Diventare freelance: il primo cambiamento è interiore
La crisi economica che da diversi anni investe senza sosta l’intero pianeta, sta eliminando inesorabilmente la vecchia figura del lavoro fisso lasciando spazio a nuove tipologie di rapporti di lavoro che diventano sempre più precari, sottopagati e con sempre meno diritti.
Per i neolaureati – finiti gli studi – l’impresa di riuscire a trovare un buon posto di lavoro che rispecchi il percorso di studi effettuato diventa oggi sempre più ardua e vedere sfumare anni di sacrifici investiti sulla propria formazione, mette un po’ di malumore nella nuova generazione che ormai sta perdendo ogni speranza.
Fortunatamente non tutto è perduto. Colpa dello scenario internazionale appena descritto e un po’ anche della passione e voglia di mettersi in gioco che arde in molti giovani, lavorare da freelance è qualcosa che sta prendendo sempre più piede anche nel belpaese.
Ultimamente capita sempre più spesso che i lettori di YIW ci scrivano chiedendoci consigli su com’è possibile vivere da freelance facendo i web designer. Le domande più comuni sono: “Si può vivere da freelance lavorando da casa?” o “Quali requisiti devo avere?” o ancora “Come faccio a lasciare il mio lavoro sicuro per qualcosa di completamente ignoto?”.
Questo articolo parla del cambiamento personale, tratta più del “chi” dobbiamo diventare che di quello che dobbiamo fare.
Prima di addentrarci nel nocciolo dell’argomento proviamo a rispondere alla prima domanda: “Si può vivere da freelance lavorando da casa?”
Si può vivere da freelance lavorando da casa?
C’è qualcuno che ancora oggi crede che questo sia impossibile, come per esempio l’autore di questo commento lasciato sulla fan page di YIW in occasione del lancio del nostro seminario:
Addirittura lavorare da casa come freelance è visto come un’illusione o un facile idealismo.
A queste affermazioni non è necessario rispondere con chissà quali giri di parole, sono sempre i fatti a parlare. E i fatti dicono che in Italia le persone che lavorano da casa come freelance sono tante e in continua crescita, e personalmente nel nostro settore ho avuto modo di conoscerne parecchie.
Basta cercare sul web, tra blog, forum, gruppi Facebook, ecc., per vedere che il popolo dei freelance c’è, esiste ed è sempre più numeroso. È anche vero che sul web si trova di tutto, e in questi ritrovi virtuali oltre ai freelance professionisti ci sono anche tanti aspiranti e/o presunti tali. L’importante è non generalizzare.
Una delle prime cose da sfatare è quindi il dubbio che questo “sogno” possa essere davvero realizzato. Con il tempo ho imparato che nella vita non esistono limiti a ciò che possiamo realmente fare se ciò che facciamo viene dall’anima ed è alimentato costantemente dalla passione.
L’unico limite che abbiamo è porci un limite.
Abbiamo detto che non è una cosa impossibile da riuscire a ottenere, ma questo non significa che sia tutto così facile.
E’ il sogno di molti ma non è così facile riuscire. Perché?
Come ho già analizzato in un precedente articolo, lavorare da freelance è una vera e propria attività imprenditoriale e come tale richiede le giuste doti di marketing, di management e di comunicazione, oltre alle competenze tecniche. Su questi argomenti abbiamo pure tenuto un seminario: “Web Designer Freelance”, lo scorso 26 novembre a Milano.
Oltre a questi fattori da prendere in considerazione, c’è però un altro aspetto – per certi versi ancora più importante, di cui non abbiamo parlato – che influisce profondamente nel passaggio da lavoratore dipendente a freelance: si tratta della nostra indole.
Come influisce la nostra indole sul lavoro da freelance?
Il nocciolo della questione sono i cambiamenti che attraversiamo interiormente e chi diventiamo in questo processo. Per alcuni è facile. Per altri, il viaggio può essere impossibile.
Anche se siamo tutti esseri umani e come tali abbiamo paure, convinzioni, dubbi, pregi e difetti, ognuno di noi reagisce a questi input in maniera completamente diversa.
