Non era cosa per me

Molti mi chiedono come sono approdata a questo lavoro, se è stata una scelta ponderata o se sono inciampata su di lui per caso.
La seconda che hai detto, ragazzo.

Da piccola volevo fare il veterinario…

“Per fare il veterinario devi studiare anni e anni”, dicevano tutti.
Ero perfettamente consapevole di rischiare il parcheggio permanente all’università, ma per salvare poveri animali innocenti da morte sicura avrei fatto di tutto. Di tutto.

“E devi anche maneggiare stomaci e intestini di gente morta…”
Non proprio di tutto.
Avevo appena dieci anni e già mi ritrovavo senza uno straccio di lavoro.

E poi l’architetto…

Dopo esattamente 24 mesi, mia madre mi portò in uno studio di architetti, e lì, da due pennarelli poggiati sul piano di lavoro, mi venne srotolata la pergamena sacra contenente tutto il mio futuro: sarei diventata un architetto.
Ovviamente non sapevo assolutamente di cosa si occupasse un architetto, ma quei pennarelli erano fighissimi, sembravano appena usciti dalla cartoleria della Nasa, e io li volevo. Assolutamente.
Ehm sì, la mia logica adolescenziale mi suggeriva che per arrivare a loro la via più corta sarebbe stata studiare anni e anni una materia che disconoscevo già dal nome.
Con la crescita, sono migliorata, eh.

Piano per diventare architetto
1) Ottenere la cintura nera in educazione tecnica.
2) Partecipare a qualche concorso di qualche tipo di roba con la parola architetto in mezzo. E naturalmente vincerlo.
3) Cominciare da subito a parlare come un architetto.

Il primo giorno del mio futuro da architetto ricevetti una lode dal professore per come tenevo pulite le squadre.
“E’ il minimo professore, noi architetti ci teniamo agli strumenti di lavoro!”
“Eh?”
E poi le avevo appena riesumate dagli strumenti per la scuola comprati a inizio anno, cioè otto mesi prima, e mai usati, quindi dovevano per forza essere immacolate.
Prima della rivelazione adoperavo la copertina della Smemoranda per i lavori di educazione tecnica, in verità aveva varie funzioni: coltello per dividere il buondì con la mia compagna di banco e paravento quando mi scoppiavo i brufoli, ovviamente entrambe le cose avvenivano durante le lezioni.

Poi, i soliti sfasciasogni mi dissero: “Guarda che devi studiare matematica”.
Il mio piano subì un leggero lifting.

Piano per diventare architetto ottenere i pennarelli della Nasa:
1) Pregare mamma per farmeli comprare.
2) Se si rifiuta, dirle che rischio il blocco della crescita.
3) Se continua a rifiutarsi, ucciderla.
No, magari questo no.

Dopo due giorni li avevo completamente dimenticati.

E fui di nuovo disoccupata.

Farò…farò?

A sedici anni: da ottobre a dicembre, volevo fare il coltivatore diretto; da gennaio a marzo, la segretaria; da aprile a luglio, la barbona; e da agosto a settembre, meritata vacanza. Con tutti quei lavori, un mese di riposo ci stava tutto.

Mi iscrissi ad un corso di informatica senza sapere perché.
Ah sì, giocare a solitario con il piccì.

Dopo il primo test scritto, la professoressa mi avvicina e pontifica: “Luciani, mi dispiace dirtelo, ma tu e l’informatica…mmhhh, no, non ci siamo! Non è proprio cosa per te, hai mai pensato ad un lavoro manuale?”
Oh sì che ci pensavo, ero nel periodo in cui volevo diventare toelettatrice per cani.
Non mi sentii per nulla offesa. Chi se ne fregava dell’informatica, di internet! Io volevo solo giocare a solitario! Non avrei mai usato un computer per fare altro, anzi, non avrei mai nemmeno avuto un computer, a cosa poteva servirmi? Per scrivere quei schifosissimi biglietti di auguri con Word Art?
No. Non sapevo nemmeno come arrivarci a WordArt.

A 17 anni mi ammalai e fui costretta ad abbandonare la scuola.
Seguirono sei anni di vuoto cosmico.

