Lo scandalo del design made in Italy: pessima qualità e costi assurdi
Poco tempo fa ho avuto modo di vedere per la prima volta il film “Il mandolino del Capitano Corelli”. La classica storia di un amore improbabile, incastrata a forza nello scenario tipo della guerra di turno. Niente di nuovo, insomma. Ciò che più mi ha colpito, in effetti, è stata la rappresentazione caratteriale e comportamentale dei soldati italiani, impegnati per tre quarti della pellicola a bere vino e ad amoreggiare senza pudore sulle spiagge della Grecia.
C’è una scena, in particolare, che vede una Penelope Cruz in lacrime per il destino della sua terra e del suo popolo; in contrapposizione troviamo Nicolas Cage, con l’immancabile fiaschetta. Lei lo accusa di insensibilità, perché “cantate, vi ubriacate e portate qui le vostre puttane, mentre le persone che amiamo stanno morendo”, lui si scusa nel modo in cui tutti gli italiani si scusano: “siamo italiani, siamo fatti cosi”, con quel tono tra l’autocompiacimento e la rassegnazione dietro cui ci nascondiamo quando in realtà vorremmo solo fare spallucce e rispondere “chissenefrega”.
Ecco, appunto, il protagonista di questo articolo: il chissenefrega italiano, applicato – com’è ovvio – al panorama del design (e web design) del Belpaese (o perlomeno, di ciò che ne rimane).
Della serie: c’era una volta il design italiano. Anche se l’opinione comune di noi italiani come individui era quella che era (vabbè, consoliamoci, a quanto pare siamo sempre stati simpatici) l’arte, la moda e l’architettura del nostro paese erano, si sa, motivo di vanto. Grazie al design intramontabile dei grandi artisti italiani siamo usciti dall’anonimato e diventati famosi e invidiati in tutto il mondo, fino a diventare meta turistica irrinunciabile per tutti gli esteti alla ricerca di qualcosa di bello da vedere e da fotografare.
Il nostro popolo è figlio delle mani che hanno dipinto la Cappella Sistina, per intenderci.
Con tale premessa, viene naturale pensare che, ad un certo punto, ci siamo persi qualcosa per strada. Forse siamo stati boicottati, forse anche in questo caso potremmo trovare un capro espiatorio a cui dare la colpa. Magari abbiamo pensato troppe volte chissenefrega: chissenefrega se quei colori non vanno, chissenefrega se non c’è armonia, chissenefrega se potrebbe essere fatto meglio. Abbiamo fatto spallucce cosi tante volte che siamo diventati completamente insensibili alla bellezza, e a chi la deturpa definendosi – roba da non crederci - “artista”.
I web designer, i grafici, i designer digitali: eccoli, i nuovi artisti. I logotipi e i siti web, le nuove cappelle sistine.
Ma quali sono le opere immortali con cui questi artisti ci rappresentano? Dove trionfa l’estetismo italiano in quello che è il nuovo design, il “fare grafica” dei nostri colleghi e compatrioti? Scopriamolo.
Il sito web di Cultura Italia
Stiamo parlando del portale della Cultura Italiana, mica pizza e fichi. Ci siamo scandalizzati perché si mormora che questo sito abbia avuto un costo per le misere casse italiane di 9 milioni di euro. Tranquilli, non è cosi, alla faccia delle malelingue invidiose. Il sito in sé è costato solo 2 milioni di euro. Il resto se l’è intascato qualcuno è stato investito in materiale promozionale di altissima qualità. Parola di scout.

Le solite malelingue non si fanno attendere: è sviluppato su un cms gratuito, dice qualcuno. Con 100.000 euro l’avrei fatto meglio, risponde un altro. E in coro: “e il codice? ma l’avete visto il codice?”
Ragazzi, ragazzi, ma non vi abbiamo insegnato niente? Spallucce! Chissenefrega! Siamo italiani, siamo fatti cosi! Vivete e lasciate vivere!
Il logo di Salerno
“Il logo di Salerno è il fiore dell’occhiello della nostra città“, dice il sindaco. “E dobbiamo ringraziare il più grande designer al mondo per averci donato quello che diverrà il tratto distintivo della nostra città.”
Ha detto proprio cosi, giuro. Il più grande designer al mondo, ossia Massimo Vignelli. Che è costato alle tasche della regione duecentomila euro.

Per una S gialla dentro un cerchio blu, penserete voi. Ed ecco che si palesa la vostra ignoranza artistica. La vostra insensibilità estetica. Il cerchio blu rappresenta la profondità del mare, l’infinito, in cui la s, che simboleggia la luce, il sole, si specchia. Vista cosi il logo acquisisce un’aurea quasi divina, davanti cui è doveroso ogni inchino.
E non importa se uno studio creativo di burloni ha creato un “generatore di loghi similsalernitani” per dimostrare come sia possibile ri-creare lo stesso logo con un solo click e senza tante pippe mentali a giustificarne l’improbabile design. Non importa che, secondo la leggenda metropolitana, il logo del Salerno sia palesemente ispirato da quello del Napoli Calcio e del Sapri Calcio. E non importa a nessuno se i salernitani stessi chiamano il logo della loro città “l’aborto, la vergogna” e propongono una petizione per rispedirlo al mittente.
A qualcuno sembra assurdo che, in un’amministrazione in cui non si riescono a trovare i fondi per rispondere ai più elementari bisogni di una città, si possano spendere 200.000 euro per un monogramma, indipendentemente dalla sua valenza estetica.
Ma in fondo, di che ci stupiamo? Siamo italiani, per cui va bene cosi.
Il logo del ministero dell’interno
Perché il nuovo logo del Ministero dell’Interno italiano ha fatto cosi tanto scalpore? In fondo è costato solo 3000 euro. E suvvia, non è stato copiato dal logo del French Property Exhibition come le solite malelingue insinuano, ci mancherebbe altro.
Del resto, dice il designer, “se avessi voluto copiare, non l’avrei fatto in modo cosi spudorato“. E questo candore artistico deve pur significare qualcosa, o dobbiamo essere sempre il solito popolo di malfidati?

Che poi, per chi se ne intende di grafica, è lapalissiano: il logo del nostro ministero dell’interno è nettamente superiore. Noi abbiamo il bagliore. L’effetto radiale. Sono questi, i dettagli che fanno la differenza tra un design dozzinale e un design di qualità.
Il logo di Roma
Metti che siamo a Roma, la capitale del bel paese, simbolo dell’Italia che fu. Metti che l’amministrazione locale indica un concorso per trovare un logo atto a “rappresentare visivamente la città, a livello nazionale e internazionale”.
Metti che il vincitore potrà aggiudicarsi 40.000 euro. Si tratta di una cifra che un designer medio può mettersi in tasca dopo tre anni di lavoro, e sempre se gli va bene.
Perciò, dicevamo, parte questo concorso, e ti trovi davanti progetti come questo:

E ci metti un secondo, un secondo solo a capire che se questo è ciò che i designer italiani sono in grado di proporre per quarantamilaeurosuonati , cavolo, non siamo messi per niente bene.
Ed è con un sospiro di sollievo che scopriamo il vincitore del bando.

Vabbé, le polemiche si sprecano comunque, è bello, è brutto, non è comunicativo, eccetera. Forse non ci siamo resi conto che abbiamo scelto il logo della città di Roma cosi come scegliamo gli uomini che, sempre da Roma, ci governano: abbiamo puntato il dito verso quello che ci è sembrato il male minore.
Perché questa è l’Italia.
PS: A tal proposito non posso che consigliare la lettura di questo articolo, è illuminante.
Logo Biennale di Carrara
Parliamo ancora di logotipi che hanno smosso l’opinione pubblica. Di logotipi destinati a rimanere nella storia della composizione grafica Made in Italy.
Questo è il logo vincitore del concorso per il nuovo logotipo della Biennale di Carrara, costato alle casse comunali cinquemila euro.

Il logo è stato scelto perché, testuali parole:
…poiché teso a individuare un’immagine logotipo che richiami la storia della Biennale in una capacità di proiezione futura, con caratteristiche di versatilità, come applicazione grafica e tridimensionale, e applicabilità in più forme, tra cui gadgets e oggettistica [...]
Versatile, già già.
E questa – vi sfido a leggerla e a farmene un sunto comprensibile! – è la spiegazione che ha accompagnato il progetto in gara:
Fascinosamente sposato all’immagine archetipica dell’atto scultoreo quale modellazione fisica di una massa monolitica informe, il logo parte dall’essenza primigenia della creazione artistica: la materia. In un ideale blocco litico, tradotto bidimensionalmente da un’omogenea campitura nera, riaffiora la sostanza della natura sottratta alle ricche pendici che cingono la città; nella forma precisa del quadrato si fissa l’ideale suggestione del blocco di cava, mentre nell’assenza del colore trova nutrimento l’istintuale riduzione di ogni percezione alle categorie antinomiche elementari di pieno o vuoto, materia o spazio, luce od oscurità. L’atto vivificante della creazione artistica regala al “blocco di cava” la coscienza del Demiurgo, l’intenzione del desiderio, consegnandolo d’improvviso alle vicende del tempo: la densa sostanza litica, incisa, bucata, erosa, intagliata e plasmata secondo linee di forza rigorose ed essenziali, diviene in un sol colpo strumento di comunicazione: quasi omaggiando la memoria di antiche e perdute tecniche scultoree, l’assenza di materia disegna le iniziali dell’evento in un acronimo originato dal vuoto. Le apparenti compressioni operate dalle masse residue, che premono sugli spigoli degli scavi inghiottendoli, generano l’impressione di forze occulte imprigionate nel blocco; la distanza tra i vuoti suggerisce la sensazione di un’inerzia instabile e precaria, di un equilibrio formale e corporeo soltanto temporaneo, già pervaso dal germe della metamorfosi. Il rigoroso bianco e nero, che annulla senza esitazione di sorta ogni concessione al decorativismo policromo, fissa nella più minimale delle sintesi grafiche l’energia generatrice della creazione artistica, le “fatiche” tecniche della supremazia sulla materia, le straordinarie vicende fenomeniche e metafisiche dello Spirito.
