Accessibilità e realtà (prima parte): la galleria degli orrori

Mi capita di leggere fin troppo spesso in rete, pareri di web-designer (o presunti tali) che dicono di farsi pagare a parte la compatibilità con browser come Internet Explorer 6 e addirittura l’accessibilità del sito.
Se hai letto i miei articoli, dovrebbe esserti chiara la mia posizione in merito: l’accessibilità è uno “stato mentale” e ponendosi con questo approccio al lavoro, a fare un sito accessibile o meno ci vuole lo stesso tempo, perché gli accorgimenti si prendono mano mano e non alla fine, e anzi diventa automatico prenderli. Nel caso in cui un lavoro venga svolto così, si può dire che guadagna una sorta di valore aggiunto, per il quale potresti chiedere di più per i tuoi lavori, a prescindere dalla voce “accessibilità” sul preventivo. E la compatibilità viene di conseguenza (sì, anche con IE6).
Tra l’altro per essere informato in merito non dovrai neanche spendere una fortuna in corsi di aggiornamento: è tutto on-line, gratuitamente, basta solo un po’ di tempo e di buona volontà.
Ora però voglio spostare l’attenzione sui siti di grandi aziende, in alcuni casi anche multinazionali e vedere quanto esse prendano in considerazione l’accessibilità.
Già non condivido l’atteggiamento di chi, da freelance, non trova il tempo per aggiornarsi e migliorarsi (soprattutto se magari anticipa troppo i tempi su HTML5 e CSS3, che al momento sono solo bozze, anziché concentrarsi su cose che dovrebbero essere state apprese già da molto tempo); ma sicuramente ci sono certe grandi aziende non hanno veramente scusanti, per le quali rendere i propri siti accessibili sarebbe sicuramente un minimo investimento a fronte del fatturato… E se non è così il problema è ben altro.
Ma bando alle ciance, ho scelto alcuni dei siti meno accessibili di grandi aziende…
Una piccola premessa
La gran parte di questi siti fa uso di Flash. Quest’articolo non vuole essere una crociata contro Flash in generale (a questo già ci pensa la Apple ;)), ma all’uso sbagliato che se ne fa.
Brosway

Il sito della Brosway è realizzato completamente in Flash, senza alcun contenuto alternativo, tanto che sull’iPad si visualizza una schermata interamente nera (impostata tramite una stringa CSS inline) senza neanche la consueta scritta che invita a scaricare l’ultima versione di Flash Player… per non parlare della mancanza di testi alternativi per non vedenti e ipovedenti, dato che è impossibile ingrandire i testi e che in alcuni casi sono di difficile lettura per chiunque, non rispettando le raccomandazioni WCAG per il contrasto dei colori tra il testo e lo sfondo (per saperne di più); tra l’altro la maggior parte dei testi non è selezionabile.
Il menu è giustamente posizionato in alto (quasi invisibile, e difficilmente leggibile quando lo sfondo cambia sul chiaro), ma sullo fondo sono presenti le miniature dei gioielli della collezione Brosway, (che si ingrandiscono al passaggio del mouse in stile Dock del Mac) che per essere visibili richiedono un’altezza minima disponibile di 550px. La larghezza minima per non far apparire la scroll-bar orizzontale è invece più canonica: 960px (risoluzione 1024×768), peccato però che il piccolo form per iscriversi alla newsletter (erroneamente chiamata da loro mailing-list) si sovrapponga al menu (per altro, mi sembra che non sia posizionato ottimamente neanche in condizioni normali, ma non so se è voluto…).

Per conoscere i punti vendita Brosway bisogna compilare un form di richiesta e dopodiché l’elenco dei punti vendita nella provincia di appartenenza verrà inviato via e-mail al richiedente: questo è un grave problema di usabilità, in quanto un’informazione di questo genere andrebbe data in maniera diretta; oltretutto il form (anch’esso in Flash) impedisce di utilizzare i comandi da tastiera (tasto Tab, digitare la prima lettera per selezionare una voce nella scelta multipla) e la “rotellina” del mouse: l’unico modo per raggiungere la propria scelta è quella di cliccare sulle frecce delle scroll-bar e scorrere la lista fino a trovare la propria risposta.
Carrefour

L’homepage di Carrefour si presenta piena: sembra di poter raggiungere ogni parte del sito da qui, ma molte cose non sono come sembrano. Troviamo infatti un “aborto” di menu a scomparsa, che è rimasto tale solo nelle pagine interne: il pulsante “Prodotti & servizi” ha ancora il collegamento che serve ad aprire il menu sottostante, che però è già “aperto”. Subito a destra del pulsante poi si trova un campo di input che sembra invece una label per la ricerca.
L’uso di Flash non è massiccio come in molti altri casi, anche se comunque mancano i contenuti alternativi (solo una scritta in francese, probabilmente un promemoria per loro: “Contenu alternatif ( pas de plugin flash, pas de javascript…)”) e jQuery avrebbe potuto sostituirlo egregiamente (vedi slide a destra). Inoltre, non avendo dato altezza e larghezza al div relativo al filmato swf, quando questo non viene letto (Flash disabilitato, iPad e chi più ne ha più ne metta), il layout va a farsi benedire, con i contenuti che salgono a colmare il vuoto facendosi coprire dal menu di sinistra (a cui è rimasto uno z-index maggiore del resto del layout e un position:absolute;).

La maggior parte dei testi si possono ingrandire, nonostante al primo zoom il layout inizi a vacillare e col secondo abbia quasi un collasso. A proposito del layout, è composto da elementi div sì… ma utilizzati alla stregua di celle di tabelle!
Chi si collega a questo sito probabilmente ha bisogno di conoscere i punti vendita Carrefour o le promozioni in corso: mentre la ricerca dei negozi non dà particolari problemi (anche se avrebbero potuto condire la mappa di Google di qualche marker), la visualizzazione dei volantini viene gestita malissimo essendo possibile solo previa registrazione.
Il fatto di offrire un servizio in cambio della registrazione è un atteggiamento molto comune e anche etico: ma richiedere la registrazione per poter visualizzare (male) il volantino online in anticipo, quando io vorrei solo vedere l’attuale che mandano in ogni cassetta della posta (contravvenendo anche alla legge) è decisamente una scelta sbagliata dal punto di vista dell’usabilità, tenendo conto soprattutto del vasto target di utenti, non per forza esperti.
