lavorare in rete quando si è resa conto che le scorte di cibo erano drasticamente finite. Adesso sopravvive nella giungla del web bloggando improponibili esperienze legate al difficile rapporto con la clientela e cercando di convincere il mondo che l'essere smanettoni è una cosa serissima.

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