Cazzo. Ora si che mi sento una vera ignorante. Che ne so io, di omogenee campiture nere? E dell’equilibrio formale e corporeo temporaneo, pervaso dal germe della metamorfosi?
Il logo dell’Italia
Eccolo, il logo più famoso d’Italia. Costato alle casse italiane centomila euro, e forse per questo ingiustamente ridicolizzato e sbeffeggiato in tutto il paese.
Già, è cosi: siamo stati ingiusti. Questo logo possedeva un potenziale. Aveva c a r a t t e r e. Possedeva una propria italianità di cui avremmo dovuto essere più che fieri.

Anche se i colori della bandiera tricolore erano invertiti. E anche se, a livello tipografico, potevamo trovare 4 diversi font. E ancora, anche se la forma della T non aveva niente a che fare con la reale forma “a stivale” del nostro paese. È che noi siamo troppo pignoli, non abbiamo fantasia, non sappiamo andare oltre.
L’agenzia di comunicazione incaricata della realizzazione del logo, per liberarsi delle accuse secondo cui lo stesso non fosse stato progettato con cognizione di causa, ha condiviso sul web le varie fasi del processo di progettazione grafica.
E ci siamo dovuti ricredere. Il concept grafico c’era, eccome.

Tuttavia, siamo un popolo di bigotti, e ci piace l’autocensura. Per questo abbiamo ritenuto giusto ideare un nuovo logo (costato ventordici mila euro finiti nelle tasche del cugino della zia di secondo grado del nostro vecchio premier, si mormora) più sobrio ed essenziale.
Et voilà.

E di nuovo a polemizzare: ma di cosa sa, non ha niente di particolare, non è originale.
Ma che ci vuole, ragazzi: rendiamo il logo più accattivante e originale in pochi semplici step:

E poi non dite che questi grafici non ci sanno fare. Adesso si, è tutta un’altra storia. Perlomeno non abbiamo scritto “megic” e ci siamo risparmiati la classica figura di merda dell’inglese maccheronico.
Il sito Italia.it
Quello del sito Italia.it è un capitolo imbarazzante del Web Design Italiano che potremmo evitare di menzionare. Ma per onor di cronaca, visto che stiamo facendo un piccolo resoconto di ciò che i nostri designer sono capaci di realizzare quando messi alla prova, mi sembra giusto accennare qualcosa.
Cosi, tanto per dire, ricordiamo il costo della prima versione del sito: quarantacinquemilioni di euro.
Dopo innumerevoli polemiche il sito è stato completamente riprogettato, ad un costo che non ci è dato sapere (chi di dovere si è fatto furbo, mannaggia!). In pratica, abbiamo speso 45.000.000 di euro per un sito inaccessibile, inusabile, inutile. E pure brutto da vedere.

Conclusioni
Io non ci voglio credere. Non voglio credere che questo sia il meglio che abbiamo da offrire. Non voglio credere che, al di là dei soldi finiti nelle tasche dei soliti, ai bandi dei concorsi – regionali, comunali o nazionali che siano – finiscano con il partecipare solo designers incapaci di mettere in pratica le regole più basilari del design. Dilettanti che smanettano con Paint nel tempo libero. Studenti di scuole d’arte che ignorano i principi della composizione grafica.
E la cosa triste è che ci siamo abituati a questo genere di notizie. Che ormai siamo talmente rassegnati che neanche ci proviamo, a presentarci noi stessi, con progetti grafici degni di questo nome. Tanto vincono i raccomandati. Tanto chi seleziona non è in grado di discernere un logo da un tartufo. E cosi partecipano gli scarsi, vincono i pessimi, e li paghiamo con i nostri soldi.
E lo facciamo facendo spallucce, dicendo che questa è l’Italia, e che va bene cosi.
175 commenti
Trackback e pingback
Non ci sono trackback e pingback disponibili per questo articolo





Sono…………………. SCONVOLTO!………… ti giuro non ho parole. Dammi 10 minuti per riprendermi….
Meno male che ancora siamo capaci di sconvolgerci…vuol dire che c’è ancora speranza :)
Accidenti. Anche io sono senza parole.
Davanti a certi fatti c’è poco da dire, anzi: alla fine dell’articolo dovrei imporre un minuto di silenzio, in rispetto al design che fu. ;)
Mammamia….. Ma come si fa a non darti ragione???!!!
…purtroppo è l’amara realtà. Ogni tanto è bene ricordare cosa significhi “questa è l’Italia”, nel nostro settore d’interesse.
Conoscevo tutte le segnalazioni che hai fatto e portato di nuovo alla luce. Un post davvero magistrale che in un sol colpo riesce a far capire come son poche in Italia le persone che han davvero le “palle” per fare questo lavoro.
Complimenti cara ;)
Si, sui casi singoli si è parlato tanto, ma ho notato che non c’era nessuno che riassumesse il tutto in un articolo di “concetto”. In realtà alla fine dell’articolo avremmo diversi motivi per polemizzare: 1) i design premiati in questi tipi di contest, che sono spesso di pessima fattura 2) il valore monetario di questi progetti, perchè sinceramente credo sia assurdo pagare un logo 200.000 euro o un sito web 2 milioni di euro 3) tanto più in un paese dove ogni giorno si parla di crisi, dove i pensionati sono costretti a rubare gli scarti dei mercati ortofrutticoli per sopravvivere, è veramente vergognoso che vengano stanziate certe cifre per progetti grafici. Di qualsiasi natura essi siano.
Mica vincono solo i raccomandati…per legge di natura, vincono SEMPRE quelli che presentano le proposte più orrende :) Fa che, nonostante l’arte e la cultura, chi decide non ha MAI un minimo senso del gusto? Bah!
No, dai, non è vero…nel caso di Roma c’era molto di peggio (ma dico, l’hai vista la lupa di bronzo con le lettere scomposte?!), però è anche vero che in tutti i casi c’è sempre qualcosa di nettamente migliore, che viene cestinato perchè 1) chi è posto a giudizio non ha le competenze – e il senso estetico – necessario a capire se un concept grafico funziona o meno e 2) spesso e volentieri chi vince è il figlio dello zio del cugino di. Che in Italia le cose funzionino cosi, non è certo una novità :)
*nchia, leggo ora l’articolo “Soldi buttati a Salerno”: Vignelli ha 80 anni !!!! Posso morire?
Eh… -.-’ già.
Io di Vignelli so poco e niente, perdonatemi l’ignoranza in materia. E a mia giustificazione posso dire che, quando ho provato ad entrare nel suo sito per vedere chi fosse, ho avuto un colpo apoplettico. Provare per credere.
Di tutto si puo’ discutere.
Ma non conoscere Vignelli è come non conoscere Bob Noorda.
Fa parte del pressapochismo che si critica, con pressapochismo, appunto.
Saluti
Sara, hai superato te stessa in questo articolo. Non mi dilungo in polemiche o altro, perche sarebbe come sparare sulla croce rossa.
Per quel che riguarda il logo di Carrara, abitando qui vicino da poco, posso dirti che quel logo, con la spiegazione sicuramente scritta da un poeta o simile, per quanto brutto possa essere, è esattamente quello che il carrarino medio si aspettava perche per loro, la cava, il marmo, le sculture, sono veramente IL TUTTO. È difficile comprendere la relazione che c’è tra un blocco di marmo con tutte le sue potenzialità, e Carrara, specie se nn sei nato e cresciuto in questo ambiente. Io inizio a capirlo ora, vivendo qui da due anni. Ripeto, questo nn deve giustificare la bruttezza di quella macchia nera, ma può aiutarci a capire che spesso le realtà locali hanno un qualcosa di trascendentale a cui, chi non appartiene a quel gruppo, nn può arrivare a comprenderne il pieno significato.
Bella analisi :) e poi, è un pò come dire, “contenti loro, contenti tutti” che tutto sommato mi può anche stare bene. Alla fine, per la cifra che è stata stanziata e considerando che si tratta del logo di un evento abbastanza circoscritto, c’è di peggio.
(si però la spiegazione è straordinaria, veramente…!)
Si, diciamo che la spiegazione che han dato è davvero straordinaria :)
Concordo pienamente. Anche se… il logo di Roma… beh sì, insomma… quello della Lupa con i “gemelli diversi” e le lettere lanciate a casaccio… non era per niente male… proprio niente male…
Ora: logo bello o logo brutto non esiste, è oggettivo. Ma quello non è un logo. Viene meno alle regole basilari per poter definire un qualcosa “logo”. E’ una statua di bronzo con un font scomposto, stop. Non è riproducibile in bianco e nero, non è scalabile, ha un’infinità variabile di colori e sfumature…non è un’immagine, è un oggetto, ecco.
E va bene che il concorso aperto e che è giusto provarci, ma ti spacci per designer con un progetto simile?
Bè, a me il logo “da a Roma” non dispiace… certo però, ci avrei messo sul collo della pupa la sciarpa della Roma Calcio (lol)…
Ogni popolo merita la classe dirigente che ha, visto che lo ha eletto lui stesso.