Divani&Divani

Schermata marrone a tutto schermo, due menu orizzontali in alto (poco contrastati) e un altro, il principale, sul fondo ma sempre visibile; al centro un’animazione (ovviamente in Flash) che ci avverte che il filmato si sta caricando: una volta caricata parte un giro di panoramiche su delle foto (che tra l’altro si sarebbe potuta fare anche con jQuery e sicuramente sarebbe stata meno pesante di 630kb) dell’ultima novità in casa Natuzzi, il sofà con le casse… che ovviamente suona. Parte quindi un loop (tagliato male) che non si può fermare fino alla fine dell’animazione (contravvenendo alle raccomandazioni WCAG), quando il filmato si ferma sulla presentazione della collezione 2011, con testi ovviamente non selezionabili e non zoomabili: nessun contenuto alternativo in caso di Flash disabilitato o browser testuale.
A parte il box centrale in Flash, possiamo trovare in basso, subito sopra il menu principale, le immagini e i titoli delle news che scorrono grazie a un plug-in jQuery. Questi testi e i menu sono sensibili agli zoom, ma zumando la seconda volta il menu principale sparisce nel nulla.
L’altezza minima dell’area attiva del browser deve essere di almeno 630px, altrimenti apparirà una sgradevole scroll-bar in Flash a minare l’usabilità: almeno hanno avuto l’accortezza di far funzionare lo scroll del mouse.
Nelle pagine interne l’altezza necessaria aumenta, e di fatto è quasi impossibile evitare di visualizzare le Flash-scroll-bar.
Alcune pagine non sembrano funzionare, avendo quelle che sembrano aree interne e che al click fanno semplicemente ricaricare la stessa pagina in cui già ti trovi: operazione per altro non indolore, in quanto il sito è decisamente lento e pesante.

Cercare i negozi poi, sembra veramente una caccia al tesoro di cui non si hanno le istruzioni! …In realtà bisogna aspettare (senza niente che lo indichi) che appaia un modulo quasi invisibile.
Vodafone

La Vodafone ha scelto di creare due siti: uno accessibile e l’altro… no.
Evitando di commentare quello accessibile (anche se ad esempio la funzione “ascolta” non va; se il link si apre in una nuova finestra a scapito dell’usabilità), e sembra che gli unici problemi di accessibilità, per loro, siano da ricondursi alla cecità o quasi, dall’altra parte hanno scelto di sbizzarrirsi: un po’ di Flash senza testo alternativo, box a dimensioni fisse che se provi a ingrandire i caratteri ogni cosa si sovrappone all’altra in modo che tutto diventi illeggibile.
Anche qui, molti dei filmati in Flash sono semplici slider che avrebbero reso di più con jQuery o in alcuni casi anche come semplici immagini, essendo di fatto, spesso, solo immagini statiche.

La bestia nera è “Vodafone live!”, senz’altro. Questa sezione ospita all’interno di un frame (!) con altezza fissa (!!) un’altra pagina con un design decisamente diverso dal resto del sito (!!!), a partire dalle animazioni in Flash più articolate fino ai colori e alla distribuzione del layout; un chiaro esempio: il grande box (della stessa larghezza dell’animazione in Flash) con sfondo a gradiente grigio scuro e le scritte prevalentemente in bianco e poi di altri svariati colori.
Lete

L’indice di questo sito mostra semplicemente il logo, l’invito a entrare nel sito, un video di beneficenza e i consigli riguardo la risoluzione (1024x768px) e la raccomandazione di accendere le casse. In genere questo è il momento in cui io le spengo.
A parte questo, la nostra splendida splash page, con pochissimo contenuto e troppo peso, è impaginata con dei div inseriti in una gran bella tabella.
Non ci lasciamo intimorire e entriamo nel sito: un pop-up di 1024x692px si apre accompagnato da una musichetta in loop e dal frusciare dell’acqua, mentre anche il video sullo sfondo si ripete mostrandoci la bottiglia che entra, che esce, che si dissolve, i giocatori del Napoli alternati a una famigliola e alla famosa Particella di Sodio, con i relativi slogan (dei quali quello della famiglia si sovrappone anche al testo del menu).
Neanche a dirlo, il sito è realizzato completamente in Flash e per ovvi motivi completamente sulle tonalità del celeste, azzurro e blu.
Il mix di testi non scalabili e colori poco contrastati, rendono la lettura difficile anche per chi ha un’ottima vista.
Più si sale nel livello di approfondimento delle informazioni, più le scritte diventano piccole e aumenta la difficoltà di lettura.

I box che contengono molte informazioni sono dotati di due pulsanti stile che scrollano il contenuto semplicemente al passaggio del mouse, ma non permettono lo scroll del mouse o della tastiera.
Infine, ovviamente, mancano completamente contenuti alternativi e il sito risulta “invisibile” con Flash o javascript disabilitati.
Conclusioni
Tutto ciò è un ostacolo per trovare le informazioni che probabilmente ricerchi sui siti che visiti, così è per me, per te, e per gli utenti dei nostri siti. E’ per questo che il problema è importante ed è fondamentale sapere quali sono gli errori da evitare.
Ti sei mai trovato dalla parte dell’utente che non sa dove andare o cosa fare per trovare quello che cerca? Perché non mi racconti la tua esperienza?
56 commenti
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Ciao Anna,
ottimo articolo! Dalla tua analisi c’è tanto da imparare.
A parte il discorso su flash che ormai sembra datato quanto un layout con le tabelle;
mi sorprendo sempre quando cerco di sforzarmi a trovare informazioni in siti come quello della vodafone.
Come si fà ad orientarsi in tutto quel mare di colori,riquadri,fonts,menu vari?
Penso che qualsiasi utente non passi più di qualche secondo in una home-page così strutturata.
