Chi ha ancora bisogno del web designer?

Il titolo è forte e provocatorio, ma in questo articolo parleremo di come si sta evolvendo una delle professionalità più incomprese del web. Una premessa è d’obbligo: sono un amante di WordPress e Drupal (preferisco WordPress). La maturazione di questi CMS opensource è – insieme all’abolizione di IE6 e l’avvento dell’ Iphone – una delle cose più interessanti degli ultimi anni, anche se pone dei problemi a vari livelli in alcuni profili professionali che io considero “adiacenti” come il web designer e il programmatore.

Una breve panoramica di come il web designer viene impiegato o delle skills richieste ci servirà a capire quanta confusione ci sia attorno a questa figura e come ai tempi del web 2.0 e dei social media, questa professione abbia rivisto molte delle sue peculiarità.

Il web designer nell’ambito lavorativo: Grandi realtà

Nelle grandi aziende, importanti società di comunicazione e grosse web agency, il web designer viene utilizzato per il suo scopo nativo: fare da anello di congiunzione tra il lavoro del creativo e quello del programmatore. In effetti il web designer non è un creativo ma è un tecnico, un professionista capace di produrre dei markup utilizzabili dai programmatori partendo da un sorgente grafico.

Le sue competenze “parallele” sono grafiche, ma anche di programmazione; infatti dove i flussi di lavoro sono ben consolidati egli deve ottimizzare il markup tenendo presenti le aree dinamiche gestite dal CMS di turno per evitare re-work da parte dei programmatori ed accertarsi che i template originali rispettino la creatività approvata dal cliente. É suo anche il compito di dialogare con il creativo per semplificare la grafica in situazioni in cui non è possibile replicare gli effetti voluti (ricordate IE6?).
Sembra chiaro da questo approccio che il web designer non si occupa di creatività pura, ma è il graphic designer ad approcciare a questa parte di lavoro. Il rischio di questo metodo è che, se il creativo non ha buone conoscenze del mezzo internet, potrebbe proporre design difficili da gestire con i CSS. Onestamente questi problemi sembrano man mano affievolirsi, visto il progredire dei browser e la sempre maggior potenza dei CSS.

Il web designer nell’ambito lavorativo: Piccole realtà

In piccole realtà e nell’ambito freelance la situazione è ben diversa. Nel primo caso il web designer viene visto anche come creativo, quindi un professionista che parte dal brief e realizza i sorgenti grafici. Ovviamente a questo gli viene richiesta anche la competenza di  grafica flash e (molte volte) anche di programmazione action script (nel mondo ideale queste due skills corrispondo ad altre due professioni).

Onestamente credo che tutto sommato questa richiesta possa essere giusta, del resto anche oltre oceano il web designer realizza la grafica nella quasi totalità dei casi. Il rischio di questo approccio (lo conosco bene perchè è anche un mio problema) è quello di essere tentati dal “semplificare” le proposte creative presentate al cliente. Un web designer conosce bene le difficoltà di alcune scelte grafiche e magari alle volte tende (anche in modo involontario) a non proporle. Ecco perchè nella maggior parte dei casi le soluzioni davvero innovative vengono realizzate in team.

Il web designer nell’ambito lavorativo: Freelance

Nell’ambito freelance la cosa si complica ancora di più, prima di tutto perché in questo caso il web designer deve anche affrontare direttamente il cliente, proponendosi come project manager. Per essere poi competitivo, a livello di budget e tempi, deve sapere sviluppare in autonomia soluzioni flash, manipolare librerie javascript (che molte volte sostituiscono il lavoro che prima si faceva in flash), saper ottimizzare lato SEO le pagine. Concluso il lavoro si avvale di programmatori per la parte server side.

Tutt’ora guardando gli annunci di lavoro e’ notevole come le piccole realtà inseriscano la richiesta di web designer associandogli delle skills davvero lontani dalla figura principale: competenze di linguaggi server-side (php, .net, java, c++), competenze di configurazione server, oppure esperienza nel 3D, sono solo alcuni dei casi che mi sono trovato a leggere.

La diffusione di WordPress e Drupal

Ma veniamo al nocciolo della questione, ossia l’avvento e il successo mondiale dei CMS opensource, WordPress e Drupal su tutti. Con esempi come il sito della Casa Bianca queste soluzioni sono state definitivamente sdoganate al grande pubblico degli sviluppatori, compresi i più scettici. Per il professionista web designer questa nuova realtà rappresenta un’opportunità, ma soprattutto dei rischi.