A 23 riapprodai alla vita. Da adolescente che non sapeva cosa fare da grande, arrivai ad essere una grande che non sapeva cosa fare e basta. Ero disoccupata, ma stavolta sul serio. Non avevo un diploma, un minuto di esperienze in nessun settore. Nulla.

La cosa per me

Poi qualcuno mi fece conoscere Msn. Comprai il mio primo pc per fare quell’unica cosa che mi interessava fare con un pc oltre al solitario: chattare. (Nella fattispecie con un ragazzo che dal vivo parlava poco, ma in chat aveva il reflusso verboso.)
Dopo due mesi già sapevo scrivere senza guardare la tastiera.
Dopo tre già conoscevo Html e Css.
Dopo tre e mezzo divenni moderatrice in un importante forum del settore.
Dopo quattro ho venduto il mio primo sito.
Dopo cinque ho venduto il secondo.
Dopo sei apertura della partita Iva.

Divenni Webmaster così. Di getto.

E’ scontato affermare che la vita ti porta sempre laddove pensavi di non poter, di non voler andare mai, però è vero, lei lo fa, lo fa da sempre. E quando poi ti trovi lì ti chiedi dove è avvenuta la deviazione per quel luogo assolutamente non adatto alle tue capacità, e quante cose ancora sembrano impossibili per te mentre per loro tu sei possibilissimo?

Me lo chiedo ogni giorno…ok, ogni tanto, e ogni tanto mi do anche la risposta: l’esistenza è piena di snodi, guardi la strada che hai davanti, quanto ti manca alla fine, ma difficilmente vedi cosa c’è in fondo, eppure vai perché ti sembra l’unica che ti sta bene. Poi senti un profumo e qualcuno che ti chiama, prendi una curva. “Tanto torno sulla via principale”, ti dici, ne sei convinto. Seguendo il profumo incontri il qualcuno: è la cosa per te. La vedi sgambettare, senti vivi i suoi passi, non è in fondo, non la devi raggiungere, cammina insieme a te, ti tiene per mano.

A me è andata un po’ diversamente: vagavo scannata in cerca di lavoro, convinta che un pc si accendesse dallo schermo, poi un giorno ho sentito il profumo e la voce a destra. Mentre correvo verso di loro sono inciampata sul sassolino più idiota (Msn), ritrovandomi a pelle d’orso sulla strada chiamata “Viale Web”, che era tragicamente a sinistra. Ho raccolto quel che ne rimaneva delle mie frattaglie e sono schizzata avanti senza pensarci. Ed eccomi qui, a fare un lavoro che mai avrei pensato o sognato di svolgere, ma che mi ha dato tanto, troppo anche per i miei sogni.
A destra c’era la scrittura, nel corso degli anni ho fatto in modo che le due vie si unissero diventando la cosa per me super sayan. :D

Ho incontrato la mia professoressa proprio qualche mese orsono, volevo fermarla per dirle semplicemente questo:

“Già professoressa, aveva ragione lei: non era proprio cosa per me”.

E voi ci siete partiti o ci siete arrivati?

PS: Se ve lo state chiedendo: no, non so ancora come raggiungere WordArt, però giuro che non faccio più uso di Msn. Ho perso il vizio.

Tag:

L'autore

"Quella che fa i siti" per i clienti, Smanettona per se stessa e Web Designer per chi la sopravvaluta, Francesca o "Pikadilly" ha cominciato a lavorare in rete quando si è resa conto che le scorte di cibo erano drasticamente finite. Adesso sopravvive nella giungla del web bloggando improponibili esperienze legate al difficile rapporto con la clientela e cercando di convincere il mondo che l'essere smanettoni è una cosa serissima.

Sito web dell'autore | Altri articoli scritti da

Articoli correlati

Altri articoli

Ecco qualche altro articolo che potresti trovare interessante:

48 commenti

  1. Miguel Martinez
  2. Piero
  3. arianna
  4. lxn
    • fabio
  5. Ivan Zammitti
  6. Stefsno Sirianni

Trackback e pingback

  1. Oggi tocca a me raccontare una storia… | Your Inspiration Web
    [...] tinta molto autobiografica: dopo l’analisi (e autoanalisi) di Nando, e la storia semiseria di Francesca, questa settimana dovrete sorbirvi…

Lascia un Commento