Quando parliamo di soldi e delle emozioni che questi provocano, ognuno reagisce in modo diverso. Ed è proprio come reagiamo alle emozioni che determina spesso da quale parte scegliamo di stare. Per riuscire e avere successo bisogna possedere più delle semplici abilità tecniche.
Ci sono persone che pur avendo ottime qualità e competenze nel proprio settore, in situazioni particolari si lasciano sopraffare completamente dallo stress, dalla paura e dalla frustrazione: tutte emozioni che prendono il sopravvento sulla mente razionale. Così può capitare di buttarsi giù e pensare di mollare tutto di fronte all’ennesimo rifiuto di un preventivo da parte di un cliente, oppure dopo essersi resi conto di aver commesso degli errori.
Ciò che accade, è solo ciò che accade, ma come noi lo percepiamo è un’altra questione. [Conversazione con Dio -Neale D. Walsch]
Tutti commettiamo degli errori. È il modo in cui reagiamo ai nostri errori che fa la differenza. Un errore non deve essere mai percepito come una sconfitta, anzi, si tratta di una grandissima opportunità che ci ha permesso di imparare una nuova lezione. Lezioni che spesso non stanno scritte su nessun manuale :)
Scoraggiarsi, pensare di non farcela e di essere degli incapaci, convincersi di non essere in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati, ecc.. questi modi di pensare sono deleteri e altamente limitanti e sono proprio questi che ti faranno fallire, non di certo le tue competenze tecniche.
Quello che più conta in questo passaggio di vedute è ciò che siamo interiormente. La nostra indole.
È possibile cambiare la propria indole?
Tutti possiamo cambiare. Ma cambiare indole è molto diverso dal semplice cambiare lavoro o professione. Significa cambiare se stessi nella profondità del proprio animo e iniziare a vedere il mondo con occhi diversi.
Non tutte le persone sono inclini ai cambiamenti, ci sono quelli che lo fanno con semplicità perché accolgono il cambiamento con piacere, altre invece lo combattono, sono restie anche a cambiare la disposizione degli oggetti sulla propria scrivania :)
Senza dubbio è molto complesso andare a modificare degli automatismi reiterati nel tempo e appresi magari dai nostri genitori o da chi ci stava vicino quando eravamo bambini. Cambiare abitudini e pensieri è qualcosa che richiede molto impegno.
Oggi capita sempre più spesso di fermarci alle prime difficoltà e ai primi errori commessi. Per riuscire a cambiare davvero ci vogliono determinazione e costanza. Da bambino quante volte sei caduto prima di riuscire ad andare in bicicletta da solo? Se avessi abbandonato dopo le prime cadute, oggi molto probabilmente non sapresti andare in bici.
Per cambiare la propria indole quindi bisogna lavorare molto su se stessi. Sei disposto a farlo?
In giro ci sono molti libri e corsi che possono aiutarti in questo processo di cambiamento, uno dei tanti libri che posso consigliarti è “Leader di te stesso” di Roberto Re, ma ricorda che a fare la differenza sono sempre la determinazione e la costanza con cui affronterai questo percorso.
Cambiare lavoro?
Passare dal lavoro fisso e sicuro a qualcosa di completamente ignoto e rischioso per molti può essere un vero e proprio dramma, questo anche perché siamo stati cresciuti e formati con l’idea di “trovarci” un posto di lavoro anziché di “crearcelo”.
Ovviamente se al momento siamo senza lavoro o studenti, provare a svolgere il web designer da freelance è piuttosto semplice. Basta semplicemente provarci, non si corrono grandissimi rischi. Magari inizialmente per abbattere la pesante tassazione imposta dallo stato Italiano, si può scegliere di lavorare con ritenuta d’acconto facendo delle prestazioni occasionali.
Quando invece si ha già un lavoro fisso che garantisce comunque una buona entrata mensile, si ha famiglia, si hanno dei figli e magari un affitto o un mutuo da pagare mensilmente, la questione non è per niente facile. Ci vuole una grande forza d’animo e tanto coraggio per riuscire ad azzardare il grande salto. E così dentro di te s’innesca una vera e propria “battaglia” che rende le cose molto più difficili. Il problema sta nella lotta interiore tra chi non sei più e chi vuoi diventare. Quella parte di te che ancora cerca sicurezza si scontra con quella che vuole la libertà e desidera ardentemente inseguire sogni e passioni. E solo tu puoi decidere quale vincerà.