Non mi sembra che ci sia stata un manifestazione e/o proteste plateali o interrogazioni parlamentari per quei “progetti” grafici che “dovrebbero” rappresentare le nostre istituzioni.
Pensate gente, pensate.
Verissimo. Anche se il mio articolo non era rivolto solo alla classe dirigente, ma anche allo “specchio” di coloro che si auto-definiscono “designers”, e non era mirato ai costi ma al rapporto qualità/costo.
La prima volta che mi dissero che quello era il logo di Salerno e quanto era costato…………….
Che poi, bello o brutto, in un’amministrazione del sud come quella di Salerno (dove, son certa, non mancano i problemi…) non si possono spendere 200 mila euro per un logo. Punto.
è impressionante.. ottimo articolo, a volte ci si chiede davvero il perchè di tutto questo…
finchè ci si chiede va bene. Il problema è che piano piano stiamo smettendo di porci questo tipo di domande. Sta diventando la normalità, che lo stato spenda e spanda per acquistare progetti grafici che ognuno di noi potrebbe ricreare in 5 minuti con Gimp. E questo invece dovrebbe farci cosi incazzare…
E non hai affrontato (non mi pare di averlo letto) l’imbarazzante punto: siamo sicuri che i vincitori non conoscessero nessuno? Perchè a questo punto io sarei curiosa, viste le cifre, di vedere gli altri siti e loghi partecipanti. Io non sarò certo un mostro di design, ma almeno non fo loghi tondi con un times dentro. E non mi farei pagare 40 milioni euro per un sito che vero… lasciamo perdere i codici… 2000 sarebbero troppi. Ma forse sì, mi farei pagare quei soldi, perchè se la gente è così poco furba, concedetemi l’eufenismo, da spendere milioni di euro per siti fatti coi piedi, hanno fatto bene a toglierglieli. Se non altro chi lo ha realizzato ci mangerà per un po’ assieme alla sua famiglia. Però dai, c’è un lato positivo. I siti non sono i classici siti stereotipati tutti uguali. Ci distinguiamo XD
L’ho lasciato intuire tra le righe :)
Il problema è che quando si parla di appalti milionari, non vince mai l’uomo comune. Chi ha preso quei soldi probabilmente non aveva nessun problema a sfamare la sua famiglia, anzi. Un designer povero in canna che partecipa ad un concorso milionario e cosi, candidamente, lo vince? succede solo nei film, e di certo non può succedere in Italia ;)
Io purtroppo penso un’altra cosa, che dei 45 milioni di euro ne siano finiti solo una parte minima nelle tasche dei progettatori. Questa non è che l’ennesima furbata politica per gonfiare i costi e mangiarsi i soldi pubblici per poi spartirseli privatamente. Se abbiamo un debito pubblico abnorme e oggi tutti ne paghiamo le amare conseguenze è proprio a causa di queste ruberie, che sono tanrìtissime in tutti i campi, non solo in quello del web purtroppo.
Davvero pauroso…parlo puramente dal punto di vista estetico…non ci son parole..pure il fatto poi di reclamizzare l’Italianità con il “MAGIC” costa tanto (eh si vede di si visto quanto hanno speso per il logo) aggiungere una semplice “A” siamo in Italia per carità…andiamone fieri senza usare inglesismi o francesismi o tedeschismi o ismi vari!!!!! “MADE IN ITALY” si deve scrivere FATTO IN ITALIA!
ma fieri…di che, Ale? E anche…magica cosa?
Io credo che ormai ci sia veramente poco di essere fieri in questo paese. E non lo dico da designer, ma da Italiana.
Non lo so sono confuso, molto confuso. Ho iniziato a seguire il vs networ di professionisti perchè ho capito che voglio migliorarmi. A livello professionale e a livello comunicativo.
Apprendo così che in giro c’è professionalità da vendere (articoli e suggerimenti di questo spazio web ne sono la conferma). Ma sapevo già da tenpo che ci sono in giro anche un sacco di ciofeche. Che vengono stravalutati ma non meritano tanto. Che a volte manco di mettono l’impegno nel fare. Che tanto sanno che in qualche modo la spuntano alla fine (ora parlo di webdesign & co., non di politica :-I ).
E ogni volta mi vengono dubbi se vale la pena mettercela tutta per raccogliere le briciole, quelle che lasciano indietro quelli che se la cavano sempre. Forse esagero, ma forse anche no. E mi allungo di più ancora. Vedo le stesse cose anche in altri tipi di realtà, dalla fornitura di un mobile, all’acquisto di un automobile. Gente che non è professionale nel lavoro, ma che in qualche modo riesce a tirare avanti la baracca. E vedo in giro gente volenterosa (che ha voglia di mettersi in gioco) che tira avanti con contratti a progetto (che poi in realtà sono dipendenti mascherati da autonomi).
Sono sempre più confuso. E’ che non so in che modo potremmo venire fuori dal baratro. Che parte dai nostri amici del parlamento fino alle schiere più basse della gerarchia.
Chiedo aiuto. Almeno per capire come vedere le cose. E trovare la forza per crederci.
Brava sara ;-)
Infatti quello che succede in questi bandi – o comunque nel settore design/web design – non è altro che lo specchio di ciò che accade in ogni settore, in ogni luogo di lavoro di questo paese. Il problema è uno e uno solo: non sappiamo neanche cosa significhi la parola meritocrazia. E siamo, come dici tu, confusi. E sfiduciati.
Credo che la cosa peggiore che possa toccare ad un popolo sia perdere la fiducia in ciò che può ottenere grazie alla propria volontà e all’impegno. Quando accade, possiamo solo andare via e provare altrove. Dopo la fuga dei cervelli, arriverà la fuga dei creativi, e poi la fuga degli operai e di chi semplicemente ha un sogno in tasca.
..Amen.
“92 minuti di applausi (cit.)”.
Complimenti Sara, conoscevo già le segnalazioni e ho seguito le relative critiche che ne sono seguite.
Come hai detto tu, in Italia funziona così, credo si possa fare ben poco oltre che a rassegnarci..
Lo schifo vero, è che questa metodologia si estende in tanti altri settori, purtroppo.
Rassegnarci o fuggire, caro Matteo. Fortunatamente almeno nel nostro caso il web annulla le distanze e ci è concesso entrare in punta di piedi in altri mercati, dove la mentalità è nettamente diversa, più trasparente e meno “maccheronica”. Mi sto allontanando sempre di più dal cliente medio italiano e dubito che muoverò mai un dito per salvare l’Italia dalla spirale di autodistruzione in cui è finita. Come dici tu, in Italia funziona cosi, ma non è colpa nostra, noi ci siamo solo limitati ad accettare il tutto passivamente. Questa è la nostra colpa: la rassegnazione.
Italiani un popolo di guru… del pressapochismo presuntuoso.
….vabbè (spallucce) ;)
Mah…ogni volta che RiVedo questi capolavori mi RiCascano le braccia come si suol dire…
Ottimo articolo, è importante far notare queste cose.
O bè…certi articoli si scrivono da soli, e ancor più da soli si commentano :)
:O
ma può un sito costare 45.000.000 di euro??? è uno sproposito! Senza poi considerare il risultato che forse manco ne vale 500 di euro!
Che schifo!
No, non può. Possiamo provare a giustificare un costo simile, dicendo che comunque c’è un progetto dietro, e devono aver pagato anche un buon copy (che poi leggendo i testi del sito è palese che non sia cosi) e che ci sono costi che noi comuni mortali non possiamo minimamente immaginare. Ma vabbè, sono sempre 45 milioni di euro. Non diciamo cazzate.
il web design e la cultura di avere un sito internet in Italia non è esplosa come ad es. in America ma per fortuna che c’è lo stato a far girare l’economia! quarantacinquemilioni di euro… glielo facevo io per molto meno! mi sarei accontentato di un milione! XD pazzesco!
“glielo facevo io a molto meno” è la prima cosa che pensiamo in situazioni simili :)
(che poi anche se lo facessimo noi ci sarebbero lo stesso le polemiche, ci sarebbe chi dice “è brutto” e “io l’avrei fatto meglio”. Diciamo le cose come stanno)
A me non sorprende più di tanto. È la regola comune in Italia, in ogni ambito, (compreso quindi quello del web design) manca la meritocrazia.
Ho appena finito di scriverlo in un altro commento, già: il problema è proprio nella meritocrazia. E nel nostro essere cosi rassegnati e disillusi, anche.
Brava (applauso di 20 minuti circa)
Più che applaudire me, dovremmo usare le mani per prenderci a schiaffi :D (ma grazie!)
Non c’è dubbio circa la mediocrità dei lavori, ma credo che l’italianità di cui si parla con ironia nel post sia anche quella che ignora molti contesti nella realizzazione di alcuni progetti. I costi per alcuni siti web mostrati nel post sono assurdi, ma va ricordato che non si tratta della semplice realizzazione di un sito, ma di un progetto. Per il sito di italia.it (ripeto, tralasciamo i costi) immagino abbiano dovuto provvedere a tutto il materiale e i contenuti da inserire nel sito web. Ora, se qualcuno per qualche migliaio di € è in grado di fare foto in tutta italia, documentarla, scrivere i testi e quant’altro bravo lui. Mi sembra un po’ che da una parte c’è chi da solito italiano se ne approfitta delle casse comunali e statali e dall’altro c’è chi banalizza. IMHO
…certo, c’è anche il progetto, ci mancherebbe. Ma attento a non fare l’errore al contrario, magari giustificando questi costi con spese che effettivamente non sono state affrontate, o che se lo sono potevano benissimo essere evitate. Per esempio, per il discorso foto, secondo te sarebbe giusto spendere anche un solo milione di euro su quei famosi 45 per inviare un fotografo in ogni località d’Italia, quando avremmo potuto delegare tale compito alle amministrazioni regionali/comunali? Insomma, non credo che al comune di Catania manchino foto professionali di Catania e dintorni, basta chiedere. Quando passeggio per le vie della città sapessi quante foto spettacolari vedo, nelle bacheche dei fotografi della zona…e magari in questo modo facciamo anche lavorare chi lo merita, e non sempre i soliti.
