Il bigliettino da visita di un web designer

Lo ammetto. Ci è voluto un po’ di coraggio da parte mia a scegliere quest’argomento come soggetto principale di un articolo qui su YourInspirationWeb. Del resto, è un po’ come entrare nella cucina di un grande chef e mettersi a parlare di uova al tegamino. C’è il rischio che qualcuno si annoi e mi accompagni alla porta prima ancora che io abbia finito il mio discorso.

Ma credo che valga la pena di correre questo rischio, perché ciò di cui voglio parlare ha a che fare con il marketing del bigliettino da visita, e non con la sua grafica. E questo dovrebbe concedermi qualche minuto di vantaggio.

Un ottimo compagno di ventura

Cominciamo dalle intenzioni. Voglio dimostrare che il bigliettino da visita, nell’era del web, è ancora un ottimo compagno di ventura, un utile strumento di aggancio e costruzione del rapporto d’affari. E per questo merita più attenzione di quella che abitualmente gli concediamo nelle nostre tasche.

I bigliettini si scambiano in mille occasioni diverse, al bar, a una festa di compleanno, al convegno sulle nuove tecnologie e persino in coda al supermercato. Succede tutte le volte che conosciamo qualcuno, che una persona ci viene presentata o che ci viene chiesto un contatto, un numero di telefono o altro.

Sono momenti nei quali le regole dell’etichetta ci permettono di raccontare un po’ di noi, di offrire un’anteprima, un abstract di ciò che siamo e di come possiamo essere utili. E questo trasforma l’occasione nell’opportunità di fare presa sul nostro interlocutore.

Ma non abbiamo molto tempo a disposizione. È un momento breve in cui qualcuno ci dedica sinceramente la sua attenzione. Lo deve fare per galateo. Niente chiacchiere fuori luogo o informazioni non richieste. Pochi scambi… veloci e intelligenti.

È un piccolo spazio dove possiamo fare solo tre cose:

  1. Rimanere fuori, ma diventa un’occasione persa.
  2. Entrarci e distruggere tutto con la nostra presenza ingombrante; ed è un’altra occasione persa con strascico di passaparola negativo.
  3. Entrarci e occuparlo in modo perfetto. Diventa un’opportunità.

Il bigliettino da visita è il compagno giusto per occupare quello spazio in modo perfetto. Ma deve essere progettato nella prospettiva di comunicare direttamente all’old brain di chi lo riceve. Non è una banale formalità. E non dobbiamo trattarlo come una cosuccia poco importante del nostro marketing.

Ci son quattro fasi da prendere in considerazione:

  1. la grafica
  2. la carta
  3. la forma
  4. il contenuto

1. La grafica

No. Non parleremo di grafica in senso tecnico. Il layout, le misure, la disposizione degli elementi, credo che siano il minimo sindacale delle competenze di un grafico. Ciò che invece mi preme sottolineare è l’importanza di non cadere nel luogo comune che i ciabattini hanno sempre le scarpe rotte.

Penso che sia tempo di smetterla con le frasi fatte. Il bicchiere non è mezzo pieno, se è mezzo vuoto, il cliente non ha sempre ragione e i ciabattini con le scarpe rotte non sono una bella cosa da vedere.

Un web designer che voglia comunicare il suo talento e la sua specialissima visione del mondo non può consegnare un bigliettino da visita scialbo e insignificante. Da un web designer mi aspetto soluzioni estrose, bizzarre, a tratti anche molto complesse o estremamente semplici, ma autentiche e poco comuni.

C’è chi invoca la filosofia del minimal per giustificare l’assenza di una grafica vera e propria. Ma a qualcuno di voi risulta che lo stile minimal corrisponda al dozzinale o all’essere banali e omologati?

Se vuoi lasciare il segno devi agire sull’old brain di chi riceve il tuo bigliettino. Non so cosa, non so come, ma una grafica impattante che sappia essere coerente con il tuo messaggio è il primo obiettivo da perseguire.

2. La carta

Negli anni ho raccolto migliaia di bigliettini da visita. Molti sono ancora nei cassetti della mia scrivania. Devo trovare il tempo prima o poi di verificare quali contatti sono ancora nella mia sfera di interesse.

C’è una cosa che li accomuna: sono fatti di carta. E tutti di una qualità medio/bassa. Ora, che il bigliettino del mio benzinaio sia stato stampato su carta economica, poco importa. Ma se un web designer, che parla di qualità dei progetti, di immagine coordinata e investimenti per la crescita, mi presenta un cartoncino stropicciato con gli angoli sfibrati dall’umidità della tasca, credo che potrei rimanere deluso.

Questo non significa che la carta debba essere filigranata con l’oro. Anche l’eccessiva ostentazione può ostacolare l’empatia, perché sovraccarica il rapporto sull’immagine, creando uno squilibrio con la sostanza, cioè, con le persone.