Ciao Pedro,
ti ringrazio molto per i complimenti …purtroppo sembra che più le informazioni possano essere rivolte a un pubblico eterogeneo (e quindi con più probabilità di avere utenti non esperti), più sia difficile trovare informazioni anche per noi utenti “navigati”. :)
Ottimo articolo e splendide le analisi :)
La cosa incredibile, dell’utilizzo di Flash, è che le grandi aziende ne fanno un’uso smodato, pensando di essere… “fighe”. E invece vien fuori un sito poco navigabile e accessibile.
Rinnovo i complimenti!
Ciao
Ciao Cifra, grazie del tuo commento e dei complimenti!
Ho l’impressione che in molti casi purtroppo non ci sia proprio la competenza per andare oltre a Flash… e nel prossimo articolo, con le altre analisi, penso che mi darai ragione :)
Ciao e a presto!
Premetto che sono uno studente ancora, ma anche in questa terra si studia usabilità ed accessibilità dei siti web, magari ne avremo solo un infarinatura, ma tanto basta ad approfondire l’argomento e comprenderne la sua validità nella progettazione di un sito.
Quello che mi sorpende sempre più spesso e come sia possibile che agenzie lavorino per grosse aziende non avendo le conoscenze base, ma un’infarinatura di un software e qualche tutorial qui e li seguito in rete. Che per lo più producono (lasciando perdere la pulizia grafica) siti uguali ad altrettanti migliaia già presenti in rete. ¬¬
Ciao Wido, grazie del tuo commento
Il fatto di essere uno studente non ti mette in una situazione di svantaggio: in questo mestiere non si smette mai di imparare e le cose cambiano continuamente.
La mia idea è che siamo ancora dei pionieri in un mestiere relativamente nuovo, specialmente in Italia, dove la formazione è quasi inesistente e in molti casi pessima (vengono ancora insegnati l’uso di tabelle, le scorciatoie di dreamweaver senza scrivere una riga di codice e l’uso di flash per donare dinamicità alle pagine)… in realtà con questi presupposti c’è poco da stupirsi, almeno per quanto riguarda l’Italia. Ma il sito di Vodafone o Carrefour (multinazionali) non scherzano certo in fatto di problematiche!
Ciao Anna scusa se mi intrometto e mi permetto di farti una osservazione, le analisi che fai in questo articolo sono intelligenti si possono condividere a pieno, però mi sembra che qui si confonda usabilità con accessibilità, che ha regole e leggi ben precise, che anche tu sicuramente conoscerai.
Per il resto articolo originale come al solito, ciao!
Ciao Francesco, figurati non c’è bisogno di scusarsi ;)
E’ ovvio che l’usabilità e l’accessibilità siano due cose distinte, ma è anche vero che viaggiano insieme, in quanto entrambe “misurano” l’attenzione che viene data all’utente e che purtroppo è sempre poca.
Mi dispiace di non essere riuscita a fare un’analisi pulita solo degli errori di accessibilità, ma non ce l’ho proprio fatta a ignorare i gravi problemi di usabilità incontrati!
Ciao a presto :)
Concordo con l’osservazione, ottime analisi ma un conto è l’usabilità e un altro l’accessibiltà. Anch’io credo che i due piani si siano sovrapposti in quest’articolo.
Cmq, ripeto, analisi approfondite e ricche di spunti
Ciao Emanuele, grazie del tuo commento. Come ho già detto siappiamo che le due cose sono distinte, purtroppo essendoci dei gravi errori di usabilità non sono riuscita ad ignorarli totalmente. In alcuni casi poi, le due cose sono di fatto sovrapposte: il form per sapere dove sono i punti vendita della Brosway non è né accessibile né usabile. Avrei potuto ignorare il fatto che non è usabile, o avrei potuto fare un trattato anche su questo e magari chiamare l’articolo “Accessibilità, usabilità e realtà”. Ho fatto una via di mezzo invece: le note sull’usabilità sono quasi marginali rispetto a tutta la lunghezza dell’articolo e credo fosse necessario inserirle, tra l’altro avendo specificato che determinati problemi sono di usabilità e non di accessibilità.
Grazie dei complimenti e a presto :)
Parlate di usabilità, intanto la larghezza del layout di YIW ha 1100px :°D
ciao roman, oltre a quello da te segnalato ce ne sarebbero anche altri di problemi di usabilità. fortunatamente si tratta di piccole cose che non pregiudicano la consultazione dei contenuti ma che se risolte potrebbero comunque migliorare ulteriormente l’esperienza utente.
quando abbiamo pubblicato il tema abbiamo spiegato il perchè di questa scelta, e subito dopo, in merito alle problematiche riscontrate da qualche utente, avevo iniziato a lavorare ad una versione semi-liquida che andasse bene per tutti (1150px per chi naviga con risoluzioni più grandi e 960px per le risoluzioni più piccole) ma un grave problema di salute in famiglia da allora mi ha tenuto (e mi continua a tenere ancora oggi) lontano dal lavoro – motivo per cui anche la presenza dei miei articoli su yiw è quasi del tutto sparita – ed essendo io ad occuparmi dello sviluppo del tema negli ultimi tempi tutto è rimasto bloccato.
yiw è una community senza nessun scopo di lucro, quotidianamente ci facciamo in quattro per darvi quanto di meglio possiamo fare e mi piacerebbe che ciascuno di voi, nei limiti delle proprie possibilità, contribuisse anche in prima persona a rendere migliore questa community. pertanto ti ringrazio per la critica e ti invito, se ne hai il tempo e la voglia, a contribuire in prima persona alla risoluzione di alcuni di questi piccoli problemi. l’invito ovviamente è rivolto a tutti i lettori di yiw, in fondo questa è anche casa vostra =)
Credo non ci sia altro da aggiungere a ciò che ha detto Nando. ^^
Bellissimo articolo. Il prossimo potrebbe essere un articolo su buoni esempi di accessibilità e usabilità?
Elisa
Ciao Elisa, grazie mille per i complimenti… ho ancora da elencare alcuni pessimi esempi da mostrare che per motivo di spazio non ho inserito, ma poi mi cimenterò a cercare qualche buon esempio, anche se sono più difficili da trovare ;)
Ottimo articolo Anna.
Direi che condivido in pieno tutte le tue osservazioni.
Certo che se uno pensa quanti soldi i vari committenti avranno speso per realizzare queste loro opere web così poco accessibili, si rimane un po’ perplessi.