Poi certo, prendiamo il logo di Salerno, e diciamo: 200.000 euro, ma c’è sicuramente stato uno studio dietro. Eggrazie, vorrei vedere.
Sono d’accordo sul non banalizzare i lavori, ma credo quando le cifre diventano così importanti sia difficile pensare che si sia investito il 90% di quella cifra in tempo-lavoro. E che il solo 10% sia finito nel guadagno del/dei coordinatore/i del progetto. Non lo so, stiamo parlando di un portale web, con materiale fotografico e giornalistico, con la probabile riprogettazione di un CMS già esistente.
Quello che colpisce è che in un periodo così si decida di “spendere” davvero così tanto per un logo (200mila euro per un logo sono un bel po’ di soldini pubblici). Non che non si debba fare, ma quantomeno ridimensionare un poco le cifre in ballo e premiare davvero il logo più innovativo, che guardi al futuro (quello di Salerno non è che mi sembra orientato al futuro come concept. Poi sai… è tutto seggettivo…).
Con 200.000 euro paghi il salario di meno di 10 persone per un anno di lavoro! Non sono poi così tanti.
Antonio, intanto che con 200.000 euro non ci paghi gli stipendi di 10 persone potremmo parlarne, perchè si parla di 1700 euro a persona al mese, e sinceramente gli stipendi medi in Italia non si avvicinano neanche lontanamente a una cifrra simile.
Secondo, per il design di un logo – e nello specifico di quel logo, occorrono dieci persone? Terzo: il concorso è durato 6 mesi, non un anno. Quindi prendiamo come riferimento 6 mesi di lavoro (e non è detto che uno abbia cominciato a lavorare sul progetto subito).
Al di là di questo, non può un’amministrazione italiana spendere una cifra simile per un logo, non è questione di tanto o poco, è questione di priorità e di possibilità. Siamo un paese che piange miseria, casomai non ce ne fossimo accorti.
Quelle dei 200.000 euro per il logo è stata solo una voce di corridoio. In realtà può tranquillamente essere il budget per avviare la produzione, ma non voglio fare supposizioni, appena avrò i documenti in mano, potrò parlare.
Ecco la dichiarazione ufficiale: http://www.comune.salerno.it/client/scheda_news.aspx?news=3115&prov=76&stile=7
…quindi sono 45.000 e non 200.000?
(mamma mia, questa lettera è imbarazzante. Amore per la patria, sobrietà. Ossignore, che mi tocca leggere. )
Sarebbe anche ora che la piantiamo di “masturbarci” con le glorie passate.
Intendo dire che quello che oggi viene definito “popolo” italiano, NON è figlio di Leonardo, Tintoretto, Tiziano, Palladio.
Il “popolo” italiano che oggi occupa questa meravigliosa penisola è un miscuglio caotico di quello che un tempo erano diversi popoli, o comunque diverse comunità ben diversificate.
Una volta che queste realtà nazionali sono state infrante e mescolate in qualche maniera e quindi spogliate di gran parte della loro identità e rivalità costruttiva, per schiaffarle dentro una sola che IN TEORIA doveva rappresentarle e tutelarle, è andato lentamente a distruggersi quelle qualità che contraddistinguevano i popoli italici.
Questa è la spiegazione di MOLTE disgrazie penose alle quali assistiamo impotenti.
Assistiamo alla parassitocrazia, all’autodistruzione, alla vanagloriosa, arrogante e strafottente rivendicazione di ciò che non è più nostro.
La riprova di ciò la si trova anche osservando come il Colosseo o Pompei cadano a pezzi, osserviamo come la Galleria degli Uffizi e chissà quante altre meraviglie vengano tenute a galla solo grazie alle donazioni private (molte delle quali “straniere”).
Noi siamo italioti, ormai.
Non più toscani, non veneti, non siculi e neanche napoletani.
E come tali non meritiamo tutto quanto di meraviglioso venne fatto dai popoli italici, siamo custodi degerati che vivono di rendita e che presto si ritroveranno ad avere in mano giusto le macerie di civilità ormai morte.
La mia parte cinica concorda con te, del resto hai scritto un commento amaro quanto profondo, a cui è difficile controbattere.
La mia parte toscana – e campanilista – mi trova in disaccordo: alla fine noi siamo quelli di allora, con gli stessi difetti caratteriali, lo stesso pressapochismo, ma – credo che nel tempo non rimanga immutato solo il male, ma anche il bene – con le stesse virtù. Quello che ci frega, mi sa, è l’ambientazione. Lo scenario sociale. La “democrazia” che democrazia non è. Qualcuno ci ha spremuto della linfa vitale, l’ha fatto poco a poco, senza che ce ne accorgessimo. Siamo più vittime che carnecifi, anche se questo ovviamente non ci giustifica.
Il logotipo Italia era stato progettato da Landor, quindi non da italiani.
Per il caso di Salerno, ci sono delle informazioni errate. Il budget impiegato, non è utilizzato per pagare solo il marchio (non è un logo), ma per tutta la corporate identity e la produzione della segnaletica, insomma, verrà utilizzato per remunerare tutto l’indotto.
Quando vedete grossi budget, i soldi non vanno a finire in tasca al solito adolescente brufoloso e smanettone, nipote di chissà quale ministro, ma a redazioni di 10/20 persone per tutta la durata del progetto. È sacrosanto però che in questi casi i budget sono male amministrati perché magari chi si occupa di dirigere le risorse umane e i progetti non sono magari le persone giuste.
Per il logo del Ministero dell’Interno, ho scambiato qualche tweet con Roy Smith, ed è ancora piuttosto avvilito per la vicenda.
Nessuno nel logo Roma, legge Romal?
Comunque è il riflesso della considerazione che i più hanno del nostro lavoro. In altri paesi esistono figure professionali preposte a realizzare brand identity, qui esistono per la maggior parte dei casi grafici generalisti che sanno fare tutto e niente. In più, la pratica dei concorsi di idee lascia fuori tutta quella serie di professionisti che seguono un codice deontologico ben preciso, evitando il lavoro su base speculativa, che tanto sta rovinando il nostro settore.
Vero. Di base sono anche io piuttosto contraria ad ogni forma di spek work, ma. Forse quando si tratta di progetti nazionali o regionali che sia, si potrebbe fare un’eccezione. Se ne valesse la pena, ecco. Se ci fosse una vera unità nazionale, se si volesse che una nostra creazione rappresentasse il nostro paese. Forse questo tipo di bandi è un modo per arginare le spese e renderle più trasparenti: i progetti presentati sono visibili, il budget è pubblico e cosi via. Forse, se questo tipo di concorsi fosse aperto solo ai professionisti, e se chi giudicasse avesse le competenze necessarie a farlo, ci potrebbe essere uno stimolo maggiore a partecipare.
I concorsi seri e accettati eticamente, si svolgono proprio come hai detto tu: chiamo tot progettisti che produrranno un concept, tutti vengono pagati. Il vincitore realizzerà poi la proposta definitiva.
Solo che la nostra amministrazione vuole inc… ehm… aiutare e agevolare il lavoro giovanile!
…vedi che si torna sempre li :) non si scappa!
E’ allucinante O.o L’unico aspetto positivo è che siete riusciti a farmi sfuggire un sorriso guardando tale miseria :)
Meglio sorridere che piangere (anche se la situazione è tragica, altrochè) :)
Bellissimo articolo.
Il bello è che questi mostri costosissimi non solo non sono all’avanguardia con grafica e comunicazione, ma anche dal punto di vista strutturale! Neanche un sito citato nell’articolo è lontanamente responsive o navigabile da mobile nonostante le statistiche parlino chiaro a riguardo di tablet e smartphone…
Che ignobiltà.
…e inaccessibili, e inusabili, per non parlare del contrasto dei colori (alcuni testi sono illeggibili). Se poi ti arrischi a guardare il codice….argh.
L’articolo è interessante, perché riassume in un colpo solo alcune vicende veramente urende. Ma il titolo è completamente sbagliato, sinceramente lo ripenserei.
…che titolo avresti messo tu? :)
Purtroppo anche l’argomento Web Design non è immune al magna magna italiano.
Per esperienza personale ti posso dire che certi obbrobri sono frutto anche dell’ignoranza in materia della classe dirigente del nostro paese.
Più magna magna e menefreghismo di ignoranza, mi sa :)
Condivido il disappunto. E’ vergognoso spendere così tanto con i soldi pubblici per avere dei risultati poco più che amatoriali. Bello anche l’articolo, il modo in cui hai presentato questa gallery di orripilanze. Non condivido solo una cosa: la generalizzazione. Non è questo il web design italiano. Sono certo che il tuo intento era qello di mostrare gli sprechi pubblici in relazione al design, nonché biasimare un sistema di valutazione che è molto lontano da una meritocrazia reale e genuina. Perché tu stessa potresti magnificamente elogiare il web design italiano portando casi e logotipi di tutt’altro valore.