Conclusione
In questo articolo abbiamo visto uno degli aspetti che ritengo davvero indispensabili per svolgere una qualsiasi attività imprenditoriale senza il rischio di fallire nel giro di pochissimo tempo: la propria indole.
Le cose però non vanno mai improvvisate, per questo motivo nel mio prossimo articolo voglio darti qualche consiglio concreto su come compiere il passaggio da dipendente a freelance in modo graduale, così da abbandonare il tuo posto di lavoro fisso solo dopo aver ottenuto la certezza di un’entrata mensile che possa permetterti di andare avanti nella vita di tutti i giorni. Senza correre inutili rischi.
Concludo con una citazione che mi piace particolarmente e la dedico proprio a te che senti ardere dentro il desiderio di inseguire i tuoi sogni e le tue passioni.
Va avanti. Fa qualsiasi cosa ami veramente. Non fare altro. Hai così poco tempo. Come puoi pensare di sprecare anche un solo momento facendo qualcosa che non ti piace? Questo non è vivere, questo è morire. [Conversazione con Dio - Neale D. Walsch]
24 commenti
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Eddai! L’immagine è bellissima!! *__*
Aspetto con ansia il prossimo articolo ellosai! *_*
lori, il prossimo articolo sarà interessante, ma affrontare il tutto con la giusta indole è FONDAMENTALE! Tutti i consigli e le strategie che possiamo condividere non porteranno da nessuna parte se si affronta il percorso con la visione sbagliata :)
“Tutti commettiamo degli errori. È il modo in cui reagiamo ai nostri errori che fa la differenza.” Questa te la rubo :)
Non condivido il fatto che per un giovane disoccupato o che ha appena finito gli studi sia facile fare il freelance… Certo, è più facile, ci sono meno rischi, ma qualcosa da perdere c’è sempre!
Per avviare un azienda ci vogliono soldi e per un giovane laureato o disoccupato diventa difficile.
ciao nicola, non è che sia facile fare il freelance da disoccupati o da studenti, quello che intendevo dire è che provare a mettersi in gioco in questo settore è sicuramente più semplice, perchè con le giuste scelte si ha davvero poco da perdere dal punto di vista economico.
nessuno ti obbliga ad avviare un’azienda in fase iniziale, stiamo parlando di fare il freelance, non di avviare una startup. e fin quando i ricavi non superano i 5.000 euro l’anno, operando con ritenuta d’acconto, non hai nemmeno adempienze fiscali e tasse da pagare.
in questi casi si può iniziare anche senza avere dei grandi risparmi da investire su se stessi, non credi?
superato poi il tetto dei 5.000 euro l’anno diventa necessario aprire partita iva, ma con il nuovo regime dei minimi (per aderire bisogna avere un fatturato che non superi i 30.000 euro annuali) anche in questo caso ci sono tante agevolazioni e tasse ridotte al minimo. inoltre, non so se hai letto o sentito in giro, in questi giorni il nuovo governo sta lavorando per semplificare anche l’avvio di una nuova società a responsabilità limitata per i giovani che hanno un’età che non superi i 35 anni, riducendo di tantissimo – anche qui – i costi per l’avvio.
credo che un aspirante freelance dovrebbe fare un passo alla volta :)
Ciao Nando,
amo questo tuo modo di motivare gli altri :)
Il libro di Roberto Re (che ho conosciuto proprio grazie a te) è fantastico e lo consiglio anche io a tutti; come dici tu però il lavoro da fare per cambiare è davvero tanto e le lotte interiori che si innescano non sono sempre facili da gestire, anzi, soprattutto se si ha già un posto fisso e una certa sicurezza economica….La cosa ideale da fare in questi casi è eliminare il preconcetto sociale secondo il quale “se hai un posto fisso, tienitelo stretto” perché a mio parere limita molto le azioni di una persona e tenta di “ucciderne” le ambizioni (ci sto passando in pieno in questo periodo), solo che non è una cosa facile da fare.