Grazie mille Luca,
a me sinceramente fa arrabbiare pensare a tanti soldi spesi per simili orrori: più che altro perché mi sembra un furto!
Il 99,9% dei siti web è obsoleto, come dice il caro Jeffrey.
Il tuo elenco, Anna, potrebbe continuare per chilometri. Non solo grandi aziende, ma anche enti pubblici o locali (es. comuni) spendono decine di migliaia di euro per avere un coacervo di codice inutile.
Qui siamo di fronte a due problemi:
1. culturale, di aziende e operatori che hanno bisogno di elevare gli standard di impresa (non solo quelli web);
2. etico, di certe web agency per le quali non vale molto la sensazione di avere fatto un buon lavoro.
Ma il mercato è come un organismo che si autoregola: piano piano separa il grano dalla pula.
Ottimo lavoro, come sempre!
Ciao Carlo, grazie mille del tuo commento e dei complimenti.
Il caro Jeffrey è sempre fonte di inspirazione per me – credo sia abbastanza palese – e sicuramente non credo gli si possa dare torto: i fatti lo dimostrano.
Sono d’accordo con te per quanto dici, anche se credo, come ho già detto in qualche commento, che “certe web agency” non abbiano nemmeno le conoscenze necessarie per fare un buon lavoro!
Ciao, a presto
Trovo l’articolo troncato in due parti. La prefazione e l’articolo vero e proprio. Mentre sull’articolo vero e proprio mi trovi concorde sulla prefazione, in parte, dissento. Fare un sito accessibile non vuol dire rendere un sito visualizzabile per un browser di 10 anni fa. E se mi viene detto che non si impiega del tempo extra per questa compatibilità io non ci credo.
Ciao Mistya, mi dispiace per il tuo scetticismo :)
Io non impiego nessun tempo extra: fare un sito *compatibile* con IE6 è quasi un effetto collaterale dell’accessibilità.
Forse mi sono spiegata male: quello che intendevo dire è che, quando si fa un sito accessibile, la compatibilità viene da sé e per compatibilità intendo dire che le informazioni sono fruibili a prescindere dal device o browser usato, non che il layout si veda allo stesso identico modo ovunque. Spero di essermi chiarita :) Ciao e grazie per il tuo commento
“erroneamente chiamata da loro mailing-list”
La differenza tra newsletter e mailing list non la conosco, m’illumini? :|
La newsletter è lo strumento editoriale per diffondere la notizia. La mailing list è un elenco di indirizzi!
Vero, ma: [Da Wikipedia en] A mailing list is a collection of names and addresses used by an individual or an organization to send material to multiple recipients. The term is often extended to include the people subscribed to such a list, so the group of subscribers is referred to as “the mailing list”, or simply “the list”.
Quindi “iscriversi alla mailing list” è corretto, non erroneo.
In Italiano, per Mailing-list (o ML), si intende un sistema simile a una chat ma asincrona, tramite e-mail (era molto in voga negli anni ’90): in pratica ogni iscritto può partecipare al dibattito rispondendo alle e-mail e tali e-mail vengono inviate a tutti gli iscritti alla lista; una Newsletter è invece un sistema per cui un singolo individuo (o gruppo di persone) invia agli iscritti le e-mail, e la comunicazione è a senso unico.
http://it.wikipedia.org/wiki/Mailing_list
http://it.wikipedia.org/wiki/Newsletter
In Inglese invece la Mailing-list si chiama Discussion list e la Newsletter invece Announcement list o anche Newsletter.
http://en.wikipedia.org/wiki/Electronic_mailing_list#Types
Spero di aver chiarito il tuo dubbio ;)
Per la mia esperienza il problema ha due aspetti:
1) Le agenzie di turno non fanno i siti come dovrebbero, sia perchè non hanno idea di cosa vogliono dire termini come accessibilità e usabilità, sia perchè molte volte non sanno NIENTE di web design…(e magari si appoggiano a qualche esterno non potendo valutare le competenze con cognizione di causa)
2) Le aziende clienti non ne sanno molto su questi argomenti! Spesso per loro è già tanto avere un sito. Quando ne hanno uno +o- bello da vedersi, magari con la canzoncina cantata dall’amica (sigh..) o qualche animazione in flash che fa scena…per loro questo basta e avanza.
L’azienda in fondo non è tenuta ad avere le conoscenze del nostro settore, loro si affidano alle web agency. Se hanno fortuna non ne trovano una come quelle al punto 1 :)
Non vorrei generalizzare, ovviamente non è sempre così, ma in queste situazioni mi ci sono ritrovata più volte :)
Ciao Eli,
come darti torto!
Il problema è proprio delle agenzie o web-designer di cui parli al punto 1, il cliente spesso è ignaro: giustamente non dobbiamo essere tutti meccanici per guidare un’automobile!
Sarebbe bello sapere se alcune di queste aziende hanno il settore web interno o si affidano a esterni… chissà che qualcuno non ci risponda :)
quoto “Infine, ovviamente, mancano completamente contenuti alternativi e il sito risulta “invisibile” con Flash o javascript disabilitati.” parole sante, ma il contenuto del sito deve visualizzarsi a priori, senza javascript o flash o altre amenità come tag noscript … in pratica con codice js non-invadente (aka tutto deve funzionare anche con html/css).
Per il resto, articolo ben fatto ;)
Grazie Tip, forse mi sono espressa male ma io sono decisamente d’accordo con te :)
Attendo allora i prossimi articoli. Comunque si potrebbe scrivere un libro di esempi… e un’intera enciclopedia rilegata di 20 volumi su esempi di mancanza di accessibilità e pessima usabilità nei siti di enti pubblici… Ahi, ahi, ahi, che dolor!