La qualità della carta deve esprimere coerenza con il messaggio. Le sensazioni cinestesiche che si provano toccando il bigliettino devono essere in linea con ogni altra sensazione che si vuole trasmettere al ricevente. Qualità, eleganza, innovazione, estro, bellezza, ricerca etc. sono tutte caratteristiche concrete che possono essere contenute paradossalmente in un cartoncino.

Del resto, è concreto solo ciò che può essere misurato dai sensi. Un limone giallo, per esempio, è concreto. Lo è per gli occhi, per la bocca, per il naso e per il tocco. Anche le strida acute di un falco sono concrete. Lo sono per il nostro senso uditivo.

Tutto ciò che può essere valutato e misurato dai sensi è concreto. E allora rendiamo concreto anche il nostro bigliettino da visita. Scegliamo una carta che ci rappresenti e che sappia offrire al tatto una bella sensazione.

3. La forma

Lo so. Ora sembra che voglia spingermi oltre il consentito, magari in qualche ambito da cui poi sarà difficile venirne fuori. Ma pensiamoci un attimo. Ragioniamo per un minuto sulla forma dei bigliettini.

Sono quasi tutti rettangolari. Ci sono anche quadrati. Ma il punto non è tanto la forma in sé, quanto piuttosto il convincimento che non ci siano grosse alternative. Chi lo dice?

Le ruote sono rotonde? Ok, lo sono. Ma chi dice che non possano essere quadrate? Risposta facile: con le ruote quadrate ti scassi tutto. La macchina si solleverebbe su ogni spigolo per poi ricadere di botto a terra. Per questo non possono essere quadrate.

Ma sembra che questa provocazione creativa abbia stimolato il pensiero laterale di un gruppo di brainstorming che, immaginando attimo per attimo il movimento di un’automobile sulle ruote quadrate (simile al movimento di un’automobile su terreno accidentato), è arrivato al concetto di sospensioni regolabili.

Oggi, diverse aziende producono sospensioni intelligenti per veicoli fuoristrada. E tutto grazie all’idea assurda delle ruote quadrate.

Quello che voglio dire è che se pensiamo che non ci sono alternative, non facciamo nulla per trovarle e blocchiamo il flusso creativo collaterale che deriva proprio dalle esasperazioni di concetto.

Il bigliettino da visita è rettangolare? Bene. Allora, io voglio farlo più rettangolare di tutti. Alla fine si scopre che il mio bigliettino è utile anche come segnalibro e me lo ritrovo a bordo piscina di una cliente che sta leggendo Cinquanta sfumature di grigio. Interessante!

4. Il contenuto

Non dimentichiamo il senso del bigliettino da visita, che è quello di raccontare un po’ di noi, lasciando, se possibile, una prima buona impressione.

La situazione perfetta è quella in cui il ricevente rimane impressionato dalla grafica, dalle sensazioni al tatto, dalla forma originale e da ciò che legge. Ma cosa ci si può mai scrivere di così suggestivo in un bigliettino da visita? O, forse, cosa NON si deve scrivere per trarre un vantaggio immediato da un gesto così semplice?

Tutti i bigliettini che conservo nei cassetti della mia scrivania riportano il numero di cellulare della persona che me l’ha dato. Credo che sia una prassi diffusa quella di indicare anche il proprio cellulare. Serve a dare un’immagine di sé orientata al servizio.

Non è sbagliato. Ma perché non cercare un’alternativa anche in questo caso? Secondo alcuni esperti di marketing (es. Ross Fishman) è più efficace non indicare il proprio numero di cellulare (o di casa). Fishman sostiene, infatti, che è molto meglio ritirare prontamente il proprio biglietto dopo averlo appena consegnato, quasi si fosse stati sovrappensiero, e aggiungere a mano il proprio numero di cellulare o di casa.

Così facendo, non solo si evita di sembrare a disposizione di chiunque, ma, più importante, si fa sentire il proprio interlocutore particolarmente speciale.

Non male come idea. Magari, meglio farne di due tipi. Quelli col numero possono sempre servire per i biglietti non consegnati personalmente.

Conclusioni

Pochi scambi… veloci e intelligenti, abbiamo detto. Questo è il momento del bigliettino da visita, un angolo di visibilità controllata, una specie di happy minute del marketing, dove parlare di sé è lecito ma rischioso. Meglio affidarsi alle microazioni (intelligenti) del bigliettino.

Il biglietto da visita è ancora un ottimo compagno di ventura. Può fare grandi conquiste e sedurre clienti importanti.

E voi? Che bigliettino avete? Che ne dite di mostrarlo tra i commenti? Potrebbe essere un buon modo per confrontarci e parlarne più diffusamente.

Io intanto accendo lo scanner. :-)

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L'autore

Scrittore freelance ed esperto di content marketing. La sua filosofia è che tutti, grazie al web, possono lavorare in modo più intelligente e proficuo. E soprattutto in modo più autentico. Basta sapere come fare. Da febbraio 2013 ha deciso di accettare una nuova sfida e di entrare nel team di Your Inspiration per curare l’organizzazione e la produzione di contenuti, nonché il copy e la comunicazione aziendale.

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