Aspetto con ansia le prossime puntate ;)
Quoto tutto quanto da te detto Tizi :)
ciao tizi,
innanzitutto grazie per le bellissime parole :)
sì, c’è davvero tanto lavoro da fare su se stessi e so che non è per niente facile. è davvero tosta la battaglia con i propri pensieri limitanti. però ti posso assicurare una cosa, determinazione e costanza alla fine vincono sempre, quindi non mollare mai per nessun motivo e vedrai che arriveranno presto i primi risultati :)
hai detto una grandissima verità :) a tal proposito ti consiglio un’interessantissima lettura: i quadranti del cashflow di robert kiyosaki che personalmente mi ha dato davvero tanto e parla esattamente del concetto che hai espresso :)
Freelance si nasce o freelance si diventa? Diciamo che si può riassumere il post con questa domanda?
Bravo Nando, hai dato un ottimo spunto per capire cosa spinge una persona ad essere freelance oppure no: l’indole (o il carattere) e (secondo me) la generazione a cui si appartiene. Spiego meglio: io ho “rallentato” un attimo gli studi perché ho cominciato a lavorare (con qualche ritenuta d’acconto all’inizio) e poi ho aperto P.IVA, ma tutto sempre da casa, quindi sono proprio partito con la mentalità del freelance. Invece i miei genitori concepiscono il lavoro come “ufficio 8-17 o 9-18″, con le classiche 8 ore…
I tempi cambiano e secondo me bisogna sapersi adattare, non limitarsi a ciò che si ha ma continuare a crescere e migliorare (siate affamati, siate folli) per “resistere” e superare i tempi duri come quello attuale.
E’ chiaro che bisogna avere una buona dose di determinazione, essere capaci di rialzarsi dai propri errori e guardare sempre avanti, altrimenti verremo “mangiati” da chi è più intraprendente.
Concludo dicendo che secondo me al 50% si nasce freelance e al 50% ci si può migliorare nel corso degli anni…
ciao alessandro, mi trovi perfettamente d’accordo su tutto :)
purtroppo credo che il problema principale, oltre ad essere culturale (di genitori e nonni che ti dicono sin da ragazzino di studiare, laurearti e poi trovarti un buon posto di lavoro fisso) è anche formativo. il sistema formativo italiano non forma neanche lontanamente aspiranti imprenditori, ma certi dipendenti! parlo di “imprenditori” perchè ritengo comunque il freelance un imprenditore.
parlando di indole, ovviamente non tutti siamo uguali. ci sono percone che nascono e vivono per fare i dipendenti, amano la sicurezza del posto fisso e non vogliono avere altri grattacapi cui pensare finite le otto ore di lavoro, ma questo è un altro discorso :)
Non è facile dall’oggi al domani lasciare un posto fisso (chi ce l’ha) per crearsi un’attività da freelance.Credo che si hanno molti contro e pochi pro.Nel web designer basta un’errore minimo per mandare in fumo un’attività: detto ciò dico anche è giusto percorrere i propri sogni,perfezionarsi sempre.Ma non è facile.Io ad esempio, ho un difetto, vado in panico se devo fare un lavoro,ma non perchè non abbia competenze tecniche,ma non so, è il mio carattere, ho paura di non essere all’altezza del lavoro assegnatomi.Poi però, dopo, molto dopo mi calmo. Spero di cambiare perchè mi “invalida” ancora di più. Ottimo articolo, SuperNando ;)
ciao ivan, grazie per i complimenti.
è proprio questo quello che dobbiamo imparare a vincere, le nostre paure. tutti i giorni le nostre paure, preoccupazioni e ansie, se non controllate, limitano di tantissimo i risultati che possiamo raggiungere e in molti casisono proprio la causa dei nostro fallimenti. non è affatto facile cambiare, anzi, lavorare su se stessi nel profondo è una delle cose più difficili da fare, ma se non facciamo nulla per migliorarci una cosa è certa, il cambiamento non avverrà mai! un abbracio ivan e non mollare mai :)
Bellissimo articolo caro Nando. C’è un commento che voglio proprio fare e che riguarda la facilità o meno di vivere da freelance.
Quello che sto imparando a mie spese, riguardo all’essere freelance, è che se non hai partita iva, difficilmente prendi lavori di un certo tipo. Quindi le ritenute vanno bene, ma solo per piccole cose (capita spesso che il cliente non accetti un preventivo solo perchè non ho partita iva). Allora ok, decido di fare il grande passo, e regolarizzare la mia situazione professionale, ed è li che iniziano tutti i se e tutti i ma:
– Ma se adesso non vendo siti, come posso mantenere le spese della partita iva visto che ogni tre mesi ci sono quei cavolo di 800€ circa di INPS da pagare?
