L’articolicidio


Scrivi un articolo in cui anche le virgole sembrano il must della tua intera produzione da scriba.
Te lo leggi, te lo rileggi, e niente, devi ammetterlo: è perfetto.
Lo mandi subito? No, ci penserai domani.
Vai a letto stringendoti la mano. Ti stimi. Ti senti la scrittrice delle due di notte.
Chi osa dubitarne è solo invidioso.
Dormi bene e fai sogni.
Tu al premio Strega.
Tu al premio Scrittore esordiente dell’anno.
Tu al premio del trifolato.
Tu che non hai scritto un libro, ma solo un articolo.
E’ il tuo sogno e nel tuo sogno tu puoi vincere premi letterari anche alla sagra del trifolato.
E soprattutto senza libro.

Ti svegli con l’Estate che ti abbraccia.

Tu odi l’Estate, ma stamattina no. L’Estate è bella e ti ama e tu la ami e voi vi amate.

Per l’occasione ti lavi anticipando la scadenza dei tre anni dall’ultima volta che hai incontrato la doccia.

Spolveri salutando ogni granello di polvere cosmica. Normalmente bestemmieresti in eschimese. Oggi non ci riesci.

Accendi il pc.

Decidi di fare pulizie anche nell’hard disk.

In quella cartella.

Quella che contiene tutti i tuoi articoli ancora da inviare.

Ne trovi uno che devi buttare.

Si chiama “Titolo_uno”.

Lo cestini senza pietà, guardandolo con aria da sufficienza.

A mo’ di Cenerentola senza ramazza ti fiondi sul cestino e lo svuoti, scrosti anche gli angoli.

Dopo le pulizie da pc, accompagni il mouse verso di LUI. L’ARticolo, con la A e la R maiuscole.

Devi inviarlo, non c’è più tempo, ma prima vuoi respirare ancora il profumo di quelle parole così perfettamente allineate .

Vuoi inebriarti con due pagine di puro succo di creatività.

Apri il file chiamato “Titolo_due”.

Ci sono tre righe.

Una. Una due. E una tre.

Di colpo si fa notte. L’Estate è brutta e cattiva. Risudi tutto quello che ti sei lavata dalla pelle. La polvere cosmica si rideposita sulla mobilia e comincia a irriderti.

Ed è qui che la memoria esce dalla sbronza.

Ricordi che ieri sera hai deciso di giocare all’anagrafe rinominando il pezzo da inviare “Titolo_uno” .

“Così non mi sbaglio”, ti sei detta, perché in principio “Titolo_due” era quello da mandare al capo.

Ed è logico: quando fai qualcosa per non sbagliare, stai sicura che lo sbaglio si imbufala e ti viene a cercare.

Ti attacchi al cestino come all’ultimo ciuffetto di erba prima del precipizio.

Ci infili la testa, ma Lui non cӏ. Il raptus di pulizie lo ha portato via. Per sempre.

Non ti suicidi solo perché con il culo che ti ritrovi atterresti su quel mezzo pixel di ortiche piantate nel giardino sotto il palazzo, ma lo sai, lo sai benissimo che non riscriverai mai più una cosa così bella e perfetta.

Dopo ore passate a rovistare in ogni pertugio del sistema sperando ingenuamente di riesumare il cadavere del tuo articolo, capisci veramente che tra voi è finita, che devi inventarti un altro pezzo. E de corsa.

Poi senti le lancette dell’orologio puntellarti la schiena: non c’è tempo per raccogliere idee, devi produrre qualcosa.

E scrivi una boiata.

Tipo questa.

Ci pensi e ci ripensi, ma non hai altra alternativa: devi mandarla.

Senza vergogna la invii, sicura che dall’altra parte dubiteranno della tua sanità mentale, o meglio, confermeranno con il sangue che tu non hai una sanità mentale. Ma sei altrettanto convinta che dopo aver cestinato l’articolo del secolo la tua autostima non può andare più giù del doppio fondo del baratro in cui già è tatuata.

E se ti pubblicano ‘sta roba, puoi tutto.

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L'autore

"Quella che fa i siti" per i clienti, Smanettona per se stessa e Web Designer per chi la sopravvaluta, Francesca o "Pikadilly" ha cominciato a lavorare in rete quando si è resa conto che le scorte di cibo erano drasticamente finite. Adesso sopravvive nella giungla del web bloggando improponibili esperienze legate al difficile rapporto con la clientela e cercando di convincere il mondo che l'essere smanettoni è una cosa serissima.

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