Non la vedo una trovata molto economica, magari invece facciamo la wikipedia del sito inaccessibile ;)
Concordo in pieno su quanto dici in merito all’accessibilità, sul sovrapprezzo per IE6 per non sono d’accordo. Anche io ho letto in giro notizie simili, si diceva che fosse una tecnica per scoraggiare l’utilizzo di questo browser e provare a dare una sterzata in avanti. Secondo me il concetto non è sbagliato. Partendo dal cercare di spiegare perchè non usare IE6, se tutti i tentavi falliscono l’ultimo potrebbe essere quello di mettere un costo aggiuntivo, sempre nell’ottica di scoraggiare questa scelta. E sul fatto che ci voglia più tempo è vero, non sono dicerie assolutamente. IMHO :)
Ciao Davide, come ho già detto nei commenti: sicuramente ci vuole più tempo se vuoi rendere il sito perfetto, anzi direi ottimizzato per IE6 e quindi via di commenti condizionali e roba varia; ma se si parla di compatibilità, fruibilità dei contenuti e via dicendo, un sito fatto con codice standard e attenzione all’accessibilità basta per essere compatibile con IE6.
Neanche quello che dico io sono dicerie: lo dico per esperienza diretta ed è dello stesso avviso nientepopodimenoché il caro Zeldman ;)
Riducendosi il lavoro a fare un sito accessibile, cosa che dovrebbe essere una prerogativa di ogni sito a mio parere, si annulla automaticamente il discorso sul sovrapprezzo. Per il resto, IE6 andrà a morire da solo e non manca nemmeno molto: il problema non sono i pesci piccoli, quelli che possono decidere di cambiare, i problemi sono quelle realtà aziendali dove tutto è iper-bloccato e non permettono di aggiornare neanche il browser. Quelli credo che si staranno dando una smossa grazie alle mosse di Google (che ha tolto il supporto a IE6), non certo perché io mi rifiuto di fare un sito qualsiasi a un mio cliente che sia compatibile con IE6.
Spero di essermi spiegata :) Ciao e grazie per il tuo commento!
Ciao Anna, capisco bene.. purtroppo lavorando in un’azienda di medie dimensioni e per clienti non proprio piccoli purtroppo mi ritrovo sempre costretto ad ottimizzare per IE6, soffrendo silenziosamente o nemmeno troppo silenziosamente :P Quindi capisco bene. Purtroppo quando parli di “un sito fatto con codice standard e attenzione all’accessibilità basta per essere compatibile con IE6″ continuiamo a non intenderci mi sa. Certo si può fare qualche piccolo miracolo, ma sacrificando molte cose e impazzendo un po’ :)
Stessa situazione, quindi su questo ci capiamo :)
Tu però mi parli di essere costretto ad “ottimizzare per IE6″ e mi pare ben più che compatibilità, quindi per chiarirci mi sa che sarebbe il caso che mi spiegassi nello specifico cosa devi ottimizzare, perché io non vedo la necessità di alcun miracolo per rendere il contenuto fruibile su ie6 :)
uhm… in che senso “nello specifico”? Qualsiasi cosa, qualsiasi sito, qualsiasi vago oggetto che abbia un’estensione .html o qualsivoglia deve essere fruibile su IE6. “miracolo” è una parola grossa, però ci sono delle cose inspiegabili su ie6 che si risolvono a volte con cose altrettanto inspiegabili. Forse ci capiamo meglio se mi spieghi la distinzione che fai tra “fruibile” ed “ottimizzabile”, così penso di poter essere più esaustivo ^^
Fruibile e compatibile vuol dire che il sito è navigabile e i contenuti e le informazioni in esso riportate sono leggibili, anche se magari non c’è la trasparenza della png o il div ha una dimensione diversa per il bug del box-model; ottimizzato per IE6 vuol dire che il sito sarà perfetto, bellissimo, pieno di commenti condizionali o librerie js per rendere il sito esattamente identico a come si vede in Firefox…
Scusa se ci ho messo un po’ a risponderti ma sono stata indaffarata con il lavoro :)
Sbuco da una finestrella piccola piccola per dire la mia a riguardo e riportare un’eseprienza personale:
Finché tutto gira intorno ai soldi è molto difficile che sia implementata l’accessibilità dei siti web. Pongo una domanda: secondo voi queste grandi aziende pensano a come stupire i propri clienti con effetti flash (che possiamo dire ciò che vogliamo, ma esaltano la maggior parte di utenti medi) o ad accontentare una nicchia di persone che magari ci vede poco o usa un browser testuale?
Come detto nell’articolo, l’accessibilità è una mentalità, che alla maggior parte delle aziende manca e che spesso manca anche ai web designer o alle web agency. E’ compito di quest’ultimi fare capire quanto questo sia importante (ma se manca pure a loro il concetto mi sa che la situazione è grigia). Parlando di aziende un pò più piccole e non di multinazionali, vale la pena di perdere ore del proprio tempo (che non sarà retribuito) per fare capire questi concetti a chi vuole la home page solo con il logo e la musichetta?
Relazionandomi anche ai siti web trattati (l’articolo è ottimo, ma dubito che vari disabili si preoccupino dell’accessibilità di brossway, acqua lete e divani & divani), ritengo sia importante stabilire dove e quando l’accessibilità è necessaria o indispensabile. Fino a un paio di anni fa avevo reso il mio sito web completamente accessibile; valutando nel tempo la tipologia di accessi, ho deciso l’anno scorso, durante una rivisitazione, di non prestare più questa massima attenzione, mantenendo comunque il sito accessibile.
@Anna
Capisco che per professionalità e mentalità progetti siti web in maniera accessibile, ma quando alcuni dicono che comporta costi e tempi maggiori ritengo abbiano ragione. Se viene implementato un video e non mi viene richiesto, chi mi obbliga a perdere ore a inserire sottotitoli per non udenti (o soluzioni flash innovative)? O chi mi obbliga a progettare un contenuto alternativo? Credo sia questo quello che alcuni intendevano.
Mi piace pensare all’accessibilità pensando a un articolo (o il libro, ora non ricordo) di Diolaiti, in cui un suo collaboratore non vedente sosteneva che per creare siti web veramente accessibili occorra andare a scuola da chi soffre queste problematiche. Solo chi capisce le loro esigenze può progettare siti veramente accessibili. Pensate che tutto questo possa essere di interesse delle multinazionali e delle web agency?
Spero di non essere OT.
Ciao Gabriele, grazie mille del tuo contributo.