Però, c’è quel “pizzico” di generalizzazione che forse prevale. E sarebbe sbagliato far passare il web design italiano in questo modo. Non trovi?
Of course. Ma vedi, qua si parla di designer “più bravi al mondo”, come Vignelli, l’autore del logo di Salerno. O del designer del logo del Ministero dell’Interno, che scopiazza spudoratamente e invece di ammetterlo si giustifica, come se non fosse già abbastanza imbarazzante. E si parla di web designer a cui viene delegata la progettazione dei siti più importanti del nostro paese, siti inaccessibili, inusabili e pure brutti.
Su questo blog più di una volta ho riportato showcase di siti made in italy degni di nota. Ma sono i siti fatti dai designer comuni, pagati 1000 euro, sempre se sono fortunati. Sono i web designer “nell’ombra” di cui nessuno parla, e che fanno fatica ad arrivare a fine mese.
Qua si parla di un’altra storia. Mi dispiace se l’ho reso poco chiaro.
Ps. ne approfitto per farti i complimenti per il layout grafico in stile “romano” che ho avuto modo di vedere qualche settimana fa dietro segnalazione di Sebi: bellissimo! L’ho adorato subito :)
Wow… detto da te è un complimentone. Sono commosso. Grazie.
ma vàààààààààààààààà, addirittura :D
Quello della biennale di Carrara mi ricorda uno dei disegnini che faccio distrattamente sul primo pezzo di carta che mi capita, mentre sono al telefono.
…e pensare che chi l’ha disegnato ha allegato una spiegazione scritta in aramaico e lunga quanto un manuale di istruzioni ;)
(magari sei un genio del design e non lo sai, toh)
Da grafica mi viene in mente solo una parola: frustrante.
eh già. (sospiro collettivo)
Davvero un articolo che definirei sublime.. grandissima sarah come sempre, anche se sta volta ti sei veramente superata.. complimenti davvero
Grazie. Spero che questa lettura sia stata…stimolante, ecco :)
Mi piace l’articolo, mi piace il tono incazzato, purtroppo non può piacermi ciò che accade in questo paese. La cosa triste è che non si tratta di demagogia, ma di pura, semplice, amara realtà. La domanda nasce spontanea: ma la meritocrazia in Italia è mai esistita?!?
domanda spontanea, risposta scontata: no. (di nuovo, sospiro..)
Ottimo articolo, Sarah.
Per chi volesse approfondire la questione riguardante il sito di Cultura Italia, Presa Diretta ne ha fatto un bello speciale il 26 febbraio.
Qui trovate la puntata (skippate a 01:10:00 circa):
http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-f2be1f06-4a10-4ec3-8d5c-537cdf8752d0.html
grazie della segnalazione, più tardi gli darò un’occhiata :)
Non sono gli Italiani che fanno schifo. La nazionalità è solo un gingillo.
Molto semplicemente ci sono delle persone che si sono sapute organizzare, hanno ottenuto il potere assoluto sulla nazione, e così persone di talento, tra cui anche l’autrice dell’articolo, si fanno il mazzo e producono qualcosa di utile, poi queste persone con il potere assoluto si prendono quasi tutti i suoi soldi con la scusa che devono costruire “ospedali” e portare “benessere” e che “le tasse vanno pagate”, e infine per giustificare la loro grassezza devono anche ingrassare qualche amichetto, e così abbiamo siti e design di pessima qualità.
L’Italianità non c’azzecca niente. L’Italia è solo una bandiera rubata da dei mafiosi.
…non parliamo di tasse, Dino, che qua abbiamo il dente avvelenato. Fanno certe rèclame pubblicitarie con la faccia di un povero diavolo etichettato come “parassità della società” e poi dietro ogni cosa si nascondono le speculazioni più inverosimili. Ci prendono costantemente per il culo, e noi glielo lasciamo fare.
Epica sara, davvero epica :)
Sempre troppo buono, Gleenk :)
Stupendo il generatore di loghi sardi ahah
Bell’articolo, dovrebbe far ragionare molte persone e umiliare chi ha ladrato su questi progetti statali, pagati naturalmente coi nostri soldi
(…salernitani, non sardi :D)
eh bè, dubito che queste discussioni possano smuovere qualcosa, si parla di gente che fa orecchie da mercante di fronte a polemiche ben più aggressive :)
Sono un salernitano è dalle mille bellezze che ha portato il nostro sindaco (luci d’artista eccezionali, porto nuovo etc) alla vista del logo ho detto subito che cacata che deve rappresentare Salerno è ora venendo a conoscenza dei soldi impiegati rimango sconvolto basta fare un concorso sarebbe arrivato sicuramente di meglio.
…in realtà un concorso era stato fatto, e il comune di Salerno aveva pure scelto il vincitore:
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/24-novembre-2011/logo-salerno-spunta-concorso-lanciatoe-dimenticato-vincitore-era-oscuro-1902290481773.shtml
ma poi qualcuno ha pensato bene di chiudere la questione e di delegare il tutto a Vignelli, spendendo 42.000 euro in piu per un logo che, a mio avviso, non è poi cosi migliore di quello creato dai ragazzi vincitori del primo concorso bufala.
mi sta venendo da piangere… Grazie di aver denunciato questo scempio… e pensare che c’è pieno di designers, che non riescono a trovare uno straccio di lavoro…me compreso.
L’unica, caro Giovanni, è di andare oltre. Come detto, per fortuna grazie al web non abbiamo vincoli, siamo liberi di aprirci a nuove possibilità e a mercati non ancora corrotti. Muoviamo il culo, e smettiamo di sperare che le cose cambino, o di aspirare a trovare lavoro in questo paese: cerchiamo invece di farci conoscere fuori qui, di andarcene. In fondo ognuno di noi merita di avere almeno una possibilità, e se non ce la prendiamo da soli nessuno verrà a regalarcela.
Grecia, stiamo arrivando :)
( a questo punto… “speriamo!” )
…se è l’unico modo per cambiare le cose si, non ci resta che sperarlo. Perchè cosi c’è troppa, troppa gente sull’orlo della disperazione, e non si può definire un paese civile se non è in grado di tendere una mano verso chi, semplicemente, non ce la fa a sopravvivere.
Il problema alla base di tutto è che non esiste un sistema giudicante realmente competente, dove la prima competenza dovrebbe essere nella valutazione di congruità tra il prezzo richiesto e quello di mercato.
Nessuno di noi si sognerebbe di acquistare una bicicletta per 45milioni di euro, perché per quanto sia straordinaria, il suo costo è uno sproposito in relazione al prezzo medio di mercato.
Va da se che se uno che deve scegliere il logo XYZ non ha idea di quale sia il valore medio di mercato per una realizzazione del genere, non avrà strumenti sufficienti per far fronte alle richieste esose.
Se a questo aggiungiamo che le richieste esose sono figlie di un sistema dove gli appalti li vincono i soliti noti, abbiamo un quadro desolante della situazione dove a partecipare alla fine sono sempre e solo i soliti per le ragioni sopra esposte.
Come direbbe Crozza ci sono due Italie parallele. C’è l’Italia dei loghi brutti pagati cifre assolutamente fuori da ogni mercato, e c’è l’Italia del mercato che pretende di pagare un logo bello (o fatto come dio comanda) solo pochi spiccioli.
Ai confini della realtà.
Non ci credo che alla base di tutto ci sia l’ignoranza di qualcuno che semplicemente non sa che un sito non può costare cinquanta milioni di euro. Se compri una bicicletta a 50 milioni senza porti un dubbio sul reale valore dell’oggetto che stai comprando non sei ignorante, sei menefreghista, e lo sei perchè i soldi che sputtani non sono i tuoi. E se i soldi non sono i tuoi, chissenefrega se su ebay trovi la stessa bicicletta ad un prezzo 10 volte inferiore, a te non cambia niente.
Si torna sempre li: non è ignoranza, magari lo fosse. All’ignoranza c’è rimedio, se Dio vole. E’ menefreghismo, è noncuranza. E per queste non esiste cura.
Sono anni ormai che mi sento affogare nel mare dei designer autoproclamati, incapaci e incompetenti pieni di se che popolano il nostro ambiente.
Chiunque abbia un computer e almeno un occhio diventa automaticamente un designer sfornando tonnellate di opere assolute che, senza alcuna base o conoscenza solida, si metterà presto a vendere perché un giorno ha saputo che l’amico di un amico per un sito chiede anche 1000 euro… MILLEEUROOOOOOOO!!
Easy money.
Intanto la spazzatura cresce e la rete è ormai una Napoli che nessuno si premurerà mai di ripulire.
Si, vabbè, ma poi ognuno a casa sua è libero di fare ciò che vuole, non mi da fastidio che cani e porci si improvvisino designers, ci rimango male se questi vengono premiati solo perchè amici o parenti di qualcuno, ecco. Mi da fastidio se si intascano cinquanta milioni di euro di soldi pubblici, anche.
Per il resto, più che sulla capacità autocritica di una persona (non siamo cosi capaci di ammettere le nostre lacune e i nostri limiti, e anche questa è una peculiarità tutta italiana) vorrei fare affidamento su quella critica di chi è posto a giudicare. E sulla coscienza morale di chi stanzia fondi a sei zeri per un progetto grafico, di qualsiasi natura esso sia.
Mi viene in mente un concorso al quale presi parte dove si doveva creare il logo e il naming del nuovo centro congressi di Milano, premio 10.000 euro.
Volete sapere come è finita la gara? Il logo che ha vinto non è quello utilizzato per il brand!
