Non era cosa per me
Da piccola volevo fare il veterinario…
“Per fare il veterinario devi studiare anni e anni”, dicevano tutti.
Ero perfettamente consapevole di rischiare il parcheggio permanente all’università, ma per salvare poveri animali innocenti da morte sicura avrei fatto di tutto. Di tutto.
“E devi anche maneggiare stomaci e intestini di gente morta…”
Non proprio di tutto.
Avevo appena dieci anni e già mi ritrovavo senza uno straccio di lavoro.
E poi l’architetto…
Dopo esattamente 24 mesi, mia madre mi portò in uno studio di architetti, e lì, da due pennarelli poggiati sul piano di lavoro, mi venne srotolata la pergamena sacra contenente tutto il mio futuro: sarei diventata un architetto.
Ovviamente non sapevo assolutamente di cosa si occupasse un architetto, ma quei pennarelli erano fighissimi, sembravano appena usciti dalla cartoleria della Nasa, e io li volevo. Assolutamente.
Ehm sì, la mia logica adolescenziale mi suggeriva che per arrivare a loro la via più corta sarebbe stata studiare anni e anni una materia che disconoscevo già dal nome.
Con la crescita, sono migliorata, eh.
Piano per diventare architetto
1) Ottenere la cintura nera in educazione tecnica.
2) Partecipare a qualche concorso di qualche tipo di roba con la parola architetto in mezzo. E naturalmente vincerlo.
3) Cominciare da subito a parlare come un architetto.
Il primo giorno del mio futuro da architetto ricevetti una lode dal professore per come tenevo pulite le squadre.
“E’ il minimo professore, noi architetti ci teniamo agli strumenti di lavoro!”
“Eh?”
E poi le avevo appena riesumate dagli strumenti per la scuola comprati a inizio anno, cioè otto mesi prima, e mai usati, quindi dovevano per forza essere immacolate.
Prima della rivelazione adoperavo la copertina della Smemoranda per i lavori di educazione tecnica, in verità aveva varie funzioni: coltello per dividere il buondì con la mia compagna di banco e paravento quando mi scoppiavo i brufoli, ovviamente entrambe le cose avvenivano durante le lezioni.
Poi, i soliti sfasciasogni mi dissero: “Guarda che devi studiare matematica”.
Il mio piano subì un leggero lifting.
Piano per diventare architetto ottenere i pennarelli della Nasa:
1) Pregare mamma per farmeli comprare.
2) Se si rifiuta, dirle che rischio il blocco della crescita.
3) Se continua a rifiutarsi, ucciderla.
No, magari questo no.
Dopo due giorni li avevo completamente dimenticati.
E fui di nuovo disoccupata.
Farò…farò?
A sedici anni: da ottobre a dicembre, volevo fare il coltivatore diretto; da gennaio a marzo, la segretaria; da aprile a luglio, la barbona; e da agosto a settembre, meritata vacanza. Con tutti quei lavori, un mese di riposo ci stava tutto.
Mi iscrissi ad un corso di informatica senza sapere perché.
Ah sì, giocare a solitario con il piccì.
Dopo il primo test scritto, la professoressa mi avvicina e pontifica: “Luciani, mi dispiace dirtelo, ma tu e l’informatica…mmhhh, no, non ci siamo! Non è proprio cosa per te, hai mai pensato ad un lavoro manuale?”
Oh sì che ci pensavo, ero nel periodo in cui volevo diventare toelettatrice per cani.
Non mi sentii per nulla offesa. Chi se ne fregava dell’informatica, di internet! Io volevo solo giocare a solitario! Non avrei mai usato un computer per fare altro, anzi, non avrei mai nemmeno avuto un computer, a cosa poteva servirmi? Per scrivere quei schifosissimi biglietti di auguri con Word Art?
No. Non sapevo nemmeno come arrivarci a WordArt.
A 17 anni mi ammalai e fui costretta ad abbandonare la scuola.
Seguirono sei anni di vuoto cosmico.
A 23 riapprodai alla vita. Da adolescente che non sapeva cosa fare da grande, arrivai ad essere una grande che non sapeva cosa fare e basta. Ero disoccupata, ma stavolta sul serio. Non avevo un diploma, un minuto di esperienze in nessun settore. Nulla.
La cosa per me
Poi qualcuno mi fece conoscere Msn. Comprai il mio primo pc per fare quell’unica cosa che mi interessava fare con un pc oltre al solitario: chattare. (Nella fattispecie con un ragazzo che dal vivo parlava poco, ma in chat aveva il reflusso verboso.)
Dopo due mesi già sapevo scrivere senza guardare la tastiera.
Dopo tre già conoscevo Html e Css.
Dopo tre e mezzo divenni moderatrice in un importante forum del settore.
Dopo quattro ho venduto il mio primo sito.
Dopo cinque ho venduto il secondo.
Dopo sei apertura della partita Iva.
Divenni Webmaster così. Di getto.
E’ scontato affermare che la vita ti porta sempre laddove pensavi di non poter, di non voler andare mai, però è vero, lei lo fa, lo fa da sempre. E quando poi ti trovi lì ti chiedi dove è avvenuta la deviazione per quel luogo assolutamente non adatto alle tue capacità, e quante cose ancora sembrano impossibili per te mentre per loro tu sei possibilissimo?
Me lo chiedo ogni giorno…ok, ogni tanto, e ogni tanto mi do anche la risposta: l’esistenza è piena di snodi, guardi la strada che hai davanti, quanto ti manca alla fine, ma difficilmente vedi cosa c’è in fondo, eppure vai perché ti sembra l’unica che ti sta bene. Poi senti un profumo e qualcuno che ti chiama, prendi una curva. “Tanto torno sulla via principale”, ti dici, ne sei convinto. Seguendo il profumo incontri il qualcuno: è la cosa per te. La vedi sgambettare, senti vivi i suoi passi, non è in fondo, non la devi raggiungere, cammina insieme a te, ti tiene per mano.
A me è andata un po’ diversamente: vagavo scannata in cerca di lavoro, convinta che un pc si accendesse dallo schermo, poi un giorno ho sentito il profumo e la voce a destra. Mentre correvo verso di loro sono inciampata sul sassolino più idiota (Msn), ritrovandomi a pelle d’orso sulla strada chiamata “Viale Web”, che era tragicamente a sinistra. Ho raccolto quel che ne rimaneva delle mie frattaglie e sono schizzata avanti senza pensarci. Ed eccomi qui, a fare un lavoro che mai avrei pensato o sognato di svolgere, ma che mi ha dato tanto, troppo anche per i miei sogni.
A destra c’era la scrittura, nel corso degli anni ho fatto in modo che le due vie si unissero diventando la cosa per me super sayan. :D
Ho incontrato la mia professoressa proprio qualche mese orsono, volevo fermarla per dirle semplicemente questo:
“Già professoressa, aveva ragione lei: non era proprio cosa per me”.
E voi ci siete partiti o ci siete arrivati?
PS: Se ve lo state chiedendo: no, non so ancora come raggiungere WordArt, però giuro che non faccio più uso di Msn. Ho perso il vizio.
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Oggi tocca a me raccontare una storia… | Your Inspiration Web
[...] tinta molto autobiografica: dopo l’analisi (e autoanalisi) di Nando, e la storia semiseria di Francesca, questa settimana dovrete sorbirvi ...





Grande Pika!
Per me sei un esempio da seguire e sono un tuo grandissimo fans!
:D
Continua così ;)
Tu mi incoraggi sempre molto senza farlo mai “tanto per”. Leggere i tuoi commenti mi rende fiera. Grazie, grazie davvero. ;)
Il futuro di ognuno di noi sta nella capacità di affrontare e superare tutte le difficoltà che abbiamo, in barba a chi non crede in noi.
Pika rulez!!
Concordone pieno! ;)
E’ incredibile quanto spesso i docenti -e le persone in genere – siano brave a dare considerazioni sbagliate sulle capacità altrui!
Già, ma in questo caso non aveva tanto torto. Effettivamente, a quei tempi, proprio non sapevo usare un pc, però fa riflettere la sua condanna nei confronti del mio futuro.
Felice di averlo scagionato. :D
Mi domando però quanti credono a persone che dicono loro “Tu non farai mai questo, tu non tu non tu non”. :(
Ti amo.
Ah ah ah, anche a me la docente di informatica aveva detto che non c’era pezza! :D
Grande.
Arianna (un’altra che “fa i siti” per i clienti, smanettona per sé stessa, ecc ecc)
Sorella! :D
Visto? Le abbiamo smentite, tie’. :D
Grande come sempre Pika! Ottimi spunti di riflessione!
Per quanto mi riguarda non si sono mai esposti su quale fosse il campo in cui avrei fallito, genericamente mi hanno sempre detto “Tu nella vita non farai mai niente”.
Forse è una tecnica quella di non dare alcuna speranza a chi studia una determinata materia. O forse è solo una frustrazione personale di chi, nonostante abbia studiato una vita non è riuscito/a a fare quello che voleva…
“Tu nella vita non farai mai niente” me la sono sorbita spesso anche io. :(
Credo più alla seconda che hai detto. La frustrazione personale porta spesso le persone ad “augurare” agli altri di fallire o di non avere le capacità per costruirsi un futuro bello, scintillante, appagante.
Solo che alla fine NOI stiamo facendo quello che più amiamo, e loro, be’, loro sono ancora lì dove li abbiamo lasciati, a investire su chi è già è bravo (ti piace vincere facile, eh?) e ha disintegrare chi invece sta solo cercando la sua via.
A 16 anni non sapevo quale fosse la mia, l’ho scoperto “tardi”, quando mi sentivo pronta a percorrerla senza fermarmi a considerare l’idea di aver sbagliato strada. Come fanno loro ogni santo giorno. ;)
Grande!
Ti conosco da due post ma già mi piaci.. in senso platonico!
ps. peccato tu non abbia accennato al lavoro che avrei voluto fare dai 12 ai 14: l’egittologo!
Grazie. :D
Be’, l’egittologa la volevo fare dai 22 ai 23, un attimo prima dell’allenatrice di pallavolo e due secondi dopo l’agente immobiliare. :D
Avevo anche comprato dei libri sui geroglifici, sapevo tutto sulle divinità egizie, ero abbonata ad Archeo e pensavo di essere la fan number one di Zahi Hawass. Poi dopo aver visto dei documentari sulle mummie e la strafottenza di Hawass, ho deciso che l’Egitto mi stava sullì.
Da qualche tempo però ho iniziato a leggere una saga che tratta questo argomento (Do you know Elizabeth Peters?), mentre mio fratello, dopo una laurea in lingue, si è iscritto ad archeologia. Mi sa che anche se non potrà mai essere il mio lavoro, questo tema non mi abbandonerà mai. :D
Ahahah! Sei troppo forte!
Comunque non conosco Elizabeth Peters ma rimedierò!
Ciao!
anche io ci sono arrivata…sarebbe lunga, avevo cominciato come ragioniera…io ero bravina in informatica, ma la programmazione, boh a volte arrancavo, e infatti non programmo :D
ps cmnq i 17 anni sono sfigati un po’ per tutti eh? io pure ho cominciato a stare male allora e mi sono ripresa solo a 22 anni pure io…
Raccontacela, abbiamo tempo. :D
Sì, l’adolescenza è un casino già di per sé, se poi ci si mettono pure le sfighe, è fatta. -_-’
Abbiamo esperienze comuni e non bellissime, ma alla fine eccoci qui. :)
beh ho semplicemente seguito quello che consigliavano i miei: ragioneria, che ho poi seguito per comodità per seguire la mia amica di allora. di buono mi sono portata dietro solo un po’ di ragioneria che mi è servita come libera professionista e l’informatica. ho arrancato gli ultimi mesi di scuola, ma mi sono diplomata, poi però mi sono ritirata nella mia depression fino ai 22. nel frattempo avevo fatto giusto la babysitter, e i bambini mi hanno aiutata a superarla un po’. poi ho fatto la ragioniera per 3 anni ma nel frattempo cominciavo a smanettare, a girare su irc, a conoscere programmatori, e buttar giù le prime righe di html. all’improvviso ho mandato tutti a quel paese ed ho fatto il corso di webdesign. il resto è storia :D
Laura e Francesca… vi leggo entrambe (Laura da qualche anno in più) per me due grandi! :-)
Leggendo il tuo articolo ho ripercorso mentalmente la mia stessa vita,la metamorfosi di un ragazzo che cazzeggiava al preludio di aspirante web designer,che manco sapeva esistesse tale definizione. Quante volte mi sono sentito dire: “s’impegna ma può fare di più”. Come te, all’epoca qualcuno mi ha fatto conoscere msn in un corso html, ma dopo il corso stavo anche li a cazzeggiare a casa,non sapendo che strada percorrere. Poi non so,mi si è accesa la lampadina ed ora sono web developer (in formazione ancora). Come vorrei andare dai vari professori e dirgli: “Lei che non credeva in me, beh….in pochi anni da autodidatta sono arrivato a studiare html/css e il mondo informatico, qui qualcosa non quadra, uno che marchia come negato per una materia non capirà mai d’informatica, ed invece l’ho smentito.”
Bell’articolo, complimenti
Sì, eravamo intelligenti ma non ci applicavamo. :D
Quello che molti professori dimenticano è che crescendo si cambia, si matura, si trova, appunto, la propria strada e di conseguenza la cosa per noi. ;)
Grazie per i complimenti. ;)
Ciao Pika,
anch’io da piccola sognavo di studiare medicina veterinaria e come te a 10 anni i miei sogni s’infransero su un “troppo studio, troppo difficile trovare poi lavoro”…
Finite le scuole medie volevo segnarmi a grafica pubblicitaria ma secondo mia mamma era meglio studiare per qualcosa che mi avrebbe dato un “lavoro sicuro” ossia un Istituto Tecnico Turistico… Lavoro SICURISSIMO!!
Poi finalmente sono riuscita ad iscrivermi ad un accademia privata dove ho studiato grafica e da allora finalmente faccio quello che mi piace :)
Voglio concludere con questa frase detta dai uno dei più grandi visionari dei nostri tempi:
“Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. Steve Jobs”
Alla fine, se si ha il coraggio di sfondare il muro di critiche e di false certezze che vorrebbero confinarci in uno schema apparentemente sicuro, si arriva sempre a fare e ad essere ciò che si vuole. ;)
Anche io avevo iniziato per caso…e tutt’ora ho la famiglia contro.. ma d’altronde mi è difficile fare un lavoro che non sia artistico..anche se ultimamente i lweb è a dir poco artistico…. Comunque complimenti..quando si dice il tocco divino e la persistenza umana! ;)
Ma se tu sei artistico, allora va bene. :D
Cara Francesca..appunto perchè sono ARTISTICO la mia figura non è interessante.. vogliono tutt’altro tranne l’artistico.. disperazione totale..
Io ancora spero, e sono fiducioso, nella Pika astrofisica, per ora mi accontento di conoscere (seppur virtualmente) la Francesca webmaster :)
AAAAAAAArgh, non mi ci far pensare, son almeno due settimane che sto “lontana” dalle stelle e respiro a fatica. :D
Grazie, sei sempre molto incoraggiante. ;)
…ma eravamo tutti un pò sfigati o sbaglio? :D
ps. Io in alternativa al lavoro attuale ero indecisa se fare: la veterinaria, l’avvocato, la giornalista, la fotografa, l’arredatrice d’interni, l’animatrice….(e tralascio quelli più imbarazzanti :) )
A questo punto direi di sì, lo eravamo tutti. :D
Insomma, se dovessimo scrivere un CV su ciò che avremmo voluto fare ma che non abbiamo fatto, riempiremmo almeno 15 pagine. Mica male. :D
Il mio percorso è stato molto diverso. A 4 anni seduta fuori al balcone in braccio alla mamma le chiedevo cosa fossero quelle luci che mi sorridevano. Le stelle.Non ero come le altre bimbe, schifavo le bambole.
Grazie a mio fratello, a 5 anni conoscevo già la formula chimica dell’acqua , dell’acqua ossigenata e cosa fossero gli enzimi. A 6 anni vidi una foto della Nebulosa di Andromeda. Fu il colpo di fulmine, mi sentii a casa mia e seppi cosa dovevo fare. L’astronoma. Ecco perché le stelle mi sorridevano, mi chiamavano, mi aspettavano. Da allora collezionai libri su libri di astronomia, ebbi il telescopio. Feci il liceo scientifico solo per quello scopo. A 16 anni leggevo L’evoluzione della fisica di Einstein-infelde la capivo. All’esame di maturità portai apposta le uniche due materie che mi sarebbero servite dopo, Inglese e Fisica,A Napoli non esiste la facoltà di astronomia, avrei scelto fisica indirizzo astrofisico.
Si stava realizzando il mio sogno e le materie non erano difficili. Ma neanche 18 enne successe di tutto, 10 anni a crescere figli di altre persone. Non ero matura per fare la mamma, né mi era mai interessato. Per me fu un trama, Studiare con i bambini in braccio e le urla nelle orecchie i problemi delle mamme tutto il dì, senza neanche un grazie da parte delle mamme. Mi venne una forte depressione, Come sai, dopo 3 anni ne uscii da sola. Ma giusto in tempo per ritrovarmi limitata nei movimenti. Mio padre morì. Purtroppo a quei tempi non c’era l’e- learning, non c’era internet e l’università era lontana, non avevo la macchina e nessuno che mi accompagnasse. Dovetti staccare gli studi. 3 anni di visite senza una diagnosi poi il viaggio a torino e la prospettiva della operazione più in là. La mia patologia la conoscevano in pochi a quel tempo, i normali medici mi ridevano in faccia.
Per fortuna a Fisica si studia programmazione, fortran, per l’esame avevo acquistato un 8086 e scoperto l’informatica. Non avevo mai avuto un pc. La mia prima figurella fu che non sapevo come si accendeva, questa cosa la scrissi anche nel mio blog proprio perché non me ne vergogno. Ma da quel momento mi misi a studiare da autodidatta e dopo 18 mesi sapevo tutto del pc, avevo imparato a programmare in gw basic. Il web era ancora lontano, erano i primi anni ’90. Ma intuii che una conoscenza del pc poteva servirmi e seguii un corso regionale di informatica con fase finale alla olivetti di piacenza. Manda il cv ad una azienda nel campo it ma al colloquio mi dissero che non era sufficiente, me ne andai a casa ripromettendomi di imparare più cose e ricontattarli.
Poi ebbi una borsa lavoro, era nel campo fiscale, ma io dalla morte di mio padre avevo imparato come fare le dichiarazioni dei redditi e fui presa. In quei 10 mesi ne approfittai per fare prativa col pc, diventai anche responsabile del sito web, feci programmi in access, fu allora che scoprii l’sql, lo imparai dall’help di access,. a quel tempo non avevo ancora internet a casa, studiavo al lavoro.
Fine borsa, rimandai il cv alla azienda di it, mi ammisero ad un corso di programmazione superai il test finale e accedetti ad una borsa per imparare il cobol, mainframe e queste cose qui. Dopo 3 mesi fui assunta e mandata presso cliente, su un progetto nientepopodimeno che per la telecom.
Poi ci furono gli altri, imparai nuovi linguaggi di programmazione, divenni la punta di diamante delle aziende dove lavoravo, insegnai anche programmazione.
Come sai, purtroppo la mia schiena è sempre malata, non mi consente di viaggiare di qua e di là e giornate intere in ufficio col condizionatore sulle spalle perché i signori colleghi avevano caldo anche d’inverno, l’hanno danneggiata ancora, orma mi è impossibile lavorare in ufficio ma posso lavorare in remoto. Purtroppo il telelavoro è ancora una chimera, ti impongono quasi sempre la piva, ti sfruttano. L’ho anche avuta nel periodo in cui lavorai nel settore viaggi online, testing, copywriting, vendita. Ho ampliato le conoscenze facendo qualche corso di copywriting e stage in pubblicità, sempre comunque continuando la mia professione di programmatore, ma io non sono un webmaster e non so vendere siti come te.
La piva poi l’ho chiusa, costa troppo e preferisco contratti a tempo determinato o a progetto, sempre in telelavoro, ma sono ancora rarissimi e sto scoprendo che o richiedono conoscenze che non ho o prefriscono max 30 anni da sfruttare per bene o preferiscono gli invalidi certificati. Quindi al momento mi arrangio, evitando accuratamente chi vuole sfruttarmi.
Recentemente ho ripreso l’università, ma devo sempre fare i conti con la schiena e così ho scelto una università diversa, più vicina e che offriva l’e learning. Non c’era fisica tra le facoltà, altrimenti avrei scelto quella, ma c’era informatica e mi sono adattata, visto anche il lavoro che faccio.
Finita la laurea in informatica però conto di tornare a fisica e ti dirò: la deviazione verso l’informatica e il copyriting non la considero negativa perché la fisica è una scienza talmente perfetta che si combina perfino con esse.
Nonostante tutto sono stata fortunata. Mi sono ammalata sì, ma proprio in quel periodo nascevano le conoscenze per la mia situazione ed avveniva il boom dell’informaica. Mio padre è morto ma mi ha spronata ad imparare cose che mi hanno portata al primo lavoro. Lui non era quello che desideravo ma quel lavoro mi servito per aumentare le mie conoscenze e accedere al test, diventando programmatore vero. Non ho completato fisica ma grazie a lei sono diventata analista programmatore e so come si lavora per grossi clienti. Non posso spostarmi per i corsi universitari ma oggi c’è l’e-learning. Non posso andare in trasferta ma c’è il telelavoro. Resta solo che questa diventi una realtà lavorativa diffusa ovunque. Sono sicura che avverrà. Siamo ottimisti
La tua storia è sempre molto interessante. E’ che hai saputo reinventarti ogni volta, sfruttando al meglio quello che materialmente potevi fare. ;)
“Recenso va dove nessun uomo è mai giunto prima e mai giungerà”. ;)
Recenso sai bene la mia stima per te, non conoscevo tutta la tua storia, ma solo in parte e dopo questo mi rendo conto, ancora di più, della persona straordinaria che sei.
Io ci sono partito e ci sono anche arrivato, spero anche di rimanerci se è per questo.
mi ricordo che il passo dal “quel coso lo si usa per giocare” a “guarda cosa ho realizzato col pc” lo feci all’inizio del primo superiore (2000) creando un sito web con due compagni di classe, da li iniziai anche a programmare e in estate a lavorare presso aziende IT.
Ora ci lavoro stabile, l’università l’ho lasciata perdere ma continuo a studiare (poco in realtà…purtroppo) da autodidatta…
Le tecnologie web mi interessano sempre anche se non ho mai approfondito il discorso css, sono fermo a metà tra l’uso delle table e l’uso dei div; ma del resto sono un tecnico di rete e dei sistemi quindi va leggermente al di fuori della competenza…
Se hai tempo, approfondisci perché i Css sono veramente un altro mondo. ;)
In ogni caso, in bocca al lupo. :D
Elimina l’uso delle tabelle, a meno che non hai dati tabulati….
Ehi, non vale! Hai copiato parte della mia vita!
Elementari: pure io volevo fare l’architetto. Poi un giorno mostrai a una delle maestre un mio disegno di una casa e le dissi che gliel’avrei costruita e venduta. Prezzo: 3 milioni… di Lire. A bloccare la mia carriera fu insomma il non aver calcolato l’inflazione degli ultimi 3 secoli.
Seguì la fase “programmatore” (di videogiochi), con tanto d’iscrizione allo scientifico sperimentale. In cosa consisteva il suo essere “sperimentale”: nell’apprendimento del Turbo Pascal (e siamo nel 1999!). HTML? “Smettila di dire parolacce, Canella!” C++? “No, non dò i mezzi voti, Canella. O è C o è B.” A ciò si aggiunse la professoressa di Matematica, tale Marcazzani, affettuosamente soprannominata Marcazzaiborg (tanto per rendere l’idea di quanto mi abbia fatto amare la sua materia).
A questo punto mi ribello! Al diavolo la programmazione, vado a fare lettere e diventerò giornalista! M’iscrivo così a una di quelle tante facoltà dai nomi lunghissimi e impronunciabili, ma che fanno tanto figo con le ragazze (se, come no…). Poi arriva il corso di Editoria Multimediale, con tanto di prova finale che consisteva nel creare il layout di un sito web. Segue uno stage nell’ufficio stampa di una casa editrice dove finisco per disegnare i volantini da distribuire poi ai vari giornalisti/critici/vattelapesca (merito del fatto che sul curriculum avevo scritto che sapevo usare Photoshop). Poi finisco in uno studio grafico per pagarmi l’ultimo anno d’università. Comincio a giocare in maniera sempre più seria con Photoshop. E’ l’inizio della fine…
Così, mentre i miei coetanei spendono i soldi di mamma è papà in alcool e droga (sempre siano lodati i luoghi comuni!), io risparmio per comprarmi la suite Adobe e la mia prima tavoletta grafica.
Mamma: “Alessandro, ma non esci stasera?”
Io: “No, prima voglio finire questo fotoritocco.”
Amici: “Ehi, ti va di andarci a bere una birra insieme?”
Io: “No, prima voglio finire questa brochure.”
Fidanzata: “Trombiamo?”
Io: “No, prima voglio finire questo vett… Fanculo i vettoriali!”
E così oggi mi trovo a passare il 90% della giornata a disegnare e a perdere quel poco di diottrie rimaste. Il restante 10% lo passo a scrivere messaggi idioti come questo ^_^
Ahahahahah, la tragica fine di chi usa il pc per lavorare. :D Vita sociale non pervenuta. :D
Ma io sono l’unico che voleva fare il uebdesainer da quando aveva 5 anni? (lo so che non c’era ancora il web… e nemmeno i computer, ma questo é un dettaglio).
Beh, comunque dopo anni e anni sono arrivato ad un livello di competenza tale da essere in grado di distinguere un sito bello da uno brutto.
Ho così potuto constatare che, per quanto mi potessi applicare, riuscivo unicamente a fare siti orrendi.
Così mi sono detto: Non c’é solo il front end; se riuscivo a far sputare fuoco al commodore 64, riuscirò anche a programmare per il uebb.
… ed é nato un amore…
… o una vera e propria malattia; ad esempio:
- Mi capita di avere una voglia irrefrenabile di sviluppare qualcosa (anche se non ho lavori da terminare). Così mi invento che so, un plugin jQuery. Anche se non mi serve. Poi magari ci faccio un tutorial per yiw.
- A volte mi sorprendo a pensare in php, ad organizzare la spesa al supermercato con un paradigma ad oggetti con tanto di debug finale :-(
Ciò nonostante, ancora oggi, periodicamente provo a disegnare un sito.
Dopo qualche ora mi incazzo, mi domando perché diavolo ho installato fotosciopp ed infine mi macino qualche etto di codice per risollevarmi;
abbinato a qualche boccale di birra ghiacciata é una vera terapia!
Ben vengano le voglie irrefrenabili che condividi qui. :D :D
E quando devi programmare, devi programmare. E’ un istinto, un calore, un impulso. Non se fugge. :D
Storia veramente interessante e sicuramente molti di noi si rispecchiano nella tua vita lavorativa. Io vengo da una piccola realtà dove l’uso del pc o mac 10 anni fà era veramente da film di fantascienza. Io sono ho lavorato come tutto fare in uno studio di geometri dove facevo un pò di tutto ma non mi sarei mai aspettato di diventare un grafico 3 anni dopo. Purtroppo quel filo che collega la mano, (che tiene la matita per disegnare) alla parte creativa del cervello io non c’è l ho, quindi ho trovato un valido aiuto nel mouse; improvvisamente mi si è aperto un mondo ….. Che bello!
Un topetto con una codina un po’ troppo lunga e la vita cambia. E’ questo che mi piace dell’esistenza, basta una cosetta, un sassolino, un mouse, un pezzo di carta e ti trovi da tutt’altra parte. ;)
Complimenti per l‘articolo..va al di la del semplice discorso lavorativo…è vita, la tua..ed un bel po mi ci rispecchio..
Grazie Mille :)
Grazie anche a te. ;)
Francesca….mi hai fatto morire dalle risate !!
AHahhaah, sono felice!! ;) Grazie. ;)
Io non lo sono diventato per caso.. diciamo è successo perchè un professore ha creduto in me.. roba che non succede tutti i giorni… :)
Da li .. tanta passaione.. corso post-diploma.. e nottate passate in casa per imparare.. il problema è che con tutti i dispositivi che escono e usciranno.. non finiremo mai di imparare!! E non ci pagheranno mai abbastanza per le competenze che abbiamo.. mondo ingiusto… ;)
cmq bell’articolo, brava ;)
Grazie mille. ;)
Credo che la stessa cosa valga per tutte quelle professioni che evolvono in fretta. E’ una condanna misto fortuna. ;)
Dolcissimo questo post! :-)