– Come riesco a trovare tanto lavoro per almeno pagare le spese?
La situazione potrebbe migliorare cercando di sviluppare delle rendite passive, e quindi “mettere in salvo il deterano” e riuscire ad avere quel gruzzoletto che ti permette di far fronte alle tasse. Ma è davvero così semplice generare rendite passive? Lo scopriremo nella prossima puntata ahah
grazie calò :)
credo che se oltre alla giusta indole si possiedono anche delle ottime qualità tecniche/creative, grazie al web oggi può essere abbastanza semplice raggiungere determinati obiettivi. rispetto alla precedente generazione abbiamo internet, uno strumento che – se saputo usare – ti permette di raggiungere un vastissimo numero di persone senza neanche doverti muovere dalla sedia della tua scrivania :)
Credo che purtroppo per molti giovani diventare freelance, attualmente,sia l’unica alternativa per lavorare.
Fortunatamente ci sono anche persone che, come nel mio caso, decidono volontariamente di diventarlo per propria indole. Non tutti sono infatti adatti al post fisso, che sicuramente offre determinati privilegi (la sicurezza) ma al tempo stesso può divenire sinonimo di noia e pesante routine, per chi ama mettersi in gioco e avere una vita professionale più movimentata e sfaccettata.
Fatto sta, comunque, che professionisti non ci si improvvisa e prima di intraprendere un’attività autonoma è saggio acquisire un minimo di esperienza e competenze. Lavorare come dipendente per qualche anno è, perciò, a mio avviso indispensabile, non solo per acquisire un bagaglio di conoscenze (senza quelle non si può far nulla!) ma anche per entrare a contatto con le dinamiche lavorative, imparare a gestire i clienti e capire come funziona un’azienda.
Un altro fattore che reputo importante è iniziare a lavorare quando si studia. Meglio laurearsi con un po’ di ritardo (malgrado certi ministri dicano che sia da bamboccioni!) ma entrare pian piano a contatto con il mondo del lavoro, per non ritrovarsi completamente spiazzati una volta finita l’Università. Tra Università e universo professionale, in Italia, attualmente c’è un vero e proprio abisso. E iniziare a lavorare mentre si studia è forse l’unica soluzione per colmarlo, almeno in parte.
ciao evelyn,
condivido pienamente questo tuo pensiero. purtroppo il nostro sistema formativo è rimasto completamente arenato alla cultura delle diverse generazioni che ci hanno preceduto. il mondo è cambiato, e continua a cambiare ogni giorno che passa, mentre la nuova generazione spende il proprio tempo a fotografarsi con il cellulare e pubblicare le proprie foto su facebook. che futuro ci aspetta?
Evelyn sono d’accordissimo con te sui punti da te toccati: lavorare fin dai tempi dell’università e lavorare qualche anno da dipendenti. Personalmente, ho sempre avuto aspirazioni di indipendenza ma sono sempre stata pesantemente frenata dalla mia fragilità emotiva:indole ansiosa ereditata dalla mia mamma, paura di sbagliare, profondo senso di inadeguatezza che spesso mi coglie nelle relazioni interpersonali (una sorta di atavico complesso di inferiorità rispetto a qualsivoglia interlocutore, anche quando mi è interiormente palese la SUA inferiorità rispetto a me!!! ma tant’è…)
nonostante tali pesanti fattori di “self-handicapping”, mi sono sempre cimentata in nuove sfide ed esperienze spesso e volentieri con cadute notevoli che mi hanno lasciato a pezzi per molto tempo.
Fin dai tempi dell’università mi sono data da fare con ripetizioni private, baby-sitting, old-sitting (si può dire?), attività di sondaggi, collaborazioni con testate locali, volantinaggio, ne ho fatte di ogni sorta.