…. Senza Parole!!!!!
uuuuuuuh…..hai qualche link di approfondimento? (oggi sono particolarmente gossippara :D)
Questo è il link del gruppo, nato dopo questa gara.
Il concorso in oggetto è il MICO.
http://www.facebook.com/groups/114758328545246/
All’inizio del blog troverai tutte le discussioni, poi mano mano si è parlato di altro, tra cui anche quella sul logo di Salerno.
…era una gara su Bootb? (non sono membro, non posso leggere i post, uff)
Si. E’ stata una gara su Bootb.
Puoi chiedere di entrare a far parte del gruppo, se hai la curiosità di sapere tutta la storia.
Questi sono gli amministratori:
http://www.facebook.com/profile.php?id=100001106510825
http://www.facebook.com/barbaragambini
Ciao Sara, vorrei congratularmi con te per essere quella persona in più che, non solo apre gli occhi a queste realtà assurde, ma anche per essere voce davanti a quelli che ancora credono che questo sia un mercato per ‘bambini’, gli stessi che dicono di “avere un cugino col computer che li fa la grafica bella”.
Io non sono italiano, ma lavoro da ormai ben 5 anni in questo paese. Precisando che non vorrei vantarmi di niente a livello professionale e nemmeno sputare la terra che mi da di mangiare, vorrei dire che sono in perfetta sintonia con tante di quelle motivazioni che ti hanno spinta a scrivere questo articolo. Una di queste è il classico “chisenefrega”, e la metto (come te) di prima, per essere pure: la prima causa che scatena tutta la valanga di conseguenze che vengono dopo e principale azione capace di uccidere ogni speranza di cui fa ‘veramente’ questo mestiere.
Come se non importasse più niente, come se dietro di ogni mancanza di etica e ragione, l’unica cosa importante è campare. Mettere per forza il soldi in tasca per accontentare a colui che non fa che ripetere che “se è rivolto a te perché tu sei l’artista”, il “professionista”, “quello che sà”. Ma alla fine dei conti, se non metti “il carattere carino”, “il bagliore bianco” o qualche c.zz.ta che li venga in mente, ti puoi dimenticare di quei quattrosoldi che arriveranno dopo 6 mesi di consegnato il lavoro -e in piccole rate- perché “c’è crisi”. Questo, senza dire ancora che il lavoro ultimato alla fine non è per farlo vedere solo al tuo cliente o alla sua famiglia -che condividono fra di loro la gioia di ciò che è stato partorito senza studiare la sua vera funzione-, senno che alla fine arriva a uno stadio più grande, che la visibilità del tuo lavoro coinvolge l’intero mercato a cui sarà sposto. Che il vero critico sarà quel target che voi non avete voluto mettere in conto perché eravate troppo impegnati a fare “bagliori”. Quelli sono il “vero cliente”, quelli sono i veri spettatori. Anche quelli che poi non scherzeranno per distruggere tutta le tue capacità professionali per un lavoro che non rispecchiava 20 anni di portfolio alle spalle. Ma alla fine, chisenefrega, il soldi già li abbiamo messi in tasca.
Purtroppo tutto il paese è malato anche di certe “prepotenze artistiche” e ogni uno vuole dire la sua. Il nostro errore, a volte, è farli credere al cliente che sarà sempre lui a decidere cosa è “più bello” per la sua campagna o immagine. Noi grafici e creativi, siamo une delle uniche razze che si possono vantare di dire di non essere costretti a rispettare il classico detto: “il cliente ha l’ultima parola”. Ed è perché non vendiamo prodotti, ma si creatività. Per questo il cliente si rivolge a noi, per essere noi a consigliare quello che “secondo le nostre capacità ed esperienza” sia meglio per lui e il suo sviluppo. Sarebbe stupido pensare che a noi non ci interessa che il cliente abbia un sacco di profitti grazie a un nostro lavoro, per cui: a chi dobbiamo convincere?. Ma il problema è lasciarlo andare, è dargli sempre questo benedetto ‘beneficio del dubbio’. Fino a quando ci incontriamo in un paese pieno di spazzatura visuale ovunque andiamo. Ti puoi immaginare qua al sud. Diventi sommerso in un gran brodo di roba qualità zero.
Qualcuno può dire che è normale, che ormai è diventata una cosa normalissima vedere tanto trash in giro. Ma NO! non dovrebbe essere una cosa normale, non ci dobbiamo confondere. Non è possibile che sia normale che un paese che è stato -rip. è stato- capitale mondiale della moda e design, oggi si trovi a farsi conti con un sacco di dilettanti e farsi fama con professionisti dall’estero. Ci dobbiamo veramente preocupare.
Il caso dei bandi, è un’altro discorso. Lo sappiamo tutti come vanno sempre a finire. Un vincitore amico dell’amico. Un budget fantasia che tenta di fare la sua schermata e alla fine si sà dove finisce e poi gente veramente scadente a comandare e a decidere che cosa “al vero stile studente di design scuola anni 50″ dovrebbe vincere. Tutti incompetenti.
Il peggio è proprio quello: che noi lo sappiamo. E come lo sappiamo, come professionisti, nessuno di noi va a fare proposte in queste gare. Forse già lo abbiamo fatto, forse è stata una delusione. Ma siamo sinceri, nessuno di cui il proprio lavoro si faccia rispettare e sia veramente quello che vogliamo vedere in giro, si mette una settimana di lavoro gratuito per entrare a un bando di cui il premio (questa la butto perché è il classico e anche l’ultima proposta che mi è arrivata) è di 100.000 euris in beni e servizi. Cosa vuol dire? beni e servizi? ed è un classico, lo dico davvero. Questi budget che vediamo di questi lavori di 200.000 o 45.000.000 non è precisamente ciò che viene offerto alla partenza della propria gara. Forse un libro da pubblicare e 500€ in gettoni d’oro. Questo sicuramente sono le cose che ne a te ne a me danno motivazione per entrare in gara, e poi, perché dopo sapere tutto quello che c’è dietro, non mi metto a investire una settimana della mia vita per fare una proposta “tentativa”, così, perché mi è uscito dal cuore. Forse non devo pagare le mie bollette e badare le mie cose, io do in donazione tutto questo tempo alla speranza, al “vediamo se prendo un botto e riesco a uscire dall’ufficio e farmi un’anno di vacanze al mio paese”. Ma dai.
Bravo Antonio Lo Conte quando ha detto: “chiamo tot progettisti che produrranno un concept, tutti vengono pagati. Il vincitore realizzerà poi la proposta definitiva.” Sarebbe bello, ma con una amministrazione così lo vedo difficile. Finisce sempre a che ogni uno fa fatti suoi, i dilettanti continuano a farsi più strada di quella che abbiamo potuto fare noi, ma sempre pagati a 500€ il mese, ci inondano con tutta la merda che esce dai loro computer e fanno cultura insegnando ciò che è arte “Made in Italy” a quelli che ci troveremmo un giorno come giuria delle gare pubbliche e che noi andremmo a fare quando avremmo compiuto 80 anni e saremmo artisti falliti, è “normale”. Ma, chisenefrega.
…ehm :D credo di concordare su tutto, anche se non ne sono sicura (forse l’entusiasmo con cui hai scritto ha reso ancor più palese il tuo non essere italiano ;) )
Ma che tristezza non so cosa altro dire..confuso all’inverosimile come altri che hanno già commentato..non so che futuro mi riservi qui l’Italia in questo campo, dove da una parte per assumerti nelle offerte si impegnano così tanto usando termini che neanche conoscono, scartano magari chi è davvero professionale ma non è raccomandato, poi si affidano a “parentele” o “laureati” e magari di altri settori che col design non centrano, per farsi fare un loghetto con Word..e ammazza che costi particolari..invece i comuni mortali devono campare tramite collaborazioni spesso mal pagate qua e la senza sapere mai cosa aspettarsi alla fine di ognuna..Non lo so , so solo che sono molto deluso e triste queste cose ho paura che continueranno negli anni e “pagarmi la pagnotta” al centesimo svalutandomi da una parte all’altra non ho più voglia e non posso più permettermelo.Ci sarà mai una rivolta o no?Dove finiremo?
…una rivolta è sempre qualcosa di difficile e doloroso di cui dovremmo avere timore. La storia insegna che le rivoluzioni si, cambiano le cose, ma solo per un breve lasso di tempo, e comunque sono sempre i più deboli a pagarne lo scotto. E I deboli di questa società, casomai non si fosse capito, siamo noi.
Molto interessante, assolutamente deprimente.
Mi pare solo che in questo panorama sconfortante sia stato dimenticato un altro logo indimenticabile, quello dell’Expo 2015, il promo, quello che poi per fortuna è stato pre-pensionato…..
Sinceramente? questa me l’ero persa. Grazie per la segnalazione :)
Mi sono sbellicato dalle risate, davvero!
Aaaaahhh… Si!
Adesso dimmi la verità.. Tutto falso, no?
…
…
Siamo in Italia, tutto ciò non può accadere.
Il Paese di Munari, Steiner, Morandi, Manzù, Vedova, Depero, Lupi, Piano,Aulenti, Armani.. alcuni dei miei riferimenti degli ultimi 100 anni..
È vero che al peggio non c’è limite. Credo che l’arte e la bellezza appartengano all’uomo come concetto di ‘comodato d’uso’ dalla Natura e come tale si rivolterà contro a chi promuove il TURPE!
La verità, caro Marco, è che siamo in Italia, tutto ciò non può non accadere.