Ti rispondo innanzitutto al commento che rivolgi direttamente a me, giusto per comodità perché è l’area che vedo mentre scrivo :)
Io credo che sia necessario implementare un contenuto alternativo per le immagini e per i contenuti flash, al cliente che non sa cosa sia la differenza tra un sito ben fatto e un sito fatto male la spiego, tenendo conto che sono abbastanza integralista sotto questo aspetto: un sito fatto male è fatto con tabelle, frames e zero attenzione all’accessibilità e usabilità ma solo a cose che invece di stupire l’utente lo infastidiscono come splash pages con intro fantastiche che l’utente maledice perché mancanti di un tasto “skip”, musiche di sottofondo che la maggior parte degli utenti odiano e via dicendo: gli spiego che queste cose fanno fuggire l’utente anziché tenerlo incollato alla sedia per vedere come finisce quella strabiliante animazione. Se il cliente capisce e acconsente a farsi fare un sito ben fatto (accessibile, usabile e standard) bene, sennò per quanto mi riguarda può anche andare in un negozio di computer dove offrono siti di 4 pagine a 100€, magari fatti con frontpage e con l’homepage solo con il logo e la musichetta che citavi prima.
Insomma, io personalmente non mi faccio pagare un sito sulla base della qualità, non dico “ti faccio un sito schifoso a 200€ o uno perfetto a 1500€”, le caratteristiche tecniche dal mio punto di vista sono sempre quelle, il prezzo lo baso su altri parametri: penso che, paragonando un sito a un’automobile, la scocca sia la grafica e ovviamente il codice sia il motore, il prezzo può variare sulla marca (il web-designer), sulle prestazioni (il numero di pagine?), sugli optional (ad esempio un CMS o l’assistenza per gli aggiornamenti)… ma la macchina dovrà sempre e comunque camminare (come il sito funzionare), dovrà avere una marmitta catalitica (accessibilità, standard e usabilità a mio parere), e via dicendo.
Personalmente io mi approccio nel modo “giusto” (dal punto di vista dell’accessibilità) fin dal principio e so dirti con sicurezza che quasi ci metterei più tempo a fare un sito non accessibile, poi siete liberi di crederci o meno, ma per esperienza diretta posso dire che da quando ho iniziato ad interessarmi di queste cose ed ho appreso questo nuovo metodo di lavoro, sono molto più produttiva rispetto a prima e ho una teoria in merito a questo: se il codice che realizzi è standard e orientato all’accessibilità è molto più difficile che una cosa non risulti compatibile con un determinato browser, e non si perde tempo a cercare per quale motivo una cosa non funzioni con IE piuttosto che con Firefox o Safari.
Questa è la mia esperienza diretta: io non sto dicendo che a rendere un sito compatibile, accessibile, usabile e standard a posteriori non voglia dire metterci altro tempo, dico solo che io facendolo dalla prima riga di codice e ancora prima, dall’idea del design che ci sarà, non ci metto un minuto di più.
Questa è la mia posizione, la mia etica sul lavoro e la mia esperienza.
Per il resto ho scelto di puntare sulle multinazionali o comunque grandi aziende perché come ho specificato, hanno più capitale da investire ma per quanto riguarda le PMI, liberi professionisti e via dicendo io il tempo per fargli capire le cose ce lo perdo, perché credo profondamente in quello che dico e scrivo. Se poi dall’altra parte c’è un muro allora la perdita di tempo per me sarebbe fargli il sito: solo pessima pubblicità, contravvenente a quello in cui io credo.
Alla multinazionale dovrebbe interessare il discorso e dovrebbe ragionare in ordine di utenti/clienti persi, consiglio sempre a tutti di leggere qualcosa di J.Nielsen in merito, che fa sempre bene.
Chi non ha mai letto l’etichetta di una bibita? Certo, molti lo fanno per noia, tanto per. Ma sono sicura che ci siano persone a cui la cosa interessa sul serio (per la dieta o altro) e perché no, possono essere anche persone non vedenti: i non vedenti interessati a questo, trarrebbero vantaggio dal poter andare sul sito e tramite il loro screen-reader scoprire quali valori hanno le varie acque e qual è la più adatta per la loro dieta. Puoi ribattermi che questo non importa a nessuno ma in questo caso io ti direi “allora il sito che ce l’hanno a fare?”. Sicuramente c’è una minoranza di non-vedenti rispetto ai “vedenti”… ma il sito è poco accessibile anche dal punto di vista della leggibilità, come dico nell’articolo non rispetta le wcag sul contrasto e ha una dimensione del testo infinitamente piccola che non può essere ridimensionata: non riguarda solo i non-vedenti (io stessa ho qualche grado in più – per così dire “ci vedo di più” – ma ho difficoltà a leggere).
Stessa cosa per il Carrefour: proprio il fatto di essere non-vedente potrebbe spingermi ad andare sul sito per conoscere le promozioni del volantino (che certo non viene stampato in braille), che se fossero riportate anche in formato accessibile, potrebbero essere lette dallo screen-reader.
Per il resto chiunque, anche un non-vedente può volere informazioni su un divano o su un gioiello, sia pure per regalarlo. Infatti, ad esempio, le descrizioni dei gioielli ci sono, solo che gli screen-reader non sono in grado di leggerle essendo il testo incorporato in un filmato Flash.
Io sono fortemente convinta che anche le minoranze vadano servite tanto più su internet dove è possibile raggiungere una quantità enorme di utenti. E chi lo capisce prima potrebbe anche fare la sua fortuna: se ponendo il caso di fantasia, solo io al mondo facessi siti accessibili per non vedenti (che sono persone come tutti gli altri al di là della disabilità – e anche qui parlo per esperienza diretta), allora a loro volta loro si rivolgeranno solo a me se avranno bisogno di fare siti internet e io avrei tutto il mercato. Un esempio del genere puoi portarlo su qualsiasi azienda o multinazionale che sia l’unica nel suo settore a dare importanza all’accessibilità.
Credo di non aver altro da dire :) scusa per la logorrea!
Niente di che stupirsi.
Avete mai visto il sito web di Fiat? Beh, se digitate «www.fiat.it» la prima pagina che vi verrà propinata è uno squallido redirect in javascript. Se javascript non fosse abiltato? Pagina completamente bianca.
“click destro->view source” ha infranto le mie ultime speranze. Non c’è nemmeno il DOCTYPE.
Purtroppo non sono stupita neanche io… più che altro sono inorridita!
Tutto molto bello e inutile.
Diciamo la verità, quei siti hanno evidenti problemi di usabilità e accessibilità, eppure esistono e appertengono ad aziende grosse.
I casi sono due:
1. I responsabili delle aziende hanno ignorato i consigli delle web agency responsabili.
2. Le web agency responsabili ignorano totalmente i principi di usabilità.
Nel primo caso, ok, ci siamo abituati ai clienti che pensano di saper fare il lavoro al posto nostro.
Ma nel secondo caso: se una web agency ignora quei principi, e sono davvero così importanti, come ha fatto ad ottenere dei lavori così grossi?
Secondo me, dopo anni nel settore (sono STANCO) e una visione più disillusa, la verità è che la qualità (usabilità, accessibilità, codice decente) contano meno di zero. Dopotutto il web designer è tra le professioni meno rispettate che esistano, e ancora ignoro i meccanismi per cui web agency qualitativamente pessime (intendo nel lato codice/usabilità/contenuti) riescano a vendere così tanto (in quello sono ottime).
Certo, i grandi del web non aiutano. Prendiamo google, prendiamo le web agency.
Se cerchiamo una web agency con google, in città specifiche, ci troviamo ai primi posti le web agency più vecchie. Così vecchie che hanno i siti fatti con le tabelle, e che continuano a fare i siti con le tabelle. Solo perché hanno alle spalle anni di SEO, link e anzianità di dominio. Ed uno per trovare un’azienda che sappia scrivere un html decente deve andare in quarta pagina?
Vedete, questa è un’altra prova che fare le cose per bene non serve a niente. Quanti siti web ha venduto seat con i visual site?
Io posso accettare che qualcuno più bravo di me venda più di me (ad esempio i top seller di theme forest sono da ammirare), e posso anche accettare che qualcuno un po’ meno bravo riesca a vendere di più.
Ma quando vedi i siti come quelli postati, quando vedi i visual site, quando pensi al mercato del web design e pensi a tutti gli sbatti con i clienti (e prospect) che hanno zero considerazione del mestiere ti chiedi se la passione basta.
Chi se ne frega se le persone che vedranno il sito del cliente avranno una buona esperienza di navigazione grazie a te e troveranno ciò che cercano, e quindi diventeranno amiche dell’azienda del cliente. Sono cose che non si possono dimostrare e nessuno verrà mai a ricompensarti economicamente o moralmente. E non vale dire che bisogna essere professionali, perché non serve a niente fare un buon lavoro se non viene riconosciuto.
E non si tratta di un problema Italiano ma di tutto il mondo.
Perdonatemi inoltre l’anonimità ma non posso mettere in gioco la mia presenza online, e scusatemi lo sfogo, ma penso sia attinente al post: usabilità e accessibilità, giuste da studiare e da praticare, ma inutili per fare carriera e totalmente ignorate dai clienti.
Me lo sono letto tutto, ma mi auguro che questa non sia la visione predominante. La passione e lo stimolo NON possono e NON devono lasciare spazio a momenti così “disillusi”. Penso che non si fa altro che dare maggior peso a tutto ciò per cui si è contrari. Si crede che un lavoro sia giusto farlo bene? lo si faccia, punto. Alla peggio l’avrai fatto per te stesso. E se parlerai con 1 tuo amico gli dirai “toh questo l’ho fatto io, il codice è pulito, il sito è usabile”. Con questi piccoli passi quotidiani si può “forse” sperare che qualcosa cambi. Altrimenti ci si può solo arrendere. Con grande rispetto.
Caro Anonimo, capisco la tua frustrazione, ma sono decisamente d’accordo con la visione di Davide (Gleenk).
Probabilmente si possono essere verificati sia il primo che il secondo caso, ma è anche vero che come fa a darci retta il cliente, se siamo noi i primi a dire che l’accessibilità va pagata a parte? E’ normale in questo modo un cliente arrivi a vederla come un optional, un accessorio di cui può fare volentieri a meno in ragione del risparmio.
Personalmente è la mia passione che mi ha spinto a studiare per fare questo lavoro, e ancora mi spinge ad approfondire, è per passione che faccio questo lavoro, ed è per passione che scrivo questi articoli cercando di “diffondere il verbo”. Penso di potermi paragonare più che altro a una fanatica religiosa che cerca di fare proseliti.
Non spero che le aziende che possiedono questi grandi siti inaccessibili e non usabili si redimano, ma scrivo perché spero di aprire la mente a qualcuno di noi web-designer sul fatto che l’usabilità, l’accessibilità e un codice standard (o che sia almeno pulito e sensato) siano prerogative di un qualsivoglia sito web. Credo che sia anche questo uno dei “piccoli passi quotidiani” di cui parla Davide.
E sinceramente la prendo anche come una responsabilità, come anche fare i siti in un certo modo.
Come diceva Gandhi “sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”… non essere così abbattuto :)
Responsabilità, passione. Anche questo tutto molto bello, ma io non pago le bollette con questi concetti astratti.
La passione c’è stata per moltissimo tempo, adesso c’è solo fastidio. Non che patisca la fame, ma non esiste un mercato che premi la qualità dei prodotti che offriamo (noi web designer e web agency un minimo impegnate).
Non esiste un cliente che mai apprezzerà il nostro lavoro (sia economicamente che non), quindi per quanto sia bello discutere di fare le cose per bene, mostrando che grosse aziende hanno siti con seri problemi diamo voce alla realtà del fatto: cioè che non serve a niente fare le cose per bene in ambito web. Totalmente inutile.
Carissimo Anonimo, mi dispiace molto che tu abbia un’esperienza così triste e negativa ma fortunatamente non va a tutti così.
anonimo, perdonami se intervengo, ma il tuo ragionamento ha intrapreso una strada su cui non mi trovi affatto d’accordo.
con il discorso che fai il lavoro di una persona come nielsen non dovrebbe valere proprio nulla, invece è proprio l’opposto.
progettare un e-commerce poco usabile, per un’azienda significa perdere buona parte delle conversioni che potrebbe/dovrebbe avere. in parole povere significa mancate entrate.
facciamo un esempio, il sito dell’azienda xyz è stato progettato da un’azienda che non ha affatto tenuto conto dell’usabilità: ogni cento visite il sito in media converte un acquisto.
l’azienda può anche non capire nulla di usabilità e accessibilità, e su questo mi trovi d’accordissimo, il più delle volte è proprio così; ma è certo che un’agenzia web che riprogetta il sito basandosi sulle linee guida dettate dall’usabilità farà aumentare di parecchio il numero delle conversioni.
dopo il restyling il sito potrebbe dare anche una media di 10 acquisti ogni cento vendite e questo l’azienda lo capisce, eccome se lo capisce! e per questo l’azienda è disposta a pagarti a peso d’oro, se sei davvero in grado di metterlo in pratica.
questo vale per tutti i settori ed è lo stesso principio per cui panini tremendi come quelli venduti da mc donald sono distribuiti in tutti il mondo mentre il panino dell’ambulante Don Saro che abita sotto casa mia (qualitativamente spettacolare) viene venduto a “quattro gatti”. si chiama marketing e fa la differenza a prescindere dalla qualità del prodotto.
Io ovviamente penso che sia importantissimo accessibilità e usabilità, e che ci siano davvero i risultati è dimostrato (da Nielsen e anche dall’esperienza), però è inutile sul mercato perché è quasi impossibile riuscire a trovare qualcuno che possa apprezzarlo al punto da pagare il prezzo di tale esperienza.
Infatti i siti sopra citati sono di grandi aziende, eppure pare che non ne risentano affatto.
Io non voglio svalutare accessabilità e usabilità, ma bisogna ammettere che sono in un certo senso inutili poiché non sono vendibili purtroppo.
Come glielo spieghi al cliente che usabilità e accessibilità gli fanno bene? La mia lagna ruota tutto intorno a questo.
Chiedo ancora scusa per aver espresso le mie opinioni in maniera anonima, ma alcuni giudizi forti non me la sento di esprimerli in prima persona (anche se in pratica non sto offendendo nessuno).
ciao Anna, complimenti per l’articolo. Ciò mi da ispirazione per il mio blog: una rubrica di critica su siti del genere dovrebbe essere all’ordine del giorno nel nostro settore, per evidenziare cosa NON fare.
Ti imiterò molto presto presentando ovviamente miei esempi.
Grazie dell’ispirazione!
Ottima idea, Laura!
Perché non cominciare proprio da quel trionfo di colori e di caos che é il tuo sito?
Qualche spunto: contrasto colori (bianco su rosa, grigio chiaro su grigio scuro. Quando un errato contrasto colori rende un sito decisamente inusabile. Un altro: organizzazione e struttura chiara dei contenuti: quando una scorretta gerarchia visuale dei contenuti rende il sito difficile da consultare.
Prima di criticare gli altri, non fa mai male un po’ di sana autocritica, non credi?
Un saluto da Torre Annunziata!
eh sì, il bianco sul rosa è proprio un contrasto non accettabile vero? scommetto che hai usato i check del WCAG per controllarlo. o forse non sai nemmeno cosa siano. sul grigio su grigio effettivamente sforo sulla luminosità. correggerò. il resto mi sembra usabile, sono aperta a critiche costruttive (da parte di persone che si firmano con il proprio sito però).
grazie.
Secondo me non è il caso di risolvere la questione qui e anzi questo forse è uno dei casi in cui qualche moderatore potrebbe a mio avviso dire la sua.
Detto ciò, vedo un accanimento gratuito verso Lauryn, soprattutto nei modi, non certo tipici di questa-e community aperta che è fatta di appassionati di webdesign. D’altra parte invece, anche se non è la sede adatta ma visto che di usabilità e accessibilità si parla, sono anche d’accordo (si possono dire al diretto interessato e con toni diversi le cose…) quando si parla di caos nel sito citato. Oggettivamente i contenuti prima erano più facilmente rintracciabili mentre ora tutto risulta dispersivo. Ma è una mia opinione, personale e soggetta come tale a verifica e confutazione :). E non adiratevi, lo facciamo già tutti fin troppo in sede di lavoro no? ;)
una persona di buon senso prima di esprimere qualsiasi tipo di critica nei confronti di chi svolge il “lavoro” di blogger o “informatore” dovrebbe prima ringraziare per quello che il blogger periodicamente tenta di fare in modo del tutto gratuito e solo dopo esprimere eventuali critiche, ma sempre con educazione e garbo, come dimostrato da gleenk.
spero che luigi comprenda il senso di questo mio commento che non vuole essere un rimprovero bensì un invito alla riflessione e al dialogo costruttivo.
Ciao Laura,
a parte la diatriba che è nata nei commenti, per la quale naturalmente mi associo a Nando… ti ringrazio molto del tuo commento e dei tuoi complimenti, non vedo l’ora di leggere il tuo articolo in merito ;)
Vorrei girare la questione prendendola da un altro punto di vista giusto per mettere un pó di carne al fuoco. Io differenzierei la questione tra fare un sito a livello personale (o per un club,etc) da fare un sito per un’impresa che investe soldi e vuole trarne dal sito.
Capisco l’attenzione che bisogna metterci nei confronti dei nostri utenti, ma ció che non comprendo è perchè dovrei lavorare di piú per rendere accessibile il “mio sito” per IE6 quando IE per prima non rispetta il mio lavoro NON attenendosi agli standard! Perchè alla fin fine si tratta solo di IE non certo di Firefox, Chrome, Safari…!!
E se uscisse un nuovo browser domani che inizia a occupare fette di mercato creandosi standard propri, che devo fare io?? Siccome gli utenti amano questo nuovo browser devo spaccarmi in 4 per rendere compatibile il “mio sito” per ogni browser immaginabile? Ogni utente dovrebbe essere responsabilizzato per il software che usa, accolandosi le relative conseguenze.
Diverso invece è il caso in cui occorre fare un sito per una impresa dove gli utenti=€! Allora sì che vale la pena perdere tempo…ma questo tempo deve essere adeguatamente remunerato!
Bacchettatemi pure…