Poi sono arrivati i primi stages, le prime esperienze vere in aziende e studi prof.li: dopo 9 anni di esperienze davvero variegate, sono sempre più convinta di non essere fatta per il posto fisso (che ho da cinque anni, il periodo di tempo più lungo in cui sono riuscita a fermarmi in un posto). Sono giunta al grande salto…sto seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi delle dimissioni spontanee da un’azienda solida ed in costante crescita ma che mi provoca sofferenza. Ce la farò questa volta? è una follia?
Bellissimo articolo Nando, condivido tutto in pieno! Mi trovo proprio nella condizione di avere un lavoro fisso che non mio soddisfa per niente, e il desiderio di essere il capo di me stesso! Ci sto provando piano piano, ma non riesco a fare il grande salto! Sono 10 anni che (per fortuna o per sfortuna) lavoro con contratto indeterminato, e questa cosa mi ha infatti portato a sopprimere tanti desideri ed esperienze che avrei voluto fare, tipo lavorare all’estero. A volte ho sperato di perdere il lavoro per trovarmi appunto nella condizioni di provarci senza aver nulla da perdere… Ma comunque non demordo… per fortuna ho una moglie che mi stimola molto in questo senso, lei lavora per se stessa e vorrebbe che io facessi la stessa cosa.. E’ un lungo cammino..ma ci arriverò…
daniele, allora gli ultimi secondi del video che ho condiviso alla fine dell’articolo sono dedicati proprio a te e a tutti quelli che si trovano nella tua stessa condizione :)
Ciao Nando, come al solito l’articolo è stato molto interessante. Sinceramente avrei preferito avessi approfondito il punto che vede (la mia categoria) quei lavoratori dipendenti che, chi per un motivo chi per un altro, hanno voglia di intraprendere l’avventura da freelance… Mi sarebbe piaciuto capire con più percisione quali sono gli aspetti che dovrei avere più sotto controllo, come muovere i primi passi per un cambiamento indolore, con quale capitale partire. Poi, quelli come me che “switchiano” da dipendente a freelance, magari con 3, 4, 5 anni di esperienza si possono già definire professionisti, la partita iva è d’obbligo. Quale è quindi il regime fiscale migliore a cui affidarsi? Sai avrei 1 milione di domande a cui cerco una risposta… :)
Ciao M., nel prossimo articolo vedrò di rispondere proprio ad alcune di queste domande :)
come dicevo la scelta di passare da dipendente a freelance diventa molto più difficile per chi ha un posto fisso che gli garantisce una buona entrata mensile e soprattutto si ritrova anche con una famiglia (con uno o due figli) da mantenere e/o un mutuo (o affitto) da pagare ogni mese. non si può rischiare di buttare tutte alle ortiche e le scelte vanno ponderate e pianificate per bene. alla prossima e grazie per essere intervenuto :)
Ottimo articolo Nando, fai una panoramica sui veri problemi che un web designer si pone per fare il grande passo.
Di sicuro mai buttarsi a pesce dal posto fisso al lavoro da libero professionista. Sono molte le cose da sapere riguardo il mettersi in proprio, perchè bisogna gestire poi tutto da soli, e credo che questo passo bisogna farlo, quando si è realmente convinti e motivati.
Ecco perchè concordo con te riguardo il cambiamento interiore, della propria indole, come dici tu ;).
Lavorare da casa, io faccio parte di questa categoria, ha numerosi vantaggi, risparmi su vari fronti, poi con il nuovo regime dei minimi al 5% di tasse, il passo è più leggero e meno oneroso.
Io sono al quarto anno con questo regime, ed è l’ultimo, quindi un mio consiglio personale è di non adagiarsi sugli allori, quando si è passati dall’altra sponda e si hanno alcuni clienti fissi o fidelizzati.
Questo perchè con un regime fiscale diverso, ed è questo che mi toccherà fare tra un anno, aumenteranno poi le spese, sopratutto gli studi di settore, che invece il regime dei minimi non ha.
Ecco quindi che posso suggerire di:
- fare il grande passo solo quando motivati e convinti;
- non adagiarsi troppo sul lavoro che è già stato fatto;
- investire per aumentare le proprie conoscenze oltre al web design (gestione del tempo, fatturazione, come trovare nuovi clienti, etc.).
Ad esempio in corsi o studi sul come aumentare la propria brand reputation e creare dei siti che si focalizzano sul risolvere un singolo problema specifico, e non il generico “faccio siti web”.
- Creare delle rendite fisse.
Ad esempio cercando di fidelizzare il cliente, con contratti per la gestione annuale del sito/blog (aggiornamenti di wordpress, plugin, hosting, etc.)
Avere 10/15 clienti, ci portano quindi un fisso annuale ad esempio di 1500/2000 euro, ci permette di pagarci le spese di inps, commercialista, tasse, affitti etc.
Spero di aver dato qualche informazioni in più, oltre al tuo ricco articolo.
Quando lo pubblicherai, parteciperò volentieri alla prossima discussione.
Non è sicuro neanche il posto fisso. Lavoravo in una web agency meno di un anno ed è andata a gambe per aria. Il proprio modo di lavorare e di fare dipende da cosa si mette in gioco e fare una cosa perchè la fanno altri non porta a nulla ma se la persona compete con se stesso allora si riporteranno vittorie e crescita interiore.
NB. Il primo nemico della tua vita sei tu.
Ciao Nando,
non credo che sia un caso che il tuo articolo capiti a breve distanza di tempo dal polverone che si è sollevato in rete per le recenti parole di Monti, che definisce il posto fisso “noioso”.
Probabilmente, considerando alcune situazione attuali e la voracità dei nostri media ad avventarsi sul primo appiglio per polemizzare, non è stata una battuta felice, ma credo che, se interpretata nel modo giusto, abbia un grande significato.
Sono pienamente d’accordo che, in questo contesto, l’indole dell’individuo sia determinante, ma altrettanto valore lo attribuirei, come già stato detto nei commenti, all’aspetto culturale da cui proveniamo. Il posto fisso negli ultimi decenni è stato un valore fondamentale per la nostra società che, associato ad una cultura del risparmio, porta benefici economici anche alle ultime generazioni, basti pensare quanti genitori stanno mantenendo figli “trentenni” disoccupati o con stipendi da fame.
Oggi però il posto fisso, per le nuove leve, è quasi un’utopia e, nella maggior parte dei casi, un’illusione. Le piccole aziende, piuttosto che assumere il 16 dipendente (che come sapete fa scattare un “impegno” differente verso di essi) preferiscono frammentarsi in tante piccole società, al tempo stesso le medie e grandi aziende, piuttosto che assumere un nuovo lavoratore fisso, preferisce affidare il proprio lavoro in outsourcing oppure avvalersi dei servizi delle agenzie di lavoro temporaneo; questa situazione porta svantaggi sia alle aziende, che si ritrovano spesso, a fronte di un impegno economico più importante, senza personale qualificato e stimolato a crescere, sia ai lavoratori stessi che non riescono ad ottenere il fatidico posto fisso.
Detto questo, inseguire, o tenersi stretto, il miraggio del posto fisso genera molte volte uno stato di insoddisfazione cronica e di azzeramento degli stimoli personali in ambito professionale e, considerando che il posto di lavoro, per la maggior parte delle persone, è il luogo dove si passa la maggior parte del proprio tempo, per chi ha dentro di sè quella fiamma che lo spinge a seguire le proprie passioni, sia davvero un peccato.
Capisco benissimo che non sia un passaggio facile per chi ha ottenuto lo status di dipendente a tempo indeterminato mollare tutto ed intraprendere una nuova avventura, io stesso, mia moglie testimone, ci ho messo moltissimo tempo a decidermi e, quando si sono verificati tutti i presupposti per lanciarmi (non senza paracadute, avendo prima individuato alcuni potenziali clienti interessanti alla mia professionalità) ho scoperto che sarei diventato papà! Ammetto di aver pensato di lasciar perdere tutto e fare una scelta “responsabile” rimanendo dov’ero, ma ho pensato che una notizia così bella non poteva che essere di buon auspicio, ho quindi seguito quel pizzico di incoscienza che, credo, sia indispensabile per qualsiasi imprenditore o aspirante tale.
Com’è andata? Benissimo! Non posso aggiungere altro dal punto di vista professionale, unico rammarico è che, data la grossa mole di lavoro, ho meno tempo da passare con la mia famiglia rispetto a chi lavora le classiche 8 ore in ufficio, ma mi sto adoperando anche per sistemare questo aspetto ;-)