Cominciamo a farcene una ragione…;)
L’articolo è bellissimo e mi viene da dire solo una cosa: Chi non sa’, insegna.
……..Cioè, io non so e insegno? -.-
No no, non intendevo te! :)
Volevo sottolineare che ” chi è incompetente lavora ” :)
Non la conoscevo, questa variante. Io sapevo “chi sa, fa. chi non sa, insegna”, ecco perchè mi hai messo il dubbio :)
C’è anche: Chi non sa’ insegnare, amministra :P
Senza parole, ma siamo in Italia dove amicizie e le parentele contano e …pesano ancora.
Più della conoscenza e onestà.
…e che ho detto io, infatti? siamo italiani, siamo fatti cosi ;)
Complimenti! Post eccellente, analisi (e sfogo) da incorniciare! Ogni tanto in giro si legge ancora qualcosa di buono!
Grazie Raffaello, troppo gentile :)
Impressionante… a parte i casi più eclatanti che hanno già fatto il giro del web vedere il coraggio di chi propone la lupa ginnasta come logo è disarmante!
Il malcostume negli ambiti di grafica e web è comunque diffuso un po’ ovunque, da noi fa forse più scalpore a causa del nostro passato glorioso (ormai troppo passato per avere alcuna valenza) ma non tanto tempo fa qui in Lituania due siti web pagati 500.000 litas (poco rispetto agli esempi di casa nostra, ma molto rispetto alle possibilità di spesa del paese) hanno suscitato scandalo, uno era talmente orribile che è stato oscurato subito, il secondo non è mai neanche stato inaugurato.
Vi posso assicurare che il livello era ben peggiore di quello degli esempi qui proposti, sembrava qualcosa di sviluppato con frontpage a metà degli anni 90.
Come spesso avviene chi si è aggiudicato l’appalto ai tempi, esimio professore di storia all’Università di Vilnius, (entrambi i siti vertevano sulla Cultura e la Storia del paese in occasione delle celebrazioni del millenario del nome del paese e della concomitante scelta di Vilnius come capitale della cultura europea) ora siede in Parlamento.
Mal comune mezzo gaudio? Anche no…
presumo che corruzione e magna magna non siano caratteristiche esclusivamente italiane. Ma che siamo famosi in tutto il mondo per questo, si. E inutile che facciamo i paraculi dicendo che sono solo luoghi comuni: se esistono certi luoghi comuni un motivo c’è.
conoscevo già i vari casi “grafici” (casi “gravi” sarebbe più indicato), leggerli tutti in uno stesso post è ancora inquietante e sconvolgente…!
…a volte è utile fare un punto della situazione, anche se questo ci deprime un pò :/
… Desolante …
…………….. (senza parole) ……………….
molto interessante il tuo articolo, l’ho condiviso anche su facebook perchè l’ho ritengo anche educativo.
Ho deciso di visitare spesso il tuo sito che come recita il dominio l’ho trovato di forte isprirazione.
lo ritengo, non l’ho….con tutti i difetti che abbiamo noi italiani, almeno stiamo attenti con la grammatica :)
comunque grazie, sei gentilissimo. Giro i tuoi commenti a tutta la redazione!
Volersi occupare di Comunicazione Visiva senza conoscere Vignelli rafforza perfettamente la tesi sostenuta del pressapochismo tutto italiano.
Non mi occupo di comunicazione visiva, ma di web design. E visto il sito del caro Vignelli, è facile capire quanto sia distante il suo mondo dal mio.
Ad ogni modo, ho avuto modo di leggere una marea di libri sul design applicato al web e non solo. Vignelli non l’ho mai visto citare. Poi vabbè, ognuno ha i propri miti: i miei sono altri ;)
Sono sconvolto davvero … però comunque per l’articolo complimenti.
Grazie manu :)
Sono colpito da quanto sia stato seguito e commentato questo articolo! Hai colpito nel segno sara e, come già detto, sei riuscita a smuovere qualcosa dentro chi ti segue. E credo non solo l’animo di chi fa web design ma di tutti coloro che vivono in questo paese, che piano piano si sentono sempre più “lontani” e sempre meno fieri di farne parte.
A questo punto ho solo una preoccupazione: se fra qualche mese avrai il tempo/voglia/coraggio (vedi tu cosa metterci) di fotografare ancora la “magra” etica lavorativa che ci pervade e i commenti di raddoppieranno sarà segno di qualcosa di serio, a cui dovremo porre rimedio. Ma io non so in che modo. E la cosa devo dirti che mi spaventa un po’…
Ti rifaccio i complimenti per l’articolo, per l’analisi e per l’impegno che ci metti nelle cose che fai. Questo è lavorare bene: mettere la passione in ciò che facciamo. E ai piani alti a qualcuno questo principio sfugge un pochino :-(
…è che quando si parla di soldi, la passione viene sempre posta in secondo piano. Non succede solo nel nostro campo: ogni giorno, in qualsiasi settore lavorativo, c’è qualcuno che porta avanti il proprio lavoro con il cuore, o almeno ci prova. E ogni giorno a quel qualcuno vengono tarpate le ali, un pezzetto per volta.
Sarah i tuoi articoli sono fantastici come sempre!!!.. Comunque ti posso assicurare che anche un comune liceale che sta frequentando un Istituto d’Arte valuterebbe obrobriosi quei progetti (quindi lo stupore è rivolto a chi li premia). E’ scandaloso che si possano pagare così tanto dei progetti altrettanto poco creativi e di cattivo gusto!!
Non so, Valentina. Ogni tanto ho modo di vedere qualche progetto grafico curato da studenti di istituti d’arte (o laureandi all’Accademia delle Belle Arti) e i risultati sono piuttosto desolanti.
milioni di euro per un sito….vabbe basta…
Cara Sarah,
sono solito astenermi dal commentare gli articoli, sia per una sorta di pudore, sia perché non sono un web designer, ma un umile progettista/sviluppatore :D
Detto questo, tanto di cappello per quello che hai scritto, rappresenta perfettamente il pensiero mio e di molti altri miei colleghi, indignati per via dell’ennesimo scempio italico e soprattutto perché la gente non si indigna più, spinta verso un’apatia sociale, intellettuale e culturale…
…ecco quello che volevo rendere evidente. Ci sono voluti 135 commenti, ma alla fine ce l’ho fatta :)
Secondo me è un analisi troppo rigida, sono daccordo per tutto per i costi esagerati, che alcuni di questi loghi sono inguardabili… però non è tutto da buttare… credo che la qualità in alcuni casi ci sia…
…anche nei casi da “non buttare” che presentino un minimo di qualità, si parla di cifre completamente inverosimili, soprattutto in un paese che piange miseria. Per non parlare della modalità con cui vengono indetti determinati bandi, in cui vince sempre chi si vuole far vincere. L’analisi non è rigida, è realistica. Ed è questo che fa paura.
No scusate ma il sito del “famoso” Vignelli è questo http://www.vignelli .com ?
Sarà pure un genio ma io vedendo il suo sito non gli avrei chiesto nemmeno di imbiancarmi casa…
La vera chicca? il curriculum in 2 immagini gif !!!
Ah però dopo c’è il link per scaricarlo in pdf eh! questo è veramente un secolo avanti! :D
..del resto Vignelli non è un web designer. Anche se potrebbe investire 1000 euro per un sito fatto come Cristo comanda, soprattutto visto il suo prestigio (a quanto pare il suo nome è seguito/preceduto da un entusiastico “oooooh” come quando si parla del papa)
L’Italia è un bellissimo posto… per farci le vacanze :)
….ma neanche. Se vai a Firenze ti chiedono 5 euro per una bottiglietta da mezzo litro di acqua naturale e l’entrata a tutti i bagni pubblici ha un costo di 50 centesimi. Sigh.
Articolo davvero interessante, e allo stesso tempo sconvolgente…riusciamo sempre a buttare soldi con serenità!
…perchè mica lo capiamo, che i soldi buttati sono i nostri ;)
…Vogliamo parlare della grafica di Folon utilizzata nei cartelloni pubblicitari per la realizzazione della linea 1 della tranvia di Firenze e del suo improbabile slogan? Uno Due Tram Via!
Altri soldi rubati, tanti putroppo. Tanta paga Pantalone, anzi Stenterello che è la maschera di Firenze!!
..ahahahahha…un mito! :D
Mi hai fatto morir dalle risate, anche se c’è ben poco da ridere…
Alcune di queste perle italiane non le conoscevo. Complimenti per l’articolo.
Ciao Sara bell’articolo. Cosa posso dire non ho studiato grafica come te e non me ne intendo di composizione grafica anzi dovrò farmene una cultura come ho visto e ti do ragione siamo un popolo di bigotti davanti all’evidenza di ogni cosa usiamo la strategia della lumaca e cioè ci ritiriamo nella nostra chiocciola abbiamo paura di tirare fuori le … e metterci in gioco.
Quello che dici è vero si può ambire in questo paese di artisti e grandi scultori e inventori ad avere meglio di quello che abbiamo per via di web invece siamo ai passi del povero limone spremuto.
Io Vignelli non lo conosco e ne sono fiero; di pressapochismi e simili ce n’è già tanto in giro che uno in più non serve proprio. E’ grazie a queste cose che il nostro paese va a puttane. grazie per l’articolo; è veramente grande e traigcamente vero…
Il “nostro” paese va a rotoli tutto, dalla distruzione dello stato sociale, al lavoro, alla scuola, ecc.
E ci va ANCHE perché abbiamo “smesso” di essere vivi noi tutti.
