Antisocial – Parte 2

facebook antisocial

La volta scorsa abbiamo cominciato a conoscere e analizzare gli Antisocial, quei figuri che appena sentono nominare Facebook e colleghi o si fanno il segno della croce allontanando l’iscritto infetto con un “vade retro” o si tuffano de panza in una filippica  formato universo sulle motivazioni per cui loro non sono iscritti e mai lo saranno, snocciolando anche non richieste tesi scientifiche su quanto siano sottosviluppati i bazzicatori di social. Voi compresi.

Abbiamo aperto anche un occhio…mezzo occhio verso quelle persone che sono Antisocial pur essendo iscritte.

Stavolta andremo ad analizzare lo zoccolo duro dell’Antisocial, accompagnato da chi tornerebbe volentieri al 56k, più un paio di genitrici singolarmente preoccupate…

Partiamo con il…:

“Su Facebook ci sono solo pedofili”

La frase potrebbe anche passare se presa con guanti e secchiate di distinguo, è quel “solo” che l’ammuffisce.

Ora, ammetto che qualche settimana fa ho seriamente preso in considerazione l’invito di un settenne ad uscire con lui, ma, capite, aveva gli occhi verdi, i capelli riccissimi e neri, una pelle immacolata e la caldissima possibilità di diventare un magnate dei Klinex, visto e considerato che dal suo naso non si affacciavano caccole e affini, cosa che a sette anni la caccola all’aria è quasi uno status symbol. Insomma, i miei venti anni in più erano un dettaglio trascurabilissimo se contiamo che la mia età percepita è 7 ormai da qualche decade.

Alla fine non ho accettato solo perché a lui piacevano i Gormiti e io invece sono una Pokemoniaca. Capite? Non eravamo compatibili.

E comunque da qui a dire che su Facebook ci sono solo pedofili ce ne passa.

Ad ogni modo, questo tipo di Antisocial vede Facebook come un sito di adescatori di minori, minori anche un po’ più lievitati:

Tu credi di aggiungere uno della tua stessa età e invece è un vecchio che ti vuole molestare!
Ehm, ma io ho 27 anni…
E’ uguale! I pedofili non fanno questione di età!
“…”

Sì, perché dovete sapere che per lui la parola pedofilo racchiude tutti questi altri “mestieri”: stupratore, ladro, assassino, stalker, marito che non paga gli alimenti, strozzino, taccheggiatore, parcheggiatore abusivo, venditore ambulante senza licenza, evasore fiscale, single, terrorista talebano, brigatista, mafioso, ecc. ecc. E per condire ancora un po’ ci scarica dentro pure: immigrati, zingari, slavi, albanesi, indiani, pakistani, kebabbari e ovviamente  i  rumeni, che, a parer suo, hanno cucito nel DNA un filamento di delinquenza.

La verità è che odia un po’ tutto il mondo perché il mondo non è come lui e ciò è bastato per sospettare di pedofilia anche sua moglie dopo che la povera sventurata ha annunciato di volere un bambino. Tant’è.

State tranquilli, il “Su Facebook ci sono solo pedofili” potete anche non evitarlo. Lo farà lui.

Motivo? Perché siete tutti pedofili!

Il nostalgico

Il nostalgico è solitamente un ex-nerd dalla personalità statica, tollera le novità finché queste non s’azzardano a cambiargli la vita. Ancora si dispera passando davanti la vetrina in cui riposa la sua dentatura da latte: mentre noi ci montavamo un capitale con quell’idiota del sorcio che ci lasciava i soldi sotto il cuscino, il nostalgico si teneva da conto i denti aizzandosi contro la rabbia del ratto feticista.

Se non è costretto da malattie, morti, disastri ambientali, vicini molesti e cibi caduti scaduti da decenni, il nostalgico non cambia nulla della sua esistenza.

Ha sostituito il PC ed evoluto il proprio sistema operativo SOLO perché nessuno era più disposto a fare siti che si vedessero decentemente con Internet Explorer quattro.

Per lui un sito graficamente eccelso ha lo sfondo nero, testi bianchi e titoli giallo-ti-stronco-una-retina. Se vi capita come cliente, vi consiglio di dire che siete intolleranti a questi tre colori messi insieme. Ma anche separati, non si sa mai.

Ogni sua frase inzia con un “Eh, ai tempi miei…” riferita al cambriano del web, quando potevi farti una famiglia, morire e rinascere almeno un paio volte mentre aspettavi di scaricare un’immagine da pochi cappa.

E quasi sempre finisce con “Adesso…con questi social…” e un sospiro che va a morire in un futuro nero dove vede i social pranzeranno al tavolo al posto delle persone e il giallo-ti-stronco-una-retina verrà bandito dalla scala dei colori. Per sempre. E solo questo lo impanica di bestia.

Con estremo dolore ha accettato e utilizzato i forum, con riluttanza ha navigato i blog, con odio e sputacchi evita i social e, di conseguenza, gli iscritti ai social.

Non è raro trovargli in mano anche un telefonino del 15-18 con il quale, dice lui, ci fa tutto, pure la guerra.

E’ inutile cercare di convincerlo a iscriversi, non lo farà. Il consiglio è quello di lasciarlo in pace e allegramente pascolante nel suo mondo che gira a due cappa al secolo.

La mamma Tom Ponzi

Al grido di “Sono una madre, faccio solo il mio dovere”, la mamma Tom Ponzi si iscrive a Facebook con espressione rigurgitata come se stesse mescolando un pentolone di cosce di rospo con cellulite in decomposizione, ali di pipistrello fermentate,  formaggio sardo con i vermi e una nota di bagnoschiuma pino silvestre.

Non l’avrebbe nemmeno sfiorata l’idea che Facebook fosse un pericolo per il suo neonato trentenne fin quando non ha incontrato un “Su Facebook ci sono solo pedofili” particolarmente sociale. Ah sì, era il giorno in cui Facebook ebbe quel crollo di sistema. Festeggiava così.

Vabbe’. La mamma Tom Ponzi, allarmata, si iscrive a Facebook ovviamente sotto falso nome, si nasconde tra i contatti del figlio e, come un ghepardo nell’erba secca a due passi dal muretto-ritrovo delle antilopi, aspetta paziente e sorniona l’entrata in scena del maniaco/pedofilo, straconvinta che il delinquente adeschi le sue vittime scrivendo sulla loro bacheca “Ciao bocconcino, sono un pedofilo, vuoi vedere la mia collezione di sorprese Kinder?”

E mentre attende gioca a Farmville.

Dopo qualche tempo e nessun segnale del molestatore di bambini in età da pensione, la via della mamma Tom Ponzi si biforca: o si stufa e lancia occhiali da sole, impermeabile e mouse al papà o ci prende gusto e colonizza tutte le terre emerse di Farmville, trascurando casa, lavoro, marito e il figlio, che intanto si cala mezza farmacia sotto casa seguita dall’intero reparto liquori della Coop.

La mamma No è NO!

Facebook NO!
Ma mamm…
NO!
Ma io…
NO!
Ma….
NO è NO!
Siti porno?
Sì, ma Facebook NO!

E non è finita…

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L'autore

“Quella che fa i siti” per i clienti, Smanettona per se stessa e Web Designer per chi la sopravvaluta, Francesca o “Pikadilly” ha cominciato a lavorare in rete quando si è resa conto che le scorte di cibo erano drasticamente finite.
Adesso sopravvive nella giungla del web bloggando improponibili esperienze legate al difficile rapporto con la clientela e cercando di convincere il mondo che l’essere smanettoni è una cosa serissima.

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