Le opportunità

La prima opportunità consiste nell’abilità di creare e personalizzare graficamente i temi. Nulla di sbagliato a parte il fatto che bisogna avere delle basi di programmazione e capire bene l’anatomia degli stessi.
L’altra opportunità molto più allettante – e rischiosa – è quella di poter essere in grado in poco tempo di realizzare siti e portali dinamici senza l’ausilio della figura del programmatore. Ovviamente per un freelance questa è una manna perché può guadagnare di più senza appoggiarsi a terze figure, ma anche perché può controllare la bontà del suo lavoro grafico seguendo in prima persona tutto il delivery del lavoro.

I rischi

Dove risiede allora il rischio di questo approccio? Personalmente penso che ogni professione deve essere specifica del campo intrapreso e questo vale per ogni lavoro.
Nel caso del web designer la naturale evoluzione professionale lo porta ad acquisire seniority e poi a diventare team leader o art director. Per evolvere il web designer deve guardarsi attorno e capire bene quali soluzioni può offrire ai suoi clienti non solo a livello grafico ma anche a livello di infrastruttura.

E’ giustissimo capire come funzionano le varie soluzioni CMS, le loro potenzialità e differenze perché solo così un bravo team leader può consigliare il cliente e può dirigere al meglio il suo gruppo di lavoro.
Quello che trovo completamente sbagliato è il cambio di rotta che porta il web designer ad occuparsi non solo di creatività (e fin qui va bene), ma anche della parte di programmazione e sviluppo.

Un freelance deve guardare avanti e non accontentarsi di tenere per sé tutto il budget di un progetto; un freelance deve trovare nuove soluzioni creative e di interfaccia per quel che è il suo profilo. Solo così potrà essere competitivo rispetto alle grandi web agency o essere chiamato da queste ultime per sviluppare progetti su grandi clienti. La facilità di implementazione di WordPress è innegabile, tuttavia il web designer dovrebbe limitarsi allo sviluppo di temi per questa piattaforma, lasciando la programmazione al ruolo a cui essa compete.

Chi ci rimette di più?

Il rischio maggiore di tutto questo discorso non è per i programmatori che vedono assottigliarsi le proprie commesse, ma proprio per il web designer. Rispetto ai tempi in cui si compravano dei template scadenti da “Template Monster”, con l’avvento di WordPress la disponibilità di temi ad alto impatto, ben curati e moderni e davvero ampia.

In questo gioco il programmatore è avvantaggiato perché con estrema facilità “bypassa” la figura del web designer, acquistando uno di questi tantissimi temi e personalizzandolo con la sua competenza di coder. Ecco quindi che “appiattire” e far convergere le competenze di due figure professionali così diverse è un rischio per entrambi, ma (visto che è l’oggetto dell’articolo) il rischio maggiore è proprio per il web designer.

Come detto è infatti più facile per un programmatore scaricare un template e realizzare un sito complesso, rispetto ad un web designer che realizza una grafica personalizzata, ma che poi si trova a dover implementare un e-commerce su Drupal.

Inoltre per clienti con budget ridotti si è aperta un’altra opportunità ancora più rischiosa: Facebook. Una “fan page” su questo social network comincia ad essere la prima scelta per molti clienti, rispetto allo sviluppo di un vero e proprio sito web.

Vorrei completare il delicato panorama, con realtà come SquareSpace o LiveRestò. Sono sistemi online “all-inclusive” che permettono il delivery completo di un sito web, dalla grafica, al markup fino alla parte dinamica. Lavorando un po’ con SquareSpace mi sono reso conto che non servono grandi potenzialità o skills pregresse per poter portare a casa un ottimo risultato.

Cosa fare?

Allora la domanda è: Se facciamo convergere le nostre competenze, snaturando il nostro profilo; se ci accontentiamo di saper lavorare sulle FanPage di Facebook; se lavoriamo con sistemi come SquareSpace o scarichiamo un tema WordPress, cosa rimane del nostro background? Dove ci porterà questo tipo di scelta ? Riusciremo ancora ad essere competitivi sul mercato se non siamo davvero innovativi rispetto alla massa?
Il mio timore è che se continuiamo di questo passo le “vecchie” figure professionali spariranno e verranno sostituite dai “customizzatori”, con budget e creatività limitati.

A te la scelta!

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L'autore

Alessandro è un professionista del web da oltre 8 anni e vive e lavora a Roma. Ha diverse conoscenze nell’ambito del web design e dello sviluppo web. Spazia dalla creatività pura allo sviluppo di template e graphic design conforme agli standard W3C.

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