Da tempo ormai strilliamo come babbuini su blog e spazi virtuali di ogni genere, e fintanto che le urla e la rabbia rimane virtuale la casta prospera contenta e beata nel loro lardo.
Credo che sia arrivato(tardi)il tempo di farsi sentire e fare notare a questi signori che ci siamo, siamo reali e anche arrabiati.
Scusate lo sfogo: ma la stragrande maggioranza degli italiani, non immagina nemmeno lontanamente che fine faremo negli anni a venire.
Io ho quasi settantanni, ma credo che @rchie abbia centrato il problema. Ancora oggi vado a lavorare a milano con il treno e ho notato, non senza rammarico, che nonostante i ritardi, a volte pesanti, non succede nulla: solo mugugni e basta. Anni fa saremmo scesi sui binari, come abbiamo fatto spesso, bloccando la circolazione dei treni per ore.
La nostra generazione ha sudato e fatto sacrifici (scioperi e altre manifestazioni) per avere quello che, purtroppo, c’era. Il web è bello, io stesso lo uso pesantemente anche per lavoro, ma purtroppo da solo non va da nessuna parte; certo è comodo reclamare seduti davanti al PC ma questo dove porta? In nessun luogo. Tra pochi anni saremo tornati indietro di secoli con le aziende a farla da padrone con chiunque lavori per loro con la certezza di poter licenziare chiunque in ogni momento. Mobbing, insulti, vessazioni già oggi sono all’ordine del giorno in parecchie realtà; non ci vorrà molto perchè la cosa si estenda. Peccato potrebbe essere molto diverso.
Vorrei tanto dirti che hai scritto un sacco di fesserie, mi odieresti ma almeno saremo messi meglio in questo settore :-) Purtroppo invece è proprio così. Ti dico: ci sono bravi, ne conosco, non molti, ma alcuni sono davvero bravi. Purtroppo non mi sembra in gran numero, almeno rispetto ad altri paesi.
Ho progetti in atto e non ti dico la difficoltà di trovare persone con un livello decente che mi accontenti. Senza parlare poi che pure quelli di medio basso livello hanno il coraggio di spararti cifre assurde. Conosco e vado spesso in alcuni siti di grafici americani e vedo cose fantastiche, eppure useranno gli stessi nostri software no? :-)
Anche per cose non complicatissime, tipo un sito in WordPress, mi sono dovuto rivolgere a grafici stranieri che non solo mi hanno realizzato ottimi lavori ma anche a prezzi accessibilissimi.
Grafici decenti, palesatevi :-)
Dire non ho parole sarebbe riduttivo, se provassi a scrivere qualcosa non ci riuscirei, volete sapere perchè?
La tastiera scappa per tutta la casa, si rifiuta di farmi scrivere commenti, le ho promesso che mi sarei pronunciato solo in parte su questo scempio…
Io a 10 anni su paint già facevo le scritte con effetti DDD.
Ah non si è capito? Dai dicevo effetti 3D, vabbè la smetto…
Però visto i lavori grafici italiani, posso prendermi la briga d scrivere qualche cavoleria…
Diciamo che è da qualche annetto che mi sono dato al web design, i miei lavori non sono eccellenti, però almeno ho intenzione di migliorare, seguo videoguide, tutorials, e qualsiasicosa abbia a che fare con quello che voglio fare (cerco di imparare qualcosa da chi fa questo da anni [ecco perchè seguo questo sito :D]), però sinceramente vedere tanti mila euro spesi per dei disegnini stile “quanto sono bello da 1 a 10 su facebook” mi viene un leggero attacco intestinale… mah speriamo che l’Italia si riprenda…
Sono sempre io…
Si quello delle tre D…Non voglio fare polemiche polemicose… Però siete andati sul sito di Massimo Vignelli?
Il fantomatico designer della Esse di Salerno, il sole sul mare e bla bla bla?
Avete dato un’occhiata al suo sito? Al design del suo sito? Il layout tabellare??? Cioè dico… Il Layout tabellare???
Sono anni (almeno più di dieci) che i migliori designer di questo mondo sconsigliano l’uso delle tabelle per la realizzazione di stili… Vabbè non dico più niente… Da oggi mi chiamo “pinco pallino mega designer” e mi faccio riempire le tasche di mila euro facendo disegnini in paint… Tanto siamo italiani…
Sono…………………. SCONVOLTO!………… ti giuro non ho parole. Dammi 10 minuti per riprendermi….
hai dimenticato la grafica della rai e soprattutto di raisport…
L’importante è che sia
Fascinosamente sposato all’immagine archetipica dell’atto scultoreo quale modellazione fisica di una massa monolitica informe, il logo parte dall’essenza primigenia della creazione artistica: la materia, tutto il resto è noia! -.-” per dirla al meglio che riesco sono BASITO! Mi sta passando l’appetito!
A me sinceramente sembra assurdo sparare su un grafico come Vignelli e poi ammettere di non conoscerlo…poi vabbè, punti di vista…
vabè il logo di quel tal vignelli, ma vi segnalo sto fontana che vende una cagata che posso fare anche io in 5 MINUTI per 5000000 (5 MILIONI)!!!
Assurdo!!!
questo il link
http://www.myluxury.it/articolo/concetto-spaziale-attesa-di-lucio-fontana-asta-milionaria/198/
Io penso che non si possa criticare qualcuno senza prima documentarsi a dovere. Massimo Vignelli ha un curriculum invidiabile, e non può essere paragonato ai designer improvvisati più volte citati nei commenti. Se poi il marchio di Salerno sia frutto di un attacco di demenza senile è un altro paio di maniche.
Complimenti… bellissimo post.
La storia dei 45 milioni di euro per quel sito di … si può dire MERDA?….
è allucinante… anche se già la conoscevamo, rimane un capitolo vergognoso della storia del design italiano.
Incompetenti, incapaci, ladri, zozzi e facciatosta!
Avevo sentito già alcune di queste notizie in televisione. Ed è semplicemente VERGOGNOSO! Un’altro spreco di soldi, che potrebbero essere destinati ad ben altro.
Ma visto come vanno le cose, ho il serio dubbio che tutti quei soldi siano andati ai creatori del logo…secondo me hanno fatto 50% e 50% ….ma almeno questa spesa (anche se eccessiva) nei conti è giustificata…e c’è la ricevuta!
PS: Personalmente il nuovo logo dell’italia a me piace, mentre il primo era veramente orribile…e il concept grafico mi ha fatto morir dal ridere!!! :D
Bellissimo articolo e allo stesso tempo sconvolgente!!
Fa fastidio vedere certe cose… Fa fastidio la faccia tosta di chi approva certe scelte grafiche approssimative quando non addirittura vomitevoli dopo aver indetto concorsi con l’unico scopo di far vincere il cugino o chi ha messo la banconota più grossa nella busta del progetto… Ma più di tutto fa fastidio leggere certe cifre quando poi c’é gente come un mio amico pugliese che per l’equivalente di due caramelle e una pacca sulla spalla ha preparato, in maniera talmente professionale che a momenti pensavo mi avesse preso per un qualche altro cliente, un logo per il mio gruppo musicale che a confronto certe puttanate (passatemi la volgarità ma non riesco a trattenermi) sono da appendere sulla parte in angolo del muro dell’asilo nido, compreso il logo di Roma.
Solita italietta, io dal canto mio cerco di fare il mio lavoro, che nulla ha a che fare con tutto ciò ma che condivide molti aspetti soprattutto quando si parla di appalti e concorsi, e di farlo al meglio.
Bellissimo questo articolo, senza parole oppure tante ne avrei da dire. Ad ogni modo, meglio dare solo i miei complimenti a Sara :-)
E’ davvero incredibile che tali soldi vadino a finire a gente davvero incapace. E appoggio totalmente l’ultima frase che secondo me è la frase centrale di questo articolo:
“E la cosa triste è che ci siamo abituati a questo genere di notizie. Che ormai siamo talmente rassegnati che neanche ci proviamo, a presentarci noi stessi, con progetti grafici degni di questo nome. Tanto vincono i raccomandati. Tanto chi seleziona non è in grado di discernere un logo da un tartufo. E cosi partecipano gli scarsi, vincono i pessimi, e li paghiamo con i nostri soldi.”
Ancor più appoggio il pensiero “chi seleziona non è in grado di discernere un logo da un tartufo”.
Carissima Sara quello che dici è molto triste. Ma come si dice….: chi è senza peccato scalgi la prima pietra.
Ti ricordo che il seguente sito e relativa società(http://yithemes.com/) non mi semba siano registrati in italia. Come mai?
Problemi di tasse….
Non ho capito l’intervento … cosa c’entra con il tema del post?
Mi son fatta la stessa domanda…mah!
In Sicilia si direbbe: “ti puncisti?” (ti sei punto?) ovvero, che questo post abbia “colpito” qualcuno in particolare tra le varie citazioni fatte da Sarah???
Il livello dei designers italiani e molto più di quello che abbiamo visto in questo bell articolo.
Purtroppo commissionano i lavori non a chi se lo merita ma a chi conoscono, insomma manca la meritocrazia.
Anche nel settore del web design o graphic design in italia esistono creativi di livello e con gli attributi basterebbe dare una possibilità a tutti.
Noi la possibilità la diamo e in una competizione dove e il cliente stesso a decidere il progetto migliore assicuriamo anche quella meritocrazia che le istituzioni non considerano.
Mi piacerebbe vedere quanti di voi saprebbero far meglio di quei loghi o siti mostrati in quest articolo.
P.S. se però avete timore di mettervi in competizione e in discussione allora crowdsite non fa per voi.