Il primochiavista: Primo su Google, ergo sum

Quando ho cominciato a lavorare in rete, già da qualche tempo stava dilagando la pandemia da posizionamento nei motori di ricerca. Nei forum di settore, molte persone presentavano evidenti sintomi della malattia: incontinenza verbale, mdrcentrismo a 40°, link in firma certosinamente keywordizzati, profonda avversione per gli aspetti di un sito web non finalizzati al posizionamento e di conseguenza anche per le figure professionali ad essi associate: i web designers erano guardati con sospetto e i flash developer venivano sparati a vista.

Tra i contagiati scorrazzavano anche quelli che cercavano di posizionare un sito ancora prima di averlo, un sito da posizionare.

Per una sola ed innocente keyword si scrivevano dieci, quindici, venti pagine di post, a volte anche in mezza giornata e nessuno dei partecipanti a questi convegni virtuali sembrava conoscere San Gene Della Sintesi, il santo dei messaggi fast. Chi più, chi meno, erano tutti votati a lui, il Mastro di Chiavi, l’essere supremo al quale bastava un algoritmo per far schizzare le retine fuori dagli occhi dei posizionamentomani: Google.

Accularsi nelle prime posizioni di Google voleva dire uscire dal girone degli inesistenti ed entrare nel limbo dei primiposizionati.

Pronunciare il nome di Google invano o per dissentire sulle sue azioni era considerata la più alta forma di bestemmia per la quale si veniva puniti con il ban, o peggio, con la nomea irrevocabile di Smanettoni: esseri peccaminosi che se non potevano essere soppressi andavano quantomeno irrisi coram populo.

Fu proprio lì che io stessa, da aspirante webmaster, divenni smanettona: quando osai sminuire l’importanza che si dava alle dimensioni dell’attributo verde di Google, meglio conosciuto come Page Rank. Ancora qualcuno tenta di uccidermi mandandomi e-mail al carbonchio, sicché.

 

Il Primochiavista preistorico

Tra questi indemoniati di posizionamento faceva capoccella il nostro eroe, il Primochiavista, quello che ogni parola era una chiave e ogni chiave era un possibile primato sui motori di ricerca.

Si faceva chiamare Seo Specialist, ma a differenza dei veri professionisti Seo, che dedicavano tanto tempo alla qualità dei propri lavori, il Primochiavista palesava la sua natura di semplice piazzista ignorando qualsiasi standard Html ed elevando ai massimi livelli il significato dell’espressione non se po’ guarda’ presentandosi con grafiche da sito di fine ottocento.

Conosceva ogni pidocchiosa variazione di questo o quel motore e ne faceva un post/thread sotto al quale aveva luogo la ricerca dei moventi che avevano spinto i programmatori ad aumentare di mezzo tono la cromia del proprio logo. C’era tutto un laboratorio analisi dove la ovvia risposta “Perché gli andava così” era abolita: ogni mutazione, se pur minima, aveva un preciso significato, come i buchi nei muri o le sedie spostate di due gradi in CSI.

Nonostante l’ossessione da posizionamento, il Primochiavista preistorico aveva comunque dei limiti ben definiti: le notizie di morte, di violenza o riguardanti l’ altrui sofferenza non erano chiavabili (un neologismo degno di un camionista, faccio i complimenti a me stessa).

Nonostante cercasse di posizionare su Google anche sua madre, il Primochiavista non oltrepassava mai la linea di demarcazione tra il dare una notizia e darla al solo fine di posizionare il proprio sito/blog: riusciva a non condire l’informazione con keywords appettibili, ma si limitava a condividerla, magari essendo il primo a farlo, ma lontano dall’idea di potersi, anzi, di doversi posizionare sfruttando gli altrui drammi. Aveva una sorta di etica, un si fa-non si fa che non bucava mai.

Ultimamente, però, quel limite è stato non solo bucato, ma tragicamente ed irreversibilmente sventrato.

Metamorfosi

Grazie ai social, che stanno aumentando i flussi migratori dalla real life alla internet life, e con la scoperta del web da parte delle grandi aziende e dei media, sia i Seo professionisti sia il resto del cucuzzaro si trovano a dover belligerare con nemici che partono praticamente dall’arrivo. Per un’azienda di scarpe molto conosciuta è più facile posizionarsi con la key “infradito” rispetto ad Arduino Er Ciavattaro che si è trasferito dal banchetto in piazza, all’ecommerce creato da carlonam dal famoso nipote del fratello del cognato.

Raggiungere la cima di Google è diventato più arduo del conquistarsi un parcheggio in paradiso e il Primochiavista ha cominciato ad avvertire la paura non solo di sparire dalle prime posizioni, ma addirittura dalla prima pagina, l’Olimpo dei piazzisti. Così è corso ai ripari prendendo a craniate la deontologia generale e cominciando a non rispettare più niente e nessuno, nemmeno l’intoccabile dolore altrui.

Il Primochiavista moderno

Il Primochiavista moderno scrive, pubblica e piazza il link del post dedicato al terremoto in Dovecacchistan anticipando lo stesso sisma, che ci rimane pure male perché distruggere tutto all’improvviso era il suo pezzo forte.

Annusa puzza di morte vippica quando ancora la Morte sta lucidando la falce; e mentre il resto del mondo conta le perdite di una qualsiasi guerra, lui conta le visite che il post sulla guerra ha generato.

Non ha scrupoli, ha solo chiavi da posizionare, si è evoluto studiando le parabole di San Gene Della Sintesi per potersi integrare al meglio nel mondo telgrafico dei social e allo stesso tempo riesce a scrivere post ben dotati ed esplicitamente ferormonizzati per i motori di ricerca. In testa ha un calcolatore di parole, sa quando ne usa a sufficienza per poter presentare un articolo bulimicamente ruffiano verso Google e allo stesso tempo fintamente accorato per i lettori.

La personalità da Primochiavista è spesso accompagnata da quella dell’Adsensei, l’agente immobiliare di annunci Adsense, un essere in grado di trovare casa ad un blocco annunci in ogni pertugio di un sito: in mezzo al titolo, dietro e davanti una virgola, seduto sul tasto invia, ecc. ecc. Ma di lui parlerò in un altro post.

Il Primochiavista si riconosce soprattutto perché non spreca più troppo tempo con il resto del mondo retaiolo come faceva il suo antenato, non crea e non mantiene contatti con chi non porta visite o prestigio, è solito commentare solo i blog delle blogstar di settore, disinteressandosi senza pruriti dei Seo in culla; se arriva a dare attenzione ai piccoli, lo fa per pubblicizzare link privi di qualsiasi attrattiva per l’uomo, ma ricchi di sex appeal per il bot googleiano.

Sul cucuzzolo

E così il Primochiavista raggiunge la vetta dei motori di ricerca prima di tutti gli altri sfruttando la chiave giusta al momento giusto. Si bea e si congratula per essere stato il primo a parlare dell’alluvione o a divulgare la notizia della tragedia umanitaria, non si preoccupa dello “0 commenti” sotto i propri post, bensì solo dei numeri che eruttano da Analytics, perché al Primochiavista non importa la qualità, ma la quantità, e un commento positivo non vale quanto una mezza visita in più e magari anche un click sull’annuncio Adsense.

Tutto per dire di essere primo sui motori di ricerca, ignorando, forse volutamente, di essere solo questo.

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L'autore

“Quella che fa i siti” per i clienti, Smanettona per se stessa e Web Designer per chi la sopravvaluta, Francesca o “Pikadilly” ha cominciato a lavorare in rete quando si è resa conto che le scorte di cibo erano drasticamente finite.
Adesso sopravvive nella giungla del web bloggando improponibili esperienze legate al difficile rapporto con la clientela e cercando di convincere il mondo che l’essere smanettoni è una